<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922</id><updated>2012-01-23T15:09:34.532+01:00</updated><category term='da:  www.eguaglianzaeliberta.it'/><category term='dA WWW.ILDIARIODELLAVORO.IT'/><category term='PER IL SALVAGENTE'/><category term='LIBERA ETA&apos;'/><category term='per www.eguaglianzaeliberta.it'/><category term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><category term='Un articolo per l&apos;Unità in attesa da due mesi'/><category term='RASSEGNA SINDACALE'/><category term='INSERTO ELETTORALE UNITA&apos;'/><category term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>STORIE DI OGGI</title><subtitle type='html'>Articoli,appunti,polemiche</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>598</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3713464608541991479</id><published>2012-01-23T15:09:00.001+01:00</published><updated>2012-01-23T15:09:34.535+01:00</updated><title type='text'>I precari del Giglio</title><content type='html'>Tra giornali, talk-show, riprese dirette, il racconto della tragedia sull'isola del Giglio, ha riempito giornate e serate. Con grandi dibattiti sul comandante fellone (Schettino) e il comandante eroe (De Falco) nonché sull'Italia paragonata alla semi-sommersa «Concordia» e abitata da tanti Alberto Sordi (o tanti Berlusconi). Sono però apparsi anche i racconti dei precari dei mari. Erano cuochi, camerieri, inservienti, adibiti al governo di una vera e propria città di oltre 4 mila abitanti, protagonisti di atti di abnegazione nel faticoso salvataggio notturno. I veri eroi della vicenda, anche se spesso non addestrati a sufficienza alle straordinarie mansioni richieste in quella tremenda occasione. C'è però da osservare che questi lavoratori della Costa Crociere, in larga misura extracomunitari, sono precari particolari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spiega Massimo Ercolani dirigente della Filt-Cgil, il sindacato dei trasporti, come la Costa mantenga un qualche rispetto per le norme contrattuali. I suoi marittimi sono certo divisi tra quelli considerati Crl (continuitá rapporto di lavoro), ovverosia a tempo indeterminato, e quelli con contratti a termine, ma spesso inseriti in una lista prioritaria. Un mantenuto legame con l'azienda. Hanno così una qualche garanzia di poter essere richiamati. Resta il fatto che siamo di fronte ad una «fabbrica» particolare, la nave, dove non si «produce» per tutto l'anno. Spesso si rimane fermi. Una specie di lavoro stagionale, comunque meglio retribuito e rispettato di tanti lavori stagionali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo c'è ancora molto da fare. C'è, ad esempio, una legge sugli orari che Ercolani considera «infame» e che spesso costringe a turni massacranti il personale di bordo. E ci sono società (il sindacato cita la Carnival e la Msc) dove le norme contrattuali, le regole, spesso sono calpestate e vilipese. Ecco: «il rispetto delle regole».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo credo sia, in veritá, il tema centrale emerso dalla discussione sulla tragedia del Giglio. Tanti italiani hanno sposato con enfasi le parole del comandante De Falco («Torni a bordo») non per un rigurgito stalinista, non per nostalgie biecamente autoritarie, non per virile disprezzo nei confronti delle debolezze umane di Schettino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti italiani hanno visto, in quel grido, la semplice esigenza di vedere rispettate le regole. Quelle che obbligano il comandante di una nave a compiere il proprio dovere fino in fondo. Un incitamento che vale per tanti: i gioiellieri evasori, le societá di crociera che non tengono conto di norme e contratti, i tipi alla Marchionne che tengono in considerazione solo le proprie di regole (e leggi). E vale anche, magari, per i tanti populisti intenti a difendere a denti stretti il proprio orticello, incuranti del baratro che in Europa si sta aprendo per tutti. Lo si è visto in tanti commenti alle misure di Monti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      &lt;div class="separator"style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh5.googleusercontent.com/-q5lwNNw7-go/Tx1qHGK7cYI/AAAAAAAAAOI/KLqr72d_iaQ/s640/blogger-image-400001986.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="https://lh5.googleusercontent.com/-q5lwNNw7-go/Tx1qHGK7cYI/AAAAAAAAAOI/KLqr72d_iaQ/s640/blogger-image-400001986.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3713464608541991479?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3713464608541991479/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3713464608541991479&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3713464608541991479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3713464608541991479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2012/01/i-precari-del-giglio.html' title='I precari del Giglio'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh5.googleusercontent.com/-q5lwNNw7-go/Tx1qHGK7cYI/AAAAAAAAAOI/KLqr72d_iaQ/s72-c/blogger-image-400001986.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6461371706779741123</id><published>2012-01-17T10:26:00.001+01:00</published><updated>2012-01-17T10:33:28.324+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>L'abolizione dei contratti lampo</title><content type='html'>C’è un nesso tra il lavoro sbriciolato (una specie di cancro progressivo) e lo stato di salute dell’Italia, alle prese con l’assalto delle agenzie di rating. Sembra una tesi recepita da chi pensa che per riprendere la crescita sia necessario ricomporre il lavoro, ridargli forza e dignità.Intanto l’ennesima fotografia dello stato delle cose viene da una ricerca dell’Isfol dedicata ai lavori atipici. Tra i dati caratteristici emersi uno riguarda la «brevità» dei tempi di lavoro concessi ai giovani «atipici». Sono occupazioni che, per ben il 50 per cento di loro, si protraggono solo dai 7 ai 12 mesi. Tempi brevi che non permettono né di accumulare reddito né di accumulare saperi necessari ad altri ingressi lavorativi. E solo un quarto di costoro supera l’anno d’impiego. Davvero «contratti lampo». L’indagine non si sofferma su quel che succede dopo, ovverosia non racconta i lunghi tempi di attesa (senza reddito), la ricerca estenuante di un nuovo contratto, la trafila dei colloqui e dei curriculum, lo sfogliare quotidiano di annunci e offerte.  Emerge, però, un altro dato significativo: cala la speranza che il conseguito posto atipico rappresenti il trampolino di lancio per un posto più sicuro, tutelato. Nel biennio 2008-2010, rispetto al biennio 2006-2008, l’indagine Isfol fa emergere come «il tasso di trasformazione da un’occupazione non standard al lavoro tipico sia sceso di 9 punti percentuali». Ovverosia mentre allora i «promossi» erano il 46 per cento, ora sono il 37 per cento. Un salto all’indietro che dovrebbe far riflettere quanti hanno teorizzato in questi anni come i contratti ballerini rappresentassero una specie di stadio elementare prima di entrare nell’università del lavoro. Fatto sta che entrando nel dettaglio, si viene a sapere che se solo il 37% degli atipici è passato ad un impiego stabile, il 43% è rimasto nella stessa condizione instabile e il 20% ha perso il lavoro. ha perso, cioè, ogni speranza. I più svantaggiati, in questo passaggio dal limbo atipico, a un presunto paradiso normale, appaiono i giovani, le donne e coloro che risiedono nel mezzogiorno. Qualche vantaggio lo segnalano i laureati che però, sempre nel periodo 2008-2010, stanno più a lungo nel limbo delle attese. La direttrice dell’Isfol, Aviana Bulgarelli, ha parlato di un mercato del lavoro meno permeabile, «in cui l’ingresso nel mondo del lavoro prima e la stabilizzazione delle posizioni lavorative poi avvengono con più difficoltà». La crisi l’hanno pagata in particolare gli atipici: quasi mezzo milione è «fuoriuscito». Torna così il rapporto tra lavoro e crescita. Osserva il Direttore dell’Isfol come «in tutti i paese europei l’attivazione di politiche volte alla creazione di posti di lavoro stanno affermandosi come una necessità complementare alle azioni di risanamento finanziario».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6461371706779741123?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6461371706779741123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6461371706779741123&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6461371706779741123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6461371706779741123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2012/01/per-l-dei-contratti-lampo.html' title='L&apos;abolizione dei contratti lampo'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-7398761583302224977</id><published>2012-01-09T09:23:00.001+01:00</published><updated>2012-01-09T09:23:39.377+01:00</updated><title type='text'>Di Vittorio e i sacrifici</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla vigilia degli incontri tra sindacati e governo, assistiamo a una confusa discussione, su forme contrattuali e articolo 18. E invece più che da formule più o meno innovative bisognerebbe partire dalla condizione reale delle persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Cominciando dai giovani che vorrebbero sapere soprattutto una cosa: spariranno i tanti contratti che li affliggono, potranno contare finalmente su un futuro sereno? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E bisognerebbe partire dalla condizione spesso disperata di una grande parte della popolazione, quella che non abita a Cortina. Come gli 854 mila che hanno perso il posto di lavoro nel biennio 2009-2010. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora bisognerebbe ascoltare le parole di Napolitano sugli ammortizzatori sociali da mettere in campo. Certo Napolitano ha anche posto l'accento su un doveroso atteggiamento responsabile da parte dei sindacati, seguendo tante esperienze del passato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha citato così Di Vittorio e il piano del lavoro della Cgil promosso negli anni 50. Aveva detto in quella occasione Di Vittorio: «I lavoratori di fronte ad un'azione diretta a promuovere la rinascita economica e civile dell’Italia, e pur trovandosi nelle condizioni che sappiamo, pur essendo essi i più sacrificati della società, sono giunti oggi nel nostro Paese ad un grado di maturità  tale, ad un grado di sensibilità  così elevata verso gli interessi generali della società  nazionale, che questi lavoratori, pur soffrendo, sono disposti ad accollarsi un sacrificio supplementare per portare un proprio contributo al successo del Piano lanciato dalla Cgil... ». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Precisando però che il piano avrebbe richiesto «uno sforzo da parte di tutti i cittadini, proporzionale alle loro possibilità  e quindi uno sforzo più elevato da coloro che hanno accumulato maggiori ricchezze... ». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è anche chi si è chiesto che cosa farebbero oggi Di Vittorio, Lama, Trentin. Ma anche Grandi o Carniti o Benvenuto. C'è da dire che costoro avevano alle spalle un mondo del lavoro forte e compatto. Oggi è frammentato e diviso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E c’è da ricordare che in quelle esperienze (il piano del lavoro, la svolta dell'Eur, l'accordo del 1993) c'era in qualche modo uno scambio tra sacrifici e sviluppo dell'occupazione. Oggi che cosa rimane da scambiare? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accordi, svolte concertazioni forse irripetibili. Il 2012 del sindacato è cominciato proponendo sui mass media l'immagine dei delegati Fiom che lasciavano la sede alla Fiat Mirafiori, portando un pannello con la foto di Trentin in un'assemblea. Era l'immagine di una sconfitta da cui bisognerà poter ripartire, per ricostruire una forza nuova. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ristabilire in quelle aziende e nel paese quel rapporto di forza, ricco di potenzialità e di idee che ha saputo nel passato farsi rispettare e aiutare la crescita non solo produttiva ma anche civile e sociale del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      &lt;br /&gt;&lt;div class="separator"style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-0ORW8XOyjMc/TwqkCS86-MI/AAAAAAAAAN0/sxaeGCdBtzk/s640/blogger-image--1240099682.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="https://lh6.googleusercontent.com/-0ORW8XOyjMc/TwqkCS86-MI/AAAAAAAAAN0/sxaeGCdBtzk/s640/blogger-image--1240099682.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-7398761583302224977?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/7398761583302224977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=7398761583302224977&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7398761583302224977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7398761583302224977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2012/01/di-vittorio-e-i-sacrifici.html' title='Di Vittorio e i sacrifici'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh6.googleusercontent.com/-0ORW8XOyjMc/TwqkCS86-MI/AAAAAAAAAN0/sxaeGCdBtzk/s72-c/blogger-image--1240099682.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8621434916049921839</id><published>2012-01-05T13:14:00.001+01:00</published><updated>2012-01-05T13:14:05.822+01:00</updated><title type='text'>Ciao concertazione</title><content type='html'>È un coro ormai diffuso. Anzi un "de profundis". Lo hanno cantato alcuni tra i principali organi di stampa. Tra questi "Il corriere della sera", "La repubblica", "Il riformista". La salma sarebbe quella della concertazione. Ovverosia quel metodo adottato da sindacati, imprenditori, governi, per varare alcuni provvedimenti relativi al mondo del lavoro. È successo nel 1993 con Ciampi e prima con Amato. Quella concertazione ci permise di entrare in Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora sarebbe una pratica da affossare. Non è mai piaciuta, del resto, nè alla destra liberale, nè alla sinistra più di sinistra. Berlusconi l'aveva rapidamente liquidata affidandola ai colloqui privati tra il ministro Sacconi e Bonanni-Angeletti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’accusa principale riguarda i connotati neocorporativi di tale metodo e lo scavalcamento del ruolo del Parlamento. C'è, però, un però. Come potrebbero i sindacati corrispondere agli incitamenti del presidente della Repubblica circa la necessità di un loro ruolo propositivo e responsabile? Tagliati fuori dalla affossata concertazione potrettero solo mettersi, come in certi sport made in Usa, ai bordi del campo, travestiti da majorette ad applaudire con suoni e fanfare.&lt;div class="separator"style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh5.googleusercontent.com/-yZf9CCEtspU/TwWUDBpDb-I/AAAAAAAAANs/s8NBuW_IXJ0/s640/blogger-image--1930530804.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="https://lh5.googleusercontent.com/-yZf9CCEtspU/TwWUDBpDb-I/AAAAAAAAANs/s8NBuW_IXJ0/s640/blogger-image--1930530804.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8621434916049921839?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8621434916049921839/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8621434916049921839&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8621434916049921839'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8621434916049921839'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2012/01/ciao-concertazione.html' title='Ciao concertazione'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh5.googleusercontent.com/-yZf9CCEtspU/TwWUDBpDb-I/AAAAAAAAANs/s8NBuW_IXJ0/s72-c/blogger-image--1930530804.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-447070828341328227</id><published>2012-01-02T16:39:00.000+01:00</published><updated>2012-01-02T16:39:22.279+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'></title><content type='html'>Sono storie di giovani donne e uomini che hanno lasciato l’Italia e hanno trovato il modo di sfruttare il proprio «sapere» all'estero. Eppure sono «talenti»: avrebbero potuto contribuire a nuove prospettive di «crescita» e impedire l’inesorabile abisso nella recessione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le loro vicende sono raccolte nel libro «La fuga dei talenti» di Sergio Nava. Scrive Giuseppe Ceretti in una recensione sul Sole 24 ore on line … «è una raccolta di storie di ordinaria follia... all’ultima pagina  il lettore viene colto da un senso di frustrazione: davvero tutto ciò sta accadendo nella Repubblica che i nostri padri costituenti vollero fondata sul lavoro?». Parole che tornano d’attualità oggi in un impegno come quello dedicato proprio ai giovani dal presidente Napolitano.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IQy0EEH762U/TwHPjDQ2-3I/AAAAAAAAANk/_cCIgWL4go8/s1600/giovani%2Bstudenti.png" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="139" width="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-IQy0EEH762U/TwHPjDQ2-3I/AAAAAAAAANk/_cCIgWL4go8/s200/giovani%2Bstudenti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’indagine di Nava è proseguita, oltre il libro, attraverso una trasmissione su Radio 24 che ha superato le cento puntate dal titolo, appunto, «Giovani Talenti». Un racconto settimanale poi riversato in un Blog (http://fugadeitalenti.wordpress.com). Ed ecco che troviamo la storia di Lorenza avvocatessa sbarcata in quella Danimarca così spesso indicata (a parole) come nostro futuro modello.  Lei, avvocata, aveva a Roma un lavoro presso una multinazionale ma con orari insostenibili: 12-15 ore il giorno. Così è scappata in Danimarca: «Lassù il suo stipendio è triplicato, le ore di lavoro si sono ridotte del 33%, e la qualità della vita è impagabile». Così giudica l’Italia: «È il paese delle corporazioni… come quella degli avvocati, basate sui privilegi, sull’onore della casta, sulla totale mancanza di trasparenza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una storia simile è quella di Mauro, architetto, da tempo abilitato alla professione. Ha investito nella propria formazione professionale, con il risultato che spesso si sente dire che è troppo qualificato e assumerlo sarebbe un investimento troppo oneroso. Preferiscono «i giovanissimi professionisti, privi di esperienza, che lavorano fino a 70 ore settimanali per guadagnare 800 euro al mese». Così, commenta «un giorno ci troveremo con pochissimi specialisti e professionisti». Tutti all'estero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non troveremo più, ad esempio, il geologo Daniele, reduce da «quattro anni tra precariato, prospettive di carriera nulle, livelli salariali ridicoli, scarsi investimenti nella formazione». Ora è a Londra. Lavora in progetti di escavazione di gallerie in ambiente urbano. Qui ha trovato «regole trasparenti, meccanismi di selezione espliciti, politiche e programmi di sviluppo in grado di promuovere opportunità». Così chiede: «È l’Italia in grado di offrirmi tutto questo? È l’Italia un’opzione plausibile, in risposta alle mie aspirazioni? Al momento, la risposta è negativa… ». Parlano a un Paese che dovrebbe occuparsi di queste tematiche invece di discutere di licenziamenti facili per coloro che hanno già posti traballanti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-447070828341328227?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/447070828341328227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=447070828341328227&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/447070828341328227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/447070828341328227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2012/01/sono-storie-di-giovani-donne-e-uomini.html' title=''/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-IQy0EEH762U/TwHPjDQ2-3I/AAAAAAAAANk/_cCIgWL4go8/s72-c/giovani%2Bstudenti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1627142281508818003</id><published>2011-12-27T14:25:00.000+01:00</published><updated>2011-12-27T14:25:45.027+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Paga per il colloquio lavoro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-RW1z6st92k0/TvnHQMK48dI/AAAAAAAAANY/ijeuCA-PFvg/s1600/colloquio%2Blavoro.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="135" width="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-RW1z6st92k0/TvnHQMK48dI/AAAAAAAAANY/ijeuCA-PFvg/s200/colloquio%2Blavoro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fino a poco tempo fa il must del candidato ideale era un curriculum impeccabile, accompagnato da tailleur e ottima presenza, oggi l’importante è non dimenticare il portafogli a casa». La spiritosa osservazione è di Concetta Desando. È apparsa sul blog La nuvola del lavoro ideato e diretto da Dario Di Vico (http://nuvola.corriere.it).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una «piazza dove manifestare idee e proposte», non un «lamento collettivo» si precisa. Ma intanto si raccontano anche iniziative discutibili, come quella dei colloqui a pagamento. Tale scelta (100 euro) è stata esperimentata dalla Alessandro Proto Consulting, una società milanese di consulenza finanziaria e immobiliare. Cercavano un consulente commerciale e offrivano contratti di collaborazione da 1500 euro al mese, più contributi del 20-30% sulle trattative concluse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché i curriculum inviati erano tanti e s’incontravano «ragazzi dal profilo brillante ma poco ambiziosi» si è deciso di far pagare. Ha spiegato il capo della società di non voler «gente iperqualificata con tanto di master nelle migliori università europee». Meglio i corsi di formazione in azienda e la pratica sul campo.&lt;br /&gt;Insomma - par di capire - più che cultura, spregiudicatezza, furbizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I candidati devono dimostrare, sostiene, «fin dal primo incontro che tengono davvero a questo lavoro e sono disposti a tutto per averlo». Risultato? Hanno incontrato dieci “ragazzi”, cinque hanno pagato, tre sono stati assunti. E questo sarebbe il mercato del lavoro moderno, alla danese, di cui si discute animatamente in questi giorni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella “Nuvola” ci sono testimonianze più o meno felici: architetti, ingegneri, stagisti, parafarmacisti, ricercatori. Alcuni dal 2005 auspicano di poter portare a termine il concorso per Coadiutore amministrativo alla Regione Campania. Erano all’inizio in 40mila per 39 posti disponibili, sono rimasti in 800 per la successiva prova scritta. Ora sono in 71 ad attendere l’orale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mancano gli operai. Sono, ad esempio, i 40, in buona parte rumeni, che lavorano a Milano per l’arredamento di alcuni piani del Pirellone Bis, dove traslocheranno i nuovi uffici della regione Lombardia. La loro ditta la “Mio Dino srl”, ha vinto un appalto da 9 milioni. Mentre tutti denunciano la piaga dei salari bassi italiani, loro percepiscono un euro, dicasi un euro, all’ora. Il dato è contenuto in una denuncia presentata da quattro di loro. La magistratura indaga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Intanto, poco lontano, a Varese, leggiamo sempre sulla “Nuvola del Lavoro”, i sindacati costruiscono un muro, un singolare emblema di questi tempi di crisi. L’hanno chiamato “il Muro del lavoro”. Hanno detto che «è un argine contro la crisi e la rassegnazione». Siamo nella città natale del premier Monti e anche a lui parla l’iniziativa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1627142281508818003?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1627142281508818003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1627142281508818003&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1627142281508818003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1627142281508818003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/12/paga-per-il-colloquio-lavoro.html' title='Paga per il colloquio lavoro'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-RW1z6st92k0/TvnHQMK48dI/AAAAAAAAANY/ijeuCA-PFvg/s72-c/colloquio%2Blavoro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-9042981932342579085</id><published>2011-12-24T12:42:00.000+01:00</published><updated>2011-12-24T12:42:43.338+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>1960 Natale in piazza come oggi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-cY3FOud8nPg/TvW6dilk9TI/AAAAAAAAANM/kMx-9NGbKqI/s1600/Natale%2B1960%2Bpiazza%2Bdel%2Bduomo.JPG" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="113" width="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-cY3FOud8nPg/TvW6dilk9TI/AAAAAAAAANM/kMx-9NGbKqI/s200/Natale%2B1960%2Bpiazza%2Bdel%2Bduomo.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Correva l'anno 1960. Erano i tempi del cosiddetto "miracolo economico". Pensate un po':  Il "Financial Times" assegnava alla lira italiana l'Oscar delle monete. Lo "spread" era un termine sconosciuto. Ed era l’anno dei moti di piazza anti-Tambroni a Genova, a Roma porta San Paolo.  L’anno dei morti di Reggio Emilia. Con Lama a capo della Fiom che lanciava la contrattazione aziendale e Franco Volontè che guidava una rinnovata Fim-Cisl. Altri tempi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure qualcosa succedeva che assomiglia ai nostri giorni. In piazza del Duomo a Milano manifestavano centomila  elettromeccanici, un comparto allora poderoso dell'industria metalmeccanica. Era una iniziativa impressionante, celebrata in un film:  "Senza Fischietto. 1960. Natale in piazza degli elettromeccanici " curato da Angelo Ferranti. E’ un documentario che contiene testimonianze di Pierre Carniti, Giuseppe Sacchi, Maurizio Landini, Onorio Rosati.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è vero dunque, come molti hanno scritto, che questa sia la prima volta che i sindacati manifestano a Natale.  E' già successo cinquantadue anni fa. Nella piazza gremita di Milano c'erano gli operai e le loro famiglie. Il Cardinal Montini, futuro Paolo VI, rivolgeva durante la messa un saluto ai manifestanti. Lottavano per un accordo di settore che avrebbe dovuto precedere il contratto nazionale. Era l’avvio, dopo anni di acerrime divisioni, di una nuova unità, di uno slogan: "Uniti si vince". Chissà se anche questa volta può segnare l 'inizio di una fase nuova? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari ricordando che non basta difendere a denti stretti l’articolo 18 per chi ce l’ha, ma soprattutto per coloro (la massa crescente di precari e lavoratori in nero) che non hanno alcun diritto. E sapendo parlare al Paese nel nome di un sindacato che fin da quel Natale del 1960 ha saputo  affermare il ruolo di un sindacato non corporativo, non interessato solo a una parte del Paese. Un sindacato “soggetto politico generale” che sa dimostrare che le proprie rivendicazioni, anche rispettando regole certe di compatibilità, servono davvero a favorire la crescita nazionale ed europea.  Non era questo del resto il significato del telegramma inviato ai manifestanti del Natale 1960 da un grande regista come Luchino Visconti? Diceva: “Desidero manifestarvi mia solidale consenso sacrosante umane rivendicazioni lavoratori elettromeccanici milanesi. Odierne lotte lavoratori per libertà nelle fabbriche e giustizia sociale sono base stessa avvenire democratico intera nazione e garanzia libertà cultura”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-9042981932342579085?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/9042981932342579085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=9042981932342579085&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/9042981932342579085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/9042981932342579085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/12/1960-natale-in-piazza-come-oggi.html' title='1960 Natale in piazza come oggi'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-cY3FOud8nPg/TvW6dilk9TI/AAAAAAAAANM/kMx-9NGbKqI/s72-c/Natale%2B1960%2Bpiazza%2Bdel%2Bduomo.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5068374772559279350</id><published>2011-12-20T11:45:00.001+01:00</published><updated>2011-12-20T12:14:50.575+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Lettera di un precario alla Fornero</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-M6lRyHxBdPQ/TvBnIyO_TvI/AAAAAAAAAMo/9-augZC14UY/s1600/Aspirante%2Bprecario.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="73" width="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-M6lRyHxBdPQ/TvBnIyO_TvI/AAAAAAAAAMo/9-augZC14UY/s200/Aspirante%2Bprecario.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Cara ministra Fornero, sono un giovane precario e anche io sono molto preoccupato. Ma non mi dia per questo del terrorista. Sono preoccupato perchè vedo una strana messa in scena, ovverosia vedo schierati, accanto a lei,  la grande massa degli imprenditori e i loro giornali. Sono gli stessi che fino ad oggi ci hanno fatto lavorare con contratti ballerini, magari rinnovati di tre mesi in tre mesi, senza diritti e tutele. Ora (ravveduti?!) sostengono, accanto a lei, che abolendo il famoso articolo 18, quello dei licenziamenti facilitati, la vita per noi cambierebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Contro le loro idee e contro di lei vedo invece i sindacati che dovrebbero essere i nostri principali difensori. Non solo la tremenda Camusso, ma anche il mite Bonanni e l'angelico Angeletti. Come è possibile? Un dubbio mi assale: forse gli imprenditori imbrogliano le carte. E infatti Alberto Bombassei,  il probabile successore di Emma Marcegaglia,  su "Il Foglio" spiega che va bene abolire l'articolo 18, "ma senza costose tutele". Cioè senza darci degni stipendi, ferie e malattie pagate, eccetera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perchè sono assai preoccupato. Leggo poi che Carlo Dell'Aringa, noto studioso, spiega su "Europa" che "Il messaggio che passa secondo cui chi è a favore dei giovani è contrario all'articolo 18 e viceversa, è profondamente sbagliato". Lo dice uno studioso che era candidato a prendere il suo posto, cara Fornero, bocciato, dicono le male lingue, dalla Cgil mentre la Cisl aveva bocciato un altro candidato Bruno Manghi che pure viene dalla famiglia Cisl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cara ministra, da tutti questi discorsi io non vedo un chiaro avvenire per me e per i miei compagni. Del resto lei non ha mai sostenuto che avverrà  un miracolo. Ovverosia che l'instaurazione del famoso "contratto unico" caro a Pietro Ichino, farà  scomparire gli attuali oltre 40 contratti che affliggono la nostra condizione. Quella sì sarebbe una bella rivoluzione. Pensi un po' da un giorno all'altro gli atipici con falsi progetti, false partite Iva, falsi stage, si ritrovano lavoratori in pianta stabile! Un esercito di precari, nelle officine, nei centri commerciali, nelle redazioni dei giornali, negli studi di avvocati e architetti, che si ritrovano con ferie garantite, la tredicesima, nonchè con l'assistenza di banche erogatrici di mutui. Insomma un futuro stabile e assicurato. E con salario minimo garantito se per caso restano senza lavoro perchè la loro officina, (o la loro redazione) chiude.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma lei questo non lo dice, non dice come e quando. Lei parla di articolo 18. Così io rischio di continuare come prima e magari di vedere mio padre licenziato per semplici e falsi "motivi economici".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cara ministra, per usare una terminologia cara alla pubblicistica contemporanea, sono io a considerarmi un "pezzo da museo". Mi liberi davvero, se può, senza falsi e inutili scambi. Non voglio tutto e subito. Almeno mi faccia intravvedere un cammino, un orizzonte.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un precario infelice (lettera inventata ma assai verosimile)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5068374772559279350?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5068374772559279350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5068374772559279350&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5068374772559279350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5068374772559279350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/12/un-giovane-precario-scrive-alla-fornero.html' title='Lettera di un precario alla Fornero'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-M6lRyHxBdPQ/TvBnIyO_TvI/AAAAAAAAAMo/9-augZC14UY/s72-c/Aspirante%2Bprecario.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-666046127146079489</id><published>2011-12-16T08:06:00.001+01:00</published><updated>2011-12-16T09:11:23.860+01:00</updated><title type='text'>Intervista a Soru sull'Unità</title><content type='html'>Dal Corriere della sera&lt;br /&gt;Di Fabrizio Ronconi&lt;br /&gt;Dottor Renato Soru, cosa pensa dello sciopero attuato dai giornalisti de l’Unità?&lt;br /&gt;«Quale sciopero, scusi?».&lt;br /&gt;(Istanti di silenzio) Sta scherzando? &lt;br /&gt;«Guardi, non ho alcuna voglia di scherzare. Non so nulla di questo sciopero… stanno scioperando?».&lt;br /&gt;Un giorno di sciopero, sì. Lo ha annunciato il comitato di redazione. &lt;br /&gt;«Dove?».&lt;br /&gt;Sul giornale, con un comunicato. &lt;br /&gt;«Spero non l’abbiano messo in prima pagina…».&lt;br /&gt;No, il comunicato è a pagina 17. Ma davvero lei non l’ha letto? &lt;br /&gt;«No, non l’ho ancora letta l’Unità… sono appena sceso dall’aereo e…».&lt;br /&gt;Sono le 15.30. Lei non legge l’Unità al mattino? &lt;br /&gt;«Non la seguo giorno per giorno e…».&lt;br /&gt;Lei però è l’editore de l’Unità. &lt;br /&gt;«Beh, sono l’azionista di maggioranza ».&lt;br /&gt;È l’editore. &lt;br /&gt;«Sì, va bene. E allora?».&lt;br /&gt;E allora non sa che i suoi giornalisti sono in sciopero? &lt;br /&gt;«No. Me lo sta dicendo lei. E comunque, senta, io non ho alcuna voglia di parlare de l’Unità. Perciò le sarei grato se potesse rivolgersi all’amministratore delegato, va bene?».&lt;br /&gt;Lei non crede che… &lt;br /&gt;«Forse non mi sono spiegato: la prego di rivolgersi all’amministratore delegato…».&lt;br /&gt;È l’amministratore delegato Fabrizio Meli ad aver comunicato alla redazione alcune incertezze sul pagamento dello stipendio di dicembre e della tredicesima mensilità. &lt;br /&gt;«Bah… Lei lo sa cosa succedeva all’Unità prima del mio arrivo? Succedeva che il giornale perdeva una montagna di soldi. Poi però ci ho messo le mani io, e la situazione economica si è, in qualche modo, regolarizzata».&lt;br /&gt;Con due anni di stato di crisi, cassa integrazione, con venti giornalisti che hanno dovuto lasciare il giornale. &lt;br /&gt;«Abbiamo sistemato la situazione grazie anche ai sacrifici della redazione, certo… ma le ricordo che io presi il giornale quando i suoi libri contabili stavano per finire in tribunale e… come dire? non era bello che ci finissero ».&lt;br /&gt;Può essere più preciso? &lt;br /&gt;«Era il 2008, ed eravamo in piena campagna elettorale. Non era il caso che il giornale fondato da Antonio Gramsci finisse la sua storia tragicamente. Così mi impegnai a fondo, investendo anchemolto nelle nuove tecnologie, nel digitale, nel web, dove ci siamo tolti e ci togliamo qualche soddisfazione. Naturalmente, come capita anche altrove, mentre il giornale in rete gode buona salute, quello su carta soffre abbastanza ».&lt;br /&gt;All’inizio della scorsa estate, l’arrivo del nuovo direttore Claudio Sardo coincise anche con l’annuncio di un serio piano di rilancio della testata cartacea. &lt;br /&gt;«E infatti l’abbiamo rilanciata…».&lt;br /&gt;Questo non risulta ai giornalisti.&lt;br /&gt;«Le dico che abbiamo proceduto come… ».&lt;br /&gt;Non c’è traccia neppure del nuovo formato grafico, che avrebbe dovuto sostituire quello attuale, piccino, una miniatura de l’Unità che fu. &lt;br /&gt;«Il rilancio, le ripeto, c’è stato e…».&lt;br /&gt;Soru, questo mese i giornalisti rischiano di non essere pagati. &lt;br /&gt;«Uff! Diciamo che adesso… beh, adesso c’è chiaramente bisogno di qualche energia economica nuova…».&lt;br /&gt;Posso chiederle di essere più esplicito? &lt;br /&gt;«L’Unità, per quantomi riguarda, è in vendita».&lt;br /&gt;Lei sta cercando un acquirente? &lt;br /&gt;«Sono due anni che lo aspetto, e che lo cerco».&lt;br /&gt;Il suo tono di voce è netto: sono costretto a chiederle se è ipotizzabile addirittura una chiusura del giornale. &lt;br /&gt;«No, in questo momento non è ipotizzabile ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-666046127146079489?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/666046127146079489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=666046127146079489&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/666046127146079489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/666046127146079489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/12/intervista-soru-sull.html' title='Intervista a Soru sull&apos;Unità'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5797212027557948463</id><published>2011-12-12T08:56:00.000+01:00</published><updated>2011-12-12T08:56:52.011+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Il secondo tempo dei precari</title><content type='html'>Un milione di precari. Sono i giovani sotto i 30 anni che hanno perso il lavoro nel corso della crisi. Così ha informato il Censis. È da questo dato che dovrebbe partire quello che è già chiamato il secondo tempo del governo Monti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Esso si aprirà, una volta chiusa la partita delle pensioni, sperando che almeno venga impedita la punizione sacrificale di chi, con redditi che vanno da 500 a meno di duemila euro mensili, i sacrifici già li fa tutti i giorni. Oppure di chi ha cominciare a lavorare fin da ragazzino non in candidi uffici ma in moderne officine logoranti, spesso vedendo sparire amici e compagni inghiottiti da quella catena che viene paradossalmente detta degli "omicidi bianchi". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo tempo sarà quello della crescita, del lavoro nuovo, questa volta, per fortuna, discusso con i sindacati, senza lasciar fuori dalla porta la più importante di queste organizzazioni, senza "pour parler" clandestini. Mettendo in atto una trattativa e non un dialogo tra amiconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; C'è chi da per certo che subito verrà posto sul tappeto non tanto quel dato drammatico del Censis bensì quell'articolo 18 caro al dimissionario ministro Sacconi, ovverosia i "licenziamenti facili". A meno chè non si cerchi di dimostrare che il sacrificio di quel milione di giovani sia dovuto al fatto che non si è cancellato, appunto, l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una palese assurdità così come ci pare assurdo decretare che gli imprenditori oggi aprirebbero imprese a valanga se avessero la libertà di licenziare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; C'è chi sostiene che nel Nord est esistono migliaia di piccole aziende con meno di 15 dipendenti cadauna perchè in quella dimensione l'articolo 18 non è contemplato. Tesi azzardata che porterebbe a ipotizzare la presenza di colossi industriali nel Nord Est tutti intenti a mascherarsi, frammentarsi in tante piccole unità produttive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità è che senza l'articolo 18, con la libertà di licenziare, in nome di facilmente costruibili "motivi economici", si metterebbe in atto una potente azione deterrente antisindacato. Quale giovane assunto "a tempo indeterminato" avrebbe voglia di organizzarsi con altri, sapendo che quella indeterminatezza è facilmente scavalcabile? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre gli anziani in pianta stabile, costretti ora, dopo il primo tempo del governo Monti, a lavorare fino a tarda età, rischierebbero a loro volta,  di essere licenziati, per semplici "motivi economici".&lt;br /&gt;Meglio continuare nella strada di misure come quelle adottate nel primo tempo e inerenti "bonus" alle imprese che assumono giovani. E certo ragionando su un progetto più ampio (e costosissimo) di flexicurity alla danese, senza però imbrogliare i giovani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A meno chè, visto che i soldi non ci sono per progetti costosi, non si voglia riaprire il primo tempo e lanciare una patrimoniale sulle grandi fortune onde garantire davvero&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5797212027557948463?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5797212027557948463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5797212027557948463&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5797212027557948463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5797212027557948463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/12/il-secondo-tempo-dei-precari.html' title='Il secondo tempo dei precari'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6336001584931091284</id><published>2011-12-09T11:48:00.003+01:00</published><updated>2011-12-20T11:51:43.856+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Il ghigno di Don Giovanni</title><content type='html'>Grandi polemiche attorno al Don Giovanni alla Scala. Tutti – da “Libero” a Travaglio su “Il fatto quotidiano” – a prendere in giro quanti avevano parlato e scritto sulla prima scaligera decretata come “sobria”. Malgrado la vasta presenza di signore ingioiellate. Un osanna destinato ad aumentare la austera popolarità di Monti e Napolitano, presenti nel palco reale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vWl_Sz2j5GE/TvBoqxS65FI/AAAAAAAAAM0/RgzjXM6NtqM/s1600/Don%2BGiovanni.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="133" width="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-vWl_Sz2j5GE/TvBoqxS65FI/AAAAAAAAAM0/RgzjXM6NtqM/s200/Don%2BGiovanni.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà stato pure esagerato quell’inno ad un nuovo costume ispirato ai “sacrifici” (soprattutto, peraltro, di operai e impiegati). È però sfuggito ai censori un altro particolare. Questa edizione del Don Giovanni, infatti, a me è sembrata ispirata da una particolare sensibilità politica. L’ho pensato quando verso il finale è apparsa, proprio nel palco reale, tra Napolitano e Monti, la statua umana e tremenda del vendicativo Commendatore intento ad annunciare la fine di Don Giovanni e della sua dissoluta esistenza. Non era difficile pensare ad un altra fine svoltasi in un altro teatro.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Certo alla fine il regista ha voluto trarre dall’incendio purificatore lo stesso Don Giovanni, con tanto di ghigno malefico e un sigaro in bocca. Mentre gli altri attorno affondavano. Un monito…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6336001584931091284?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6336001584931091284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6336001584931091284&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6336001584931091284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6336001584931091284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/12/il-ghigno-di-don-giovanni.html' title='Il ghigno di Don Giovanni'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-vWl_Sz2j5GE/TvBoqxS65FI/AAAAAAAAAM0/RgzjXM6NtqM/s72-c/Don%2BGiovanni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3961936515183760876</id><published>2011-12-05T18:06:00.000+01:00</published><updated>2011-12-05T18:06:25.597+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Il rischio dell'antisindacato</title><content type='html'>"Il sindacato viene spesso paragonato al marcio della politica". Non è la provocazione di uno dei tanti fustigatori delle caste. E’ l’osservazione di un giovane delegato della Cgil intento a spiegare il distacco esistente tra nuove generazioni e, appunto, il sindacato. E’ tra gli spunti contenuti in un volume (Ediesse) curato da Cesare Menghini e Federico Chicchi: “Quali alleanze? Giovani e sindacati di fronte alla frantumazione del lavoro”. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-DHwASXAUoHw/Ttz54OWAOXI/AAAAAAAAAMM/Fep2gRZDp7c/s1600/Essere%2Bprecari.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="143" width="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-DHwASXAUoHw/Ttz54OWAOXI/AAAAAAAAAMM/Fep2gRZDp7c/s200/Essere%2Bprecari.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il titolo è riferito alla proposta conclusiva, quella di operare per una nuova “coalizione del lavoro” (opposta a quella che prevede una contrapposizione tra padri e figli) formata  dalle nuove figure eterogenee del lavoro e i soggetti lavoratori “più conosciuti e riconosciuti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto parte da una ricerca dell’Ires Cgil in Emilia Romagna. Sono stati realizzati 19 “focus group” in undici territori sindacali  coinvolgendo oltre cento giovani delegati della Cgil. Tra gli aspetti emersi quello della mancata valorizzazione delle “conoscenze”. Pretendono la professionalità ma non la riconoscono. Magari capita che in un industria alimentare un giorno stai ai forni, poi il giorno dopo al reparto gastronomia, e un giorno ancora alla cassa. “Alla fine non hai imparato nulla, fai il tappabuchi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manca la formazione, come ha certificato l’altro giorno anche il Censis. Interessanti le osservazioni circa la flessibilità che si vorrebbe “dal basso” misurata secondo esigenze individuali e non imposta dall’alto.  Non emerge, in sostanza, una nostalgia per il  modello di governo fordista ma semmai la richiesta di una radicale riorganizzazione  sociale dei rapporti tra formazione e lavoro, tra tempi di vita e tempi di lavoro.&lt;br /&gt;Il sindacato è vissuto, quando va bene, come un Grande Avvocato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un distacco che ha bisogno di risposte, contenute nel capitolo conclusivo del libro. E’ necessaria, si spiega, una riorganizzazione capace di conciliare una dimensione individuale con quella collettiva. Il meccanismo della rappresentanza si è inceppato e non basta acquisire un nuovo “appeal”. E’ necessaria “una strategia di fidelizzazione”, una revisione della ritualità interna, anche ricorrendo a  nuovi mezzi di comunicazione come  Facebook. Gli autori fanno proprie molte analisi di studiosi (Sergio Bologna), citando iniziative come quella dell’Agorà delle donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la convinzione che i “modelli industriali della produzione” vadano progressivamente “in soffitta” (anche se sarebbe meglio dire che raggiungono altri Paesi). L’invito è quindi al sindacato perché vada ad abitare “i nuovi spazi sociali del lavoro” , a “federare le diversità”, dando vita alla nuova coalizione del lavoro, superando l’attuale divisione dei compiti tra Federazioni di categorie che contrattano e Confederazioni che pensano ai problemi più generali.  L’accordo unitario Cgil Cisl e Uil del 28 giugno, dicono, può aiutare. Come può aiutare la voce di tanti precari all'assemblea di ieri della Cgil.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3961936515183760876?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3961936515183760876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3961936515183760876&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3961936515183760876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3961936515183760876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/12/il-rischio-dellantisindacato.html' title='Il rischio dell&apos;antisindacato'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-DHwASXAUoHw/Ttz54OWAOXI/AAAAAAAAAMM/Fep2gRZDp7c/s72-c/Essere%2Bprecari.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2399856913910300942</id><published>2011-12-05T11:19:00.003+01:00</published><updated>2011-12-20T11:38:40.014+01:00</updated><title type='text'>Serve l'unità sindacale</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-t_k8_aJr0G8/TvBk5CK-xZI/AAAAAAAAAMc/6aItR9_q9Vk/s1600/Camusso%2BBonanni%2BAngeletti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="133" width="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-t_k8_aJr0G8/TvBk5CK-xZI/AAAAAAAAAMc/6aItR9_q9Vk/s200/Camusso%2BBonanni%2BAngeletti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ecco i sindacati che ritrovano l’unità, attorno alla manovra «Salva Italia», anche se con posizioni diverse e con polemiche non trattenute. C’è una mobilitazione promossa sia dalla Cgil, sia da Cisl e Uil, in modi distinti, ma con finalità che appaiono non coincidenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Cgil fa leva sui risultati parziali ottenuti (su Irpef, indicizzazione delle pensioni, età di pensionamento delle donne) per poi auspicare un’azione unitaria onde ottenere modifiche su altri contenuti giudicati non equi. La Cisl e la Uil, invece, battono il chiodo soprattutto sulla mancata concertazione. Sembrano cercare un rapporto, un riconoscimento istituzionale più che organizzare una pressione sul Parlamento affinché provi a correggere alcuni aspetti della manovra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È comprensibile il malumore di Bonanni per il rifiuto di Monti a concertare il welfare (le pensioni sono salario differito e quindi roba dei lavoratori e dei loro rappresentanti), ma quel che conta ora è portare a casa dei risultati. Che cosa insegna l’esperienza di questi ultimi anni se non l’obbligo dell’unità per contare davvero qualcosa senza essere imbrigliati in rapporti pasticciati e magari sottobanco con governi più o meno amici?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Pensate come avrebbe potuto incidere, di fronte al gaudio incosciente del centrodestra, uno sciopero generale unitario, promosso da Cgil, Cisl e Uil, all’inizio della crisi economica. Uno sciopero a sostegno di una piattaforma unitaria, alternativa alla stessa ricetta ora servita da Mario Monti. Oggi, per dirla con un amico ex sindacalista, «i buoi sono scappati» ed è difficile ribaltare il menù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sarebbe però auspicabile che i sindacati si presentassero insieme al Paese senza apparire come organizzazioni puramente corporative che non hanno a cuore le sorti dell’Italia e dell’Europa. Spiegando le ragioni del loro scontento e come tali ragioni non siano davvero incompatibili con la «salvezza» generale. Essa non riguarda soltanto le sorti dello «spread» ora in benefica picchiata, ma soprattutto la «crescita». Ovverosia il ritorno a produrre ricchezza attraverso innanzitutto il riconoscimento e non l’umiliazione del capitale umano, del lavoro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2399856913910300942?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2399856913910300942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2399856913910300942&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2399856913910300942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2399856913910300942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/12/serve-lunita-sindacale.html' title='Serve l&apos;unità sindacale'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-t_k8_aJr0G8/TvBk5CK-xZI/AAAAAAAAAMc/6aItR9_q9Vk/s72-c/Camusso%2BBonanni%2BAngeletti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1558367768186259034</id><published>2011-11-29T11:54:00.000+01:00</published><updated>2011-12-20T11:56:10.009+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Il motorino di Magri e Notarianni</title><content type='html'>Ho ricordi sporadici ma vivi di Lucio Magri. La sua scomparsa mi ha sorpreso, addolorato. Rileggo le ultime righe del suo ultimo libro, “Il sarto di Ulm”. Dove incita a uscire “dai confini dell’integrazione o della rivolta”, per perseguire una rifondazione della tensione ideale anche cercando il “rapporto con altre culture, altre soggettività esterne e a volte conflittuali con la nostra tradizione”, per costruire “una sintesi provvisoria in ogni momento” . Purchè in questo rapporto “ciascuno valorizzi la sua ricchezza e identità”.&lt;br /&gt; &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xth6jI5c2AY/TvBpqThI2xI/AAAAAAAAANA/uQLTmzCJNjk/s1600/Magri%2BRossanda%2Be%2BMilani.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="144" width="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-xth6jI5c2AY/TvBpqThI2xI/AAAAAAAAANA/uQLTmzCJNjk/s200/Magri%2BRossanda%2Be%2BMilani.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima volta che l’ho visto, qualche anno fa, eravamo entrambi in attesa, all’alba, dell’apertura di un’edicola, nel piccolo porto di Sant’Angelo a Ischia. Mi parlava di comuni conoscenze cominciando da Eliseo Milani e da quella sua Bergamo dove Togliatti aveva parlato di “sofferta coscienza religiosa”.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Lo avevo conosciuto (anni sessanta) in un viaggio “politico” in Jugoslavia, con una delegazione del Pci. Eravamo ospiti a Opatija (Abbazia) nei tempi dell’autogestione di Tito. Lo ricordo in riva al mare con tra le mani un poderoso volume di György Lukács. Durante ogni riunione con i rappresentanti del partito ospite faceva domande impertinenti sul futuro dell’autogestione. Non si accontentava di quanto dicevano e aveva una fissazione: “Quando pensate che sarà superato il mercato?”. Una domanda che oggi, mentre siamo preda dell’ira funesta dei mercati mondiali, potrebbe far riflettere. E le sue uscite facevano imbestialire un anziano compagno della delegazione italiana che, immagino, lo avrebbe radiato anzitempo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L’ho rivisto altre volte. Ad esempio a una Festa dell’Unità a Bologna, quando una voce dalla platea gridò “abbronzato!” denunciando le passioni sciistiche di Lucio e cercando così in qualche modo di offenderlo. Ma la foto più bella che ho nella testa è sotto il portone di casa mia. C’erano Lucio Magri e Michelangelo Notarianni (prima “Unità” e poi “Manifesto”) e cercavano insieme di far partire uno scassato motorino. E alla fine l’aggeggio partiva. E loro, abbracciati, si allontanavano allegramente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1558367768186259034?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1558367768186259034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1558367768186259034&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1558367768186259034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1558367768186259034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/11/il-motorino-di-magri-e-notarianni.html' title='Il motorino di Magri e Notarianni'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-xth6jI5c2AY/TvBpqThI2xI/AAAAAAAAANA/uQLTmzCJNjk/s72-c/Magri%2BRossanda%2Be%2BMilani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2242010753506371560</id><published>2011-11-28T10:42:00.000+01:00</published><updated>2011-11-28T10:42:37.098+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Gli operai iperprotetti</title><content type='html'>C’è un luogo comune che affibbia agli operai l’etichetta di iperprotetti e li colloca così opposti agli atipici e precari privi di diritti e tutele. Una “leggenda metropolitana” se si pensa alle giornate che stanno vivendo migliaia di operai in Italia, come alla Fiat, come nelle decine di aziende che vanno chiudendo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ovRwhhjug5Y/TtNXVFIyauI/AAAAAAAAAMA/MYo4X78qjrQ/s1600/Operai%2Bvignetta.png" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="200" width="194" src="http://4.bp.blogspot.com/-ovRwhhjug5Y/TtNXVFIyauI/AAAAAAAAAMA/MYo4X78qjrQ/s200/Operai%2Bvignetta.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ma quella degli “iperprotetti” non è un'opinione riservata agli studiosi e ai politici intenti a trovare soluzioni in un mercato del lavoro dissestato. La leggenda è penetrata, a furia di ripeterla, anche nell’opinione pubblica e, soprattutto, proprio tra coloro che non hanno diritti e tutele. Così si scatena la guerra tra padri e figli. Leggiamo  tra le testimonianze raccolte nel sito "www.giovandispostiatutto.com" opinioni come questa: “In Italia, ci sarebbe bisogno di ridimensionare i sindacati e le abnormità di certi contratti che danneggiano produzione, reddito nazionale, e onore, ponendo diseguaglianze enormi di potere d’acquisto tra categorie debolissime e quelle iperprotette intoccabili...”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troviamo anche un “padre” che risponde: “Quando siamo entrati noi, nel mondo del lavoro, non è che si stesse meglio di come state voi adesso. Esistevano ancora i lavori a contratto settimanale, venivi ascoltato nel posto di lavoro, potevi andare in bagno 2 volte al giorno soltanto se la chiave del bagno era al suo posto. Cioè se qualcuno si era assentato, o aveva nascosto la chiave, tu dovevi restare al tuo posto. Se il guardiano ti trovava a mangiare una caramella sul posto di lavoro venivi multato, perché in pausa pranzo durante l’orario di lavoro. E gli stipendi erano da fame, più o meno come adesso.  Poi sono state fatte delle lotte, quando il sindacato era unitario (cioè quando vogavano tutti nella stessa direzione) e da quelle lotte sono venuti i benefici che, in parte, ancora esistono… Ma se tutti i ragazzi come te, che scrivono la loro rabbia sul forum, sono costretti a vivere alle spalle dei genitori, di chi è la colpa?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta il fatto che la condizione dei figli precari così come quella dei padri che vedono un futuro di precarietà avrebbero bisogno di soluzioni. Senza creare ulteriori divisioni tra nuovi assunti e vecchi assunti.  Come quelle previste in sostanza nelle proposte di Pietro Ichino, uno studioso importante che dovrebbe però confrontarsi (e tenerne conto) delle obiezioni dei sindacati.  Nonché del Pd così chiaramente contenute nella conclusione di una non lontana convention sui temi del lavoro svoltasi a Genova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era stata approvata, in quella occasione, a  larga maggioranza, dopo una seria discussione, un'alternativa su questi temi che prevedeva, in sostanza, una strategia di lungo respiro, tesa a rendere più costoso l'uso dei precari. La cosa curiosa è che ora qualcuno avrebbe voluto destituire il principale sostenitore di tale alternativa ovvero Stefano Fassina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2242010753506371560?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2242010753506371560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2242010753506371560&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2242010753506371560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2242010753506371560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/11/gli-operai-iperprotetti.html' title='Gli operai iperprotetti'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ovRwhhjug5Y/TtNXVFIyauI/AAAAAAAAAMA/MYo4X78qjrQ/s72-c/Operai%2Bvignetta.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-134179489442060891</id><published>2011-11-22T16:29:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T16:29:04.393+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Lo psicanalista e la fine dei tre capponi</title><content type='html'>Una brava giornalista, Cinzia Leone, ha avuto l'ottima idea di andare ad intervistare per "Il riformista", nell'ambito di una serie di "dialoghi sulla crisi", un personaggio che di solito non frequenta i salotti televisivi. Ma che sa esprimere analisi di grande spessore che politici, sindacalisti, economisti, farebbero bene ad ascoltare. E' il "leader", se vogliamo usare questo termine, degli psicanalisti di tutto il mondo. E' infatti il presidente non solo della  Spi, la Società psicoanalitica italiana, ma anche della “Internazionale", la Ipa (International Psychoanalytical Association).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-R56tXJ2JiIc/Tsu_kfJnLYI/AAAAAAAAALo/lxrqWHdmpd8/s1600/Stefano%2BBolognini.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="112" width="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-R56tXJ2JiIc/Tsu_kfJnLYI/AAAAAAAAALo/lxrqWHdmpd8/s200/Stefano%2BBolognini.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Così alla domanda "La finanza sganciata dall’economia è fonte di angoscia?" risponde: "I giochi della finanza, si svolgono in un “altrove” che esclude le persone qualunque, producendo nell’inconscio un sentimento di impotenza simile a quella dei bambini esclusi dal lettone dei genitori: dove si fanno e si disfano le cose, magari altri bambini e avvengono accoppiamenti escludenti. La dissociazione che si crea tra l’evidenza del lavoro e l’evidenza del guadagno della finanza: la sensazione di una manipolazione, di un gioco delle tre carte".&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinzia Leone chiede poi ad un certo punto se la pace sociale c’entra con la psicoanalisi. Stefano Bolognini risponde "Nei promessi sposi Renzo Tramaglino porta ad Azzeccagarbugli tre capponi legati per i piedi: avviati a una sorte nefasta, continuano a beccarsi tra di loro. Bisogna mantenere funzionante il dispositivo di comunità e aiutare i tre capponi a non beccarsi".&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appare come un riferimento ai tre sindacati italiani. E infatti verso la fine dell'intervista riecco la citazione manzoniana: "Tornando ai tre capponi di Renzo, bisognerebbe che le parti sociali mantenessero la capacità di dialogare. Più sarà ingiusta la redistribuzione dei costi della crisi tanto più ci sarà il rischio di reazioni violente".&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un avvertimento severo per Cgil, Cisl e Uil ma anche per Monti. Il movimento sindacale oggi è nella tempesta tra i decreti di Marchionne che abolisce gli accordi (frutto, ironia della sorte, anche di quella contrattazioni aziendale che a parole si esalta) e le misure anticrisi su pensioni e mercato del lavoro. Le proposte sindacali avrebbero una incidenza ben maggiore se godessero di un  sostegno unitario.  E comunque le forze politiche più che appelli unitari dovrebbero promuovere motivazioni unitarie (mentre anche loro spesso possono apparire come i capponi di Renzo Tramaglino).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-134179489442060891?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/134179489442060891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=134179489442060891&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/134179489442060891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/134179489442060891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/11/lo-psicanalista-e-la-fine-dei-tre.html' title='Lo psicanalista e la fine dei tre capponi'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-R56tXJ2JiIc/Tsu_kfJnLYI/AAAAAAAAALo/lxrqWHdmpd8/s72-c/Stefano%2BBolognini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3158992630419468644</id><published>2011-11-21T14:04:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T15:11:16.881+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>I precari che diventano anziani</title><content type='html'>E’ come un dossier destinato al nuovo presidente del Consiglio, per cercare di incidere sulle  scelte di governo. È la voluminosa ricerca dell’Ires Cgil, illustrata da Fulvio Fammoni, Giovanna Altieri, Filomena Trizio, Patrizio Di Nicola, Francesca Dota, dedicata alle lavoratrici e ai lavoratori atipici e precari. Tra i numerosi dati (partendo da quello complessivo che parla di 8 milioni di “sofferenti), spicca quello di un invecchiamento di questa estesa fetta del mondo del lavoro. Il 21,5 % sta tra i 45 anni e oltre, il 39% tra i 30 e i 44 anni, il 39,5 % tra i 15 e i 29 anni. Non sono più dei ragazzini ai quali l’ex ministro del lavoro raccomandava di darsi ai lavoretti manuali. Molti di loro stanno facendo i calcoli sulla futura pensione. E guardano con inquietudine alle teorie del neo ministro Fornero sul “tutto contributivo”.  Gli atipici-precari dovranno lavorare fino a 90-100 anni per mettere insieme adeguati contributi? O si troverà una soluzione?&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bPmlaLMAq9Y/TspYWZGlhZI/AAAAAAAAALc/8EjVaA4yJNA/s1600/Atipici%2Binvecchiano0001.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="182" width="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-bPmlaLMAq9Y/TspYWZGlhZI/AAAAAAAAALc/8EjVaA4yJNA/s200/Atipici%2Binvecchiano0001.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una piaga da affrontare questa del lavoro instabile non solo perché rappresenta un’iniquità sociale, ma anche perché non giova al futuro di una crescita solida. Osserva Filomena Trizio segretaria del Nidil che così s'insegue "una concorrenza sempre meno all'insegna della qualità”. È  un lavoro “povero” che porta a un prodotto povero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel variegato mondo delle diverse forme contrattuali non si salvano nemmeno i cosidetti lavori in somministrazione, o interinali o in affitto, considerati nel passato come una formula apprezzabile. Nella ricerca Ires ci si chiede se essi debbano essere considerati davvero un’opportunità oppure una trappola. Questo perché anche in questo caso un tale lavoro atipico poteva risultare un trampolino di lancio verso un lavoro stabile. Ora si scopre che ben il 58 per cento di tali lavoratori, anche loro invecchiando, rimane nell’area del lavoro temporaneo e una gran parte è costretta a sopravvivere con 10 mila euro all’anno, a causa di un percorso lavorativo frantumato. Ovverosia marcato da periodi di non lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono dati e vicende, che si aggiungono a quelle dei Cococo, diventati, secondo Patrizio Di Nicola, a 15 anni dalla loro introduzione per legge, “un ricettacolo di lavori precari destinati a persone costrette a procrastinare l’età adulta”. Non si salvano nemmeno i professionisti con partita Iva, più collaboratori che veri lavoratori autonomi.&lt;br /&gt;Una marea di sofferenti, nel vortice della crisi. Si aggiungono alle migliaia di lavoratori in mobilità o in cassa integrazione che vedono avvicinarsi la fine dei loro modesti “ammortizzatori”. Ai quali non si possono promettere paradossalmente licenziamenti facili. E’ una bomba sociale che dovrebbe impensierire quasi quanto le sorti dello"spread". Monti ha trovato parole importanti su queste realtà, ma ora bisogna mettere in campo politiche concrete.&lt;br /&gt;http://ugolini.blogspot.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3158992630419468644?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3158992630419468644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3158992630419468644&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3158992630419468644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3158992630419468644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/11/i-precari-che-diventano-anziani.html' title='I precari che diventano anziani'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-bPmlaLMAq9Y/TspYWZGlhZI/AAAAAAAAALc/8EjVaA4yJNA/s72-c/Atipici%2Binvecchiano0001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1475604730318788529</id><published>2011-11-14T14:11:00.000+01:00</published><updated>2011-11-14T14:11:28.607+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Quel "prestito forzoso" di Monti e Trentin</title><content type='html'>La scelta di una “patrimoniale” verrà davvero adottata dal nuovo governo Monti? Certo rischia di non trovare in Parlamento l’appoggio necessario anche perché il centrodestra la presenta come una minaccia per modesti proprietari. E allora si potrebbe lanciare un “prestito forzoso”, non certo riservato ai meno abbienti.  E’ interessante ricordare che una proposta simile venne suggerita, nella crisi degli anni 90, da due personaggi diversi per formazione e idee, ma rispettosi l’uno dell’altro. Uno era proprio Mario Monti e l’altro Bruno Trentin, allora segretario generale della Cgil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-UVYIYTum6ow/TsETYfZ6ANI/AAAAAAAAALE/YSfoFZZ3m7Y/s1600/Trentin-e-prestito-forzoso.gif" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="139" width="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-UVYIYTum6ow/TsETYfZ6ANI/AAAAAAAAALE/YSfoFZZ3m7Y/s200/Trentin-e-prestito-forzoso.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Aveva detto quest’ultimo (Corriere della sera del 10 settembre del 1992)  come con la logica di fare "sacrifici per avere un' Italia veramente diversa, in una situazione così drammatica per l' economia italiana si può immaginare che lo Stato ricorra a un prestito forzoso, a carico di tutti i cittadini e in relazione al loro reddito". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritorna sulla proposta un anno dopo. Troviamo una rievocazione del fatto in un servizio sull’Unità (vedi immagine) e in un articolo di Marco Cianca sul Corriere della sera in data 23 gennaio 1993.  Scrive Cianca: “Lui, il segretario della più grande confederazione sindacale, invoca sacrifici durissimi per tutti. Il suo ragionamento parte dalla constatazione che il prestito internazionale richiesto dall' Italia impone severe condizioni: non rispettarle sarebbe da irresponsabili, significherebbe scherzare con il fuoco, a rischio di vederci bloccare la seconda rata… Il nostro sistema industriale e' stato travolto dall' indebitamento pubblico e dalla finanziarizzazione dell' economia. Non si esce dal buco nel quale siamo caduti con una manovra di aggiustamento contabile. Bisogna reperire nuove risorse…”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che propone la Cgil? Torna alla carica con il prestito forzoso? "Si' . risponde Trentin, lo riproporremmo con decisione". E che altro? "Bisogna avviare la riforma dell' imposizione sui redditi e sui patrimoni. I titoli pubblici di nuova emissione debbono essere nominativi. Vanno eliminate tutte le forme di cedolare secca e deve valere la progressivita' dell' imposizione. Nei Paesi civili si pagano le tasse su tutti i redditi e non solo su una parte di essi. Bisogna far rientrare nella legalità zone oscure che permettono l' evasione fiscale, il riciclaggio del denaro sporco e la redistribuzione selvaggia delle risorse". Prestito forzoso, Bot e Cct nella denuncia dei redditi.Una requisitoria, questa di Trentin, che spiazza tutti”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che non piacque nè alla sinistra di Achille Occhetto nè alla destra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1475604730318788529?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1475604730318788529/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1475604730318788529&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1475604730318788529'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1475604730318788529'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/11/quel-prestito-forzoso-di-monti-e.html' title='Quel &quot;prestito forzoso&quot; di Monti e Trentin'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-UVYIYTum6ow/TsETYfZ6ANI/AAAAAAAAALE/YSfoFZZ3m7Y/s72-c/Trentin-e-prestito-forzoso.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2904390879256340878</id><published>2011-11-14T14:06:00.000+01:00</published><updated>2011-11-14T14:06:48.828+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Quando il voucher mangia il contratto</title><content type='html'>C'è un boom dei buoni per il lavoro. Sono dei voucher da 10 euro l'uno inventati per combattere, in teoria, il lavoro nero. Sono uno dei tasselli di un mercato del lavoro devastato. Speriamo che il governo Monti di questo si occupi e non di licenziamenti. Tali voucher infatti servono  spesso e volentieri per aggirare in qualche modo, come molti altri strumenti, il diritto a un normale contratto di lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-J7vPhOt9XvA/TsESOGBZbbI/AAAAAAAAAK4/QZLD5cKMPDA/s1600/voucher%2Blavoro.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="87" width="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-J7vPhOt9XvA/TsESOGBZbbI/AAAAAAAAAK4/QZLD5cKMPDA/s200/voucher%2Blavoro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A muovere tale accusa non è solo qualche dirigente della Cgil ma anche uno studioso come Pietro Ichino. Ha detto in un' intervista al "Mondo": "I buoni-lavoro non sono più soltanto un mezzo di pagamento semplificato, disponibile per alcuni tipi di rapporto di lavoro marginale. Sono diventati una sorta di via d’uscita dal diritto del lavoro, consentita anche per rapporti di lavoro niente affatto occasionali, in un’area sempre più ampia. Così si è creato un altro tipo di lavoro precario, nel quadro del regime di apartheid fra protetti e non protetti che caratterizza il nostro mercato del lavoro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo il professor Ichino stronca i "buoni" per sostenere la sua proposta di "contratto unico". Una proposta che forse migliorerebbe l'esercito dei precari (oggi licenziabili e senza diritti) ma per rendere anche i lavoratori stabili tutti licenziabili e quindi precari. Non basta però mettere in luce i limiti delle idee di Ichino, occorrerebbe mettere in campo scelte e fatti che impediscano davvero l'esistenza di due aree diverse del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari cominciando da questo boom dei voucher. Le cifre parlano chiaro: nel 2011 ne sono stati venduti 11,5 milioni con un incremento dell'87 per cento rispetto al 2010 e coinvolgendo 150 mila lavoratori all'anno. L'intento era buono perché il voucher del valore di 10 euro contiene sia i contributi previdenziali che assicurativi (Inps e Inail). Una cosa ben diversa dal lavoro nero. Solo che sono stati adottati soprattutto nelle regioni del Nord, non al Sud dove maggiormente prospera, appunto, il lavoro nero. C'è poi il fatto che dovevano servire solo a determinate attività come i lavori agricoli stagionali o per occupazioni collegate a eventi sportivi o a spettacoli. Invece si sono rapidamente estesi al commercio, ai lavori di cura (badanti). Hanno coinvolto migliaia di lavoratori che avrebbero dovuto essere ingaggiati con normali contratti di lavoro. E spesso i limiti del voucher (un ora di lavoro) sono stati travolti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha dichiarato a "Terra" Andrea Pastore, del Nidil-Cgil di Napoli: "Dal momento che è lasciata interamente al datore di lavoro la facoltà di compilarlo senza alcun controllo, nessuno costringe a inserire la data giusta. In caso di bisogno, il voucher può essere tranquillamente postdatato o compilato quando ce n’è bisogno". Insomma una truffa che non aiuta certo una crescita produttiva di qualità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2904390879256340878?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2904390879256340878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2904390879256340878&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2904390879256340878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2904390879256340878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/11/quando-il-voucher-mangia-il-contratto.html' title='Quando il voucher mangia il contratto'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-J7vPhOt9XvA/TsESOGBZbbI/AAAAAAAAAK4/QZLD5cKMPDA/s72-c/voucher%2Blavoro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-7104326854335416781</id><published>2011-11-01T16:52:00.000+01:00</published><updated>2011-11-01T16:52:35.882+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Pansa e Amendola contro la Camusso</title><content type='html'>Giampaolo Pansa è sceso in campo su “Libero”  per difendere, con la solita maestria,  il ministro Sacconi e le sue sortite sulla presenza di “nuclei clandestini” in Italia. Il ministro non ha detto Br ma poco ci manca. Aggiungendo in sostanza che questi nipotini del terrorismo troverebbero acqua in cui nuotare, come si diceva un tempo, nelle polemiche sui temi sociali. Ti scagli contro i licenziamenti facili? Sei un filo-terrorista. Susanna Camusso ha replicato chiedendo comunque di fornire le prove di un tale ritorno degli spettri del passato. Sarebbe un dovere da parte di chi governa. Facciano come Guido Rossa operaio dell’Italsider: tirino fuori i nomi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-1vdJC4xFLX4/TrAVn8IM_1I/AAAAAAAAAKs/z_qaM3fz6kQ/s1600/Unita%2Be%2BGuido%2BRossa.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="148" width="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-1vdJC4xFLX4/TrAVn8IM_1I/AAAAAAAAAKs/z_qaM3fz6kQ/s200/Unita%2Be%2BGuido%2BRossa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pansa però per spiegarsi  ricorda gli anni 70 quando non si sapeva che cosa stava per succedere e le prove saltavano fuori dopo le uccisioni. Anche allora,scrive, la Cgil tardò a dare l’allarme. E  per dar prova di ciò cita un articolo di Giorgio Amendola:  “L’errore iniziale compiuto dal sindacato è stato quello di non denunciare immediatamente il primo atto di violenza teppistica compiuto in fabbrica, come quello compiuto nelle scuole”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia di oggi, secondo tale teoria,  sarebbe insomma come quella di 40 anni fa. Solo che allora, ricordiamo, c’era un movimento di lotta sindacale massiccio, che passava di conquista in conquista. Secondo molti bisognava fermarlo, a tutti i costi. Mentre altri cercavano di infilarlo nella lotta armata (agevolando il compito dei soffocatori).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi c’è una situazione opposta. La discussione non è sulla riduzione di orario, sul diritto d’assemblea, sulla salute in fabbrica, su nuovi poteri a chi lavora. Oggi è sui diritti  e sui licenziamenti, su come aumentare l’età pensionabile, su come far fronte al precariato, su come impedire l’estinzione produttiva, su come far fronte a una crisi economica colossale.  Vediamo grandi manifestazioni popolari promosse in gran parte dalla Cgil (giovani, donne, pensionati) ma non constatiamo nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, l’instaurarsi di un clima di violenza. Solo la recente manifestazione di giovani a Roma ha registrato episodi teppistici, accanto a cortei sereni e appassionati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso nelle fabbriche sembra intravedere, anzi, un silenzio di tomba, un clima di attesa, di solitudine, di paura. Può sfociare in disperazione, in sfiducia, in atti eversivi? Sarebbe meglio impedirlo trovando soluzioni ai problemi del mondo del lavoro invece che cercare di tacitare chi vuol discutere accusandolo di fare il gioco del presunto terrorista. Un errore, come ha affermato anche uno come Pietro Ichino, lo studioso che il governo vorrebbe annoverare tra i propri sostenitori, prendendo dalle sue proposte il capitolo flessibilità in uscita senza l’accompagnamento di tutto il resto. Anche perché questo “resto” costa parecchio e ogni giorno si registra il peso di un’economia che crolla trascinandoci tutti.  Mentre Sacconi è distratto e agita  spauracchi terroristici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-7104326854335416781?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/7104326854335416781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=7104326854335416781&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7104326854335416781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7104326854335416781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/11/pansa-e-amendola-contro-la-camusso.html' title='Pansa e Amendola contro la Camusso'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-1vdJC4xFLX4/TrAVn8IM_1I/AAAAAAAAAKs/z_qaM3fz6kQ/s72-c/Unita%2Be%2BGuido%2BRossa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-253307652964404981</id><published>2011-10-31T16:15:00.001+01:00</published><updated>2011-10-31T17:18:53.619+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Lavoro,  quindi valgo, inchiesta su Timu</title><content type='html'>E’ una raccolta di esperienze di lavoro a Napoli, promossa dalla  fondazione “ahref” in collaborazione con la fondazione Giuseppe Di Vittorio, e realizzata da Vincenzo Moretti, sociologo, docente e infaticabile organizzatore culturale. E’ intitolata “Le vie del lavoro” ed è stata lanciata su Timu. La trovate qui:&lt;br /&gt;https://timu.ahref.eu/m/inchiesta/le-vie-del-lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Y6L5uNpTt2o/Tq7KXRvk5-I/AAAAAAAAAKg/Q-KpzDCinn8/s1600/Ebanisti%2Bdi%2BCastel%2BSan%2BGiorgio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="128" width="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-Y6L5uNpTt2o/Tq7KXRvk5-I/AAAAAAAAAKg/Q-KpzDCinn8/s200/Ebanisti%2Bdi%2BCastel%2BSan%2BGiorgio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Un’iniziativa interessante sopratutto in questi tempi che parlano di licenziamenti come ricetta per il bene del Paese. L’intento, come spiega Moretti, è di raccontare “l'Italia che lavora con rigore e passione, con la testa e con le mani”.  Ed ecco le prime storie spesso accompagnate da audio clip dei protagonisti. C’è Vincenzo che da 25 anni  fa il libraio dopo aver fatto la sua prima attività nell’officina del padre  e che dice: "Per me il lavoro è vita, è quello che ti fa andare avanti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono gli stessi valori che coinvolgono Diego di 24 anni, tecnico alla Telecom. Suo padre faceva il pescatore e da lui ha imparato come sia importante nel lavoro la “qualità e la correttezza”.  Mentre l’algerino Jamel, 48 anni, racconta come dal lavoro sia stato salvato. Vive in Italia dal 1982 e fino al 2004 la sua vita si trascinava sulle strade tra droghe e piccoli furti. Ora fa l’operatore presso una Comunità per tossicodipendenti di Castel Volturno. Una nuova vita ottenuta grazie all'Associazione di Volontariato Jerry Essan Masslo.  Può aiutare tutti quei giovani che conducono quella che è stata anche la sua vita. Non era mai accaduto che una persona da utente diventasse operatore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una storia tutta diversa quella di Martina, venticinquenne napoletana, laureata in cinese e in inglese. Ha fatto l’insegnante, anche in Cina, ora lavora alle poste di Prato, specializzata in cinese. Avrebbe potuto aspettare altre occasioni più adeguate alla sua preparazione? “Ho deciso di lavorare lì perché il lavoro mi arricchisce…ti svegli al mattino per fare qualcosa…”.  Ha dato un senso alla propria esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le testimonianze, fatte anche di fotografie, si moltiplicano: l’ebanista di Castel San Giorgio (Salerno), il laboratorio-sartoria sociale “Altri Orizzonti” sorto in un bene confiscato a Baia Verde (Castel Volturno), i muratori di Casperia, Renato che si è “fatto” lavorando in Giappone, Antonio musicista e insegnante di chitarra che alla fine si è costruito anche il prezioso strumento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono esperienze che dicono di un Italia che pensa, come scrive Moretti,  “che il lavoro non sia solo un modo per procurarsi i beni necessari per vivere ma anche un valore, un bisogno in sé, uno strumento importante per organizzare la propria vita in un sistema di relazioni riconosciute, per soddisfare le proprie aspettative di futuro”. E’ l 'Italia, conclude “degli italiani normali, quelli che pensano: lavoro, dunque valgo”. Pensate che cosa possa comportare il contrario, ovverosia il licenziamento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-253307652964404981?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/253307652964404981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=253307652964404981&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/253307652964404981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/253307652964404981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/lavoro-quindi-valgo-inchiesta-su-timu.html' title='Lavoro,  quindi valgo, inchiesta su Timu'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Y6L5uNpTt2o/Tq7KXRvk5-I/AAAAAAAAAKg/Q-KpzDCinn8/s72-c/Ebanisti%2Bdi%2BCastel%2BSan%2BGiorgio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5005853296576828319</id><published>2011-10-29T14:37:00.000+02:00</published><updated>2011-10-29T14:37:55.480+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Dilemma: licenziati subito o al lavoro fino a 67 anni?</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Il governo in sostanza ha annunciato due provvedimenti. Uno dice che metalmeccanici tessili, postini, infermieri e via elencando andranno in pensione a 67 anni. L'altro che, nello stesso tempo potranno essere licenziati quando si vuole senza&amp;nbsp; possibilità di reintegro abolendo quei rompiballe di giudici del lavoro (capito Santoro?).&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-e5wtIuLIA68/TqvzeeHEfNI/AAAAAAAAAKU/pdiXGd-O9GA/s1600/licenziamenti-individuali.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-e5wtIuLIA68/TqvzeeHEfNI/AAAAAAAAAKU/pdiXGd-O9GA/s1600/licenziamenti-individuali.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Due scelte un po' contrastanti. Una&amp;nbsp; ti promette di farti lavorare fino allo sfinimento (soprattutto se stai sulle impalcature edili o adibito ad altri lavori simili). L'altra ti promette di farti perdere il lavoro quando la cosa frullerà in testa al padrone (basterà inventare un qualche problema organizzativo). Dalla padella nella brace. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due misure che hanno ispirato una mesta testimonianza su Facebook a un simpatico autore che si firma&amp;nbsp; Testoneblob (&lt;a href="http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com/2011/10/marco-e-il-lavoro.html?spref=fb"&gt;http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com/2011/10/marco-e-il-lavoro.html?spref=fb&lt;/a&gt;). Ha raccontato lo sfogo di un padroncino che ha un dipendente&amp;nbsp; di nome Marco, 55 anni, comunista, sistemato nella gerarchia aziendale. Con la nuova legge se lo dovrebbe tenere fino a 67 anni.&amp;nbsp; Ma potrebbe anche licenziarlo.&amp;nbsp; Per assumere&amp;nbsp; un ventenne che costerà di meno e che non sarà costretto a sopportare per tutta la vita. Licenziabile anche lui.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una storia che angoscia Testoneblob che vede riflessa un po' della propria vita. E che lo fa interrogare sulle sorti del Paese. Tra licenziandi e ultrasessantenni. È la crudele morsa inventata dagli eredi del LibLab (Sacconi, Brunetta, Cicchitto) ispiratori della lettera di Berlusconi alla UE. E che purtroppo trova (o trovava) sostanziali ammiratori anche nei meandri della sinistra. Ma si rincuori Testoneblob, la partita non è finita e un vero BigBang potrebbe suonare per lorsignori. Magari stabilendo un'alleanza non con un immaginifico "centro" ma con chi lavora (pensionando o licenziando che sia).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5005853296576828319?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5005853296576828319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5005853296576828319&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5005853296576828319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5005853296576828319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/dilemma-licenziati-subito-o-al-lavoro.html' title='Dilemma: licenziati subito o al lavoro fino a 67 anni?'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-e5wtIuLIA68/TqvzeeHEfNI/AAAAAAAAAKU/pdiXGd-O9GA/s72-c/licenziamenti-individuali.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5162578706762896758</id><published>2011-10-27T09:20:00.003+02:00</published><updated>2011-10-27T11:54:03.531+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Giavazzi, la Grecia e le pensioni</title><content type='html'>Tornano le pensioni, anzi la riforma delle pensioni.  E’ tra  le misure che ci chiede l'Europa. Da decidere in pochi giorni. E' stato a dire il vero Silvio Berlusconi a implorare i plenipotenziari europei di avanzare tale richiesta, in modo tale che lui potesse, con le mani alzate, andare dagli italiani e da  Bossi dicendosi amareggiato ma costretto. Una sceneggiata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ennesimo intervento sulle pensioni è caldeggiato altresì  dagli editorialisti del “Corriere della sera” Giavazzi e Alesina che lo hanno messo tra le dieci cose da fare per dare “una scossa all'Italia”.  Eppure sanno bene che i bilanci dell’Inps non gridano vendetta:  quelli dei lavoratori dipendenti sono in attivo. Sono in passivo, semmai, i bilanci di alcune categorie come i dirigenti d'azienda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un piccolo particolare degno di nota. L'Unione Europea ha incaricato tecnici italiani nel lavoro di monitoraggio del sistema pensionistico della Grecia. Perché tale incarico? Perche gli italiani sono considerati i  più esperti in materia avendo già portato avanti una seria riforma delle pensioni in Italia. Un esempio da copiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo si fa per trovare soldi? Oltretutto nuove misure (vedi pensioni di anzianità), come è stato osservato da stimati economisti, non si tradurrebbero in massicce risorse finanziarie per un governo alla canna del gas. E perché allora Berlusconi è andato a implorare un intervento dell’Unione europea? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per poter agitare uno scalpo politico e per dare una fregatura ai suoi alleati della Lega. E soprattutto al popolo degli anziani. Quelli che si accingono a manifestare in massa a Roma venerdi 28 ottobre, per scelta dello Spi-Cgil (altro che il Simpa di Rosi Mauro!). Per dire, ad esempio, che ci sono in Italia 9 milioni di donne con una pensione media da 961 Euro.  Saranno loro, madri, padri, nonne e nonni, a rispondere. E porteranno in piazza anche  figli e nipoti, i giovani precari. Una generazione costretta a lavori spesso saltuari e che godrà di pensioni miserrime: qui ci vorrebbe davvero una “scossa”.&lt;br /&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5162578706762896758?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5162578706762896758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5162578706762896758&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5162578706762896758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5162578706762896758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/gravassi-la-grecia-e-le-pensioni.html' title='Giavazzi, la Grecia e le pensioni'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6754033811128507123</id><published>2011-10-24T09:15:00.000+02:00</published><updated>2011-10-24T09:15:27.199+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Per Tamara "utili" invece del salario</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Hanno trovato il modo di far sparire, oltre che il contratto nazionale, anche il salario. Basta adottare il «contratto di associazione in partecipazione», una formula complicata come tante adottate nel mondo del lavoro. Significa che tu lavoratrice o lavoratore non sei più, a parole, un «dipendente», ma un «indipendente», un «socio» del padrone, come se tu fossi al tavolo del consiglio di amministrazione aziendale. Quasi un piccolo Marchionne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il caso della bolognese Tamara Tasula, 35 anni. Posso farne il nome perché ha aperto una vertenza&amp;nbsp; con l’impresa di cui era «socia» ed ora ha trovato un altro posto di lavoro a «tempo indeterminato». Tamara ha trascorso nove mesi prestando la sua opera presso un negozio di abbigliamento che fa parte di una importante catena estesa in tutta Italia. Qui c’erano due forme contrattuali: gli apprendisti e gli «associati» come lei. Così non prendeva uno stipendio bensì un anticipo, pari a mille euro al mese, sugli utili da calcolare a fine anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fosse un azionista. Tamara però non percepiva il piacere della «partecipazione». Non decideva nulla né per le ferie, né per gli orari, poteva essere licenziata a piacimento, rispettando solo un mese di preavviso. Non aveva tredicesima o quattordicesima. Non poteva metter bocca sugli investimenti da fare, per migliorare i prodotti e l’organizzazione del lavoro, per assicurare davvero i futuri utili. Tanto è vero che il bilancio del negozio segnalava&amp;nbsp; a fine anno perdite, non utili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così Tamara ha deciso di lasciare l’impresa ed è andata dalla Cgil. C’è stato un tentativo di conciliazione ma nel foglio che volevano farle firmare (in cambio di duemila euro) doveva riconoscere la validità del «contratto associativo». Se avesse acconsentito l’impresa non le avrebbe più chiesto il pagamento delle perdite. Lei ha rifiutato. «Era un ricatto - dice - io volevo che loro riconoscessero che il mio era un contratto da dipendente». E ricorda che quando era entrata nel negozio le avevano assicurato che in ogni caso le perdite non sarebbero state a suo carico.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una storia esemplare dei nostri tempi camuffati. Quante Tamare esistono in Italia? Moltissime, visto che queste modalità sono adottate anche in altri posti di lavoro, perfino nei bar. Oltretutto così l’imprenditore risparmia anche sui costi previdenziali. Ora Il Nidil Cgil (il sindacato dei lavoratori atipici) e la Filcams Cgil (commercio) hanno deciso di intraprendere una campagna tesa a denunciare queste forme di elusione del contratto nazionale. Roberto D'Andrea e Daria Banchieri hanno annunciato su Rassegna sindacale una campagna. Terranno una conferenza stampa e porteranno dei banchetti nei centri commerciali e nei centri storici, durante il fine settimana, per informare lavoratori e clienti, raccogliere segnalazioni. Non sarà una presenza facile. Non è come andare davanti a una fabbrica. E quelle ragazze, quei ragazzi, non hanno, spesso, l’audacia di Tamara. Eppure bisogna cominciare. Come agli albori del sindacalismo.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6754033811128507123?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6754033811128507123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6754033811128507123&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6754033811128507123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6754033811128507123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/per-tamara-utili-invece-del-salario.html' title='Per Tamara &quot;utili&quot; invece del salario'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6628120228796120627</id><published>2011-10-16T15:23:00.000+02:00</published><updated>2011-10-16T15:23:24.420+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>La precaria con la macchina bruciata...</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;L’immagine che più mi ha colpito, nel diluvio di fotografie e video sui fatti di Roma,&amp;nbsp; non è quella dell’assalto al blindato o quella delle vetrine fracassate, o quella dei dimostranti pacifici che insultavano (“fascisti!”) i ragazzotti in nero.&amp;nbsp; No, io sono rimasto preso dalla sequenza, trasmessa sulla “Sette” sabato sera e che aveva come protagonista una ragazza. Questa piangeva affannata, correndo attraverso i cortei sbriciolati, gridando “Ma io sono come voi!”.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva trovato la sua macchina bruciata e per lei era un danno insopportabile.&amp;nbsp; Ecco quella ragazza, forse una precaria, indignata come tanti in quel sabato che doveva essere di lotta e non di carneficina, era una testimonianza vivente.&amp;nbsp; Lei era il “nemico” colpito dalla furia repellente dei Black Block. Lei, come quei tanti giovani corsi a un appuntamento che consideravano decisivo. Lei come quel ragazzo con tre dita bruciate, come quei&amp;nbsp; cittadini che dovranno pagare le spese comunali per i danni provocati alla città. Non sarà il sistema finanziario a soffrire e disperarsi, non saranno i proprietari dell’agenzia bancaria devastata, non saranno i tanti imprenditori che continueranno imperterriti a negare diritti e tutele ai precari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo non intendo associarmi a quelli che cercano un alibi e dicono: erano tutti infiltrati, forse erano poliziotti travestiti. No, per lo meno la gran parte dei ragazzi incappucciati, travestiti da Robin Hood,&amp;nbsp; era convinta di compiere atti rivoluzionari, di far tremare così un sistema globale che sta mettendo in difficoltà l’intero assetto capitalistico, facendone pagare&amp;nbsp; il prezzo ai più deboli, ai meno abbienti.&amp;nbsp; Una sequenza perversa: la folla dei precari ferita da chi invoca tagli e sacrifici e nello stesso tempo da chi li assale mentre manifestano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-z7p_AOLWNlI/TpraoIOSGmI/AAAAAAAAAKM/6LLdXZktOw0/s1600/Violenze+a+roma+15+ottobre+2011.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-z7p_AOLWNlI/TpraoIOSGmI/AAAAAAAAAKM/6LLdXZktOw0/s1600/Violenze+a+roma+15+ottobre+2011.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Certo si può accusare d’insipienza il ministro Maroni per non aver saputo prevenire quelle devastazioni. Anche se non era facile&amp;nbsp; spedire le forze di polizia dentro i cortei per tentare di isolare a catturare i malvagi vestiti di nero. C’era il rischio di un bagno di sangue. Semmai si poteva tentare qualcosa prima. E comunque meglio non aspettarsi&amp;nbsp; aiuti dall’alto.&amp;nbsp; Meglio fidare nell’autogoverno, giurare che una cosa così non succederà mai più. E allora spetta alle organizzazioni promotrici o aderenti a simili manifestazioni&amp;nbsp; (compresi pezzi di sindacati) . mostrare fino in fondo la capacità di difendere le proprie risorse umane, il proprio patrimonio di valori, la dignità di una protesta, la possibilità di incidere davvero su scelte più generali. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6628120228796120627?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6628120228796120627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6628120228796120627&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6628120228796120627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6628120228796120627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/la-precaria-con-la-macchina-bruciata.html' title='La precaria con la macchina bruciata...'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-z7p_AOLWNlI/TpraoIOSGmI/AAAAAAAAAKM/6LLdXZktOw0/s72-c/Violenze+a+roma+15+ottobre+2011.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1439157872304380583</id><published>2011-10-09T21:27:00.001+02:00</published><updated>2011-10-09T21:28:32.564+02:00</updated><title type='text'>I precari di avvocati e dentisti...</title><content type='html'>“Apprendo esterrefatto dal Sole 24 Ore dell'aumento di 87,50 euro per i dipendenti degli studi professionali”. Così iniziava nei giorni scorsi una lettera pubblicata dal quotidiano  della Confindustria. L’autore era un tributarista con un dipendente e circa 30 aziende da curare, ma con parcelle in ritardo per via della crisi. E che spiegava come i dipendenti abbiano avuto solo diritti e non doveri. Per cui annunciava di voler cercare solo collaboratori con partita Iva. Rispondeva la dipendente di uno studio commercialista costretta, a differenza del datore di lavoro, a  dover attenersi a un orario di lavoro ogni giorno, a chiedere ogni volta un permesso per una visita medica. Se il tributarista, aggiungeva, “vuole avere il Tfr, le ferie retribuite, si faccia assumere come dipendente e non faccia il libero professionista. Se 87,50 euro son tanti e non riesce a mantenere il suo dipendente, ne faccia a meno e si faccia da solo le pratiche…”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno scambio di opinioni ospitato sul sito www.tutelareilavori.it a cura di Aldo Amoretti.L’episodio cade proprio nel bel mezzo della discussione sul nuovo contratto conquistato (non ancora in via definitiva) dai lavoratori degli studi professionali e attorno a un’affermazione di Susanna Camusso a proposito di chi, nella Cgil, ha trascorso troppo tempo a rivendicare l’abolizione della legge 30 moltiplicatrice di precarietà, lasciando perdere i percorsi contrattuali. Proprio la vicenda degli studi professionali (ma non è il solo caso) dimostra che si possono ottenere risultati parziali ma importanti.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trattasi di dipendenti di studi notarili, avvocati, dentisti, ingegneri, architetti, laboratori di analisi, ma anche consulenti del lavoro, psicologi,  pediatri,  dottori agronomi e  veterinari. Il nuovo contratto coinvolge anche i precari del settore.  “Un mondo di giovani ragazze e ragazzi” - “ afferma Franco Martini segretario generale della Filcams- Cgil – “troverà nel nuovo contratto maggiori opportunità di crescita e valorizzazione professionale, nonché di tutele contrattuali e di rappresentanza sindacale”. L’intesa in particolare dovrebbe coinvolgere i circa 400mila collaboratori parasubordinati, le partite Iva e i praticanti. Un’apposita commissione stabilirà, ad esempio, il rimborso spese obbligatorio per i praticanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un passo avanti che potrebbe aiutare il confronto nella Cgil. Uno studioso come Sergio Bologna ha scritto sul “Manifesto”, a proposito delle riflessioni di Susanna Camusso: “Si smette finalmente di dire ‘no al precariato’ o di promettere un suo superamento e si comincia a immaginare di inserire una parte dei precari nel sistema della contrattazione…”. E prosegue: “Proprio ora che il contratto nazionale viene in sostanza superato? potrebbe dire qualcuno. Purché si cominci a fare qualcosa, dico io, a sperimentare forme nuove di contrattazione, per mal che vada si farà emergere la realtà nascosta o taciuta”.  &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1439157872304380583?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1439157872304380583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1439157872304380583&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1439157872304380583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1439157872304380583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/i-precari-di-avvocati-e-dentisti.html' title='I precari di avvocati e dentisti...'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8485507109370451135</id><published>2011-10-04T11:56:00.000+02:00</published><updated>2011-10-04T11:56:56.459+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Marchionne e Berlusconi uniti dai processi</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-sMfRMj_nvrY/TorYG4JJPPI/AAAAAAAAAKA/dKP2CBDPhrM/s1600/Marchionne+e+Berlusconi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-sMfRMj_nvrY/TorYG4JJPPI/AAAAAAAAAKA/dKP2CBDPhrM/s1600/Marchionne+e+Berlusconi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;C’è qualcosa che unisce l’amministratore delegato della Fiat-Chysler Sergio Marchionne e l’amministratore delegato dell’Italia Silvio Berlusconi.&amp;nbsp; Un legame che nasce dai processi, dalla voglia di evitarli ad ogni costo, a meno che non cadano in prescrizione. La differenza sta nel fatto che il secondo per evitarli esce dalla Confindustria mentre il primo non esce dall’Italia come molti desidererebbero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sui processi che attendono Silvio sappiamo quasi tutto, fino alla nausea.&amp;nbsp; Su quelli che spaventano Sergio abbiamo saputo qualcosa ieri. C’è infatti una motivazione tra quelle che hanno indotto la Fiat a dimettersi dalla Confindustria un po’ nascosta nelle cronache nei giornali.&amp;nbsp; Ha spiegato Marchionne: “Sarei stato sommerso dai ricorsi della Fiom e questo mi indebolirebbe: non posso passare il tempo in tribunale”. Non sembrano le lamentele care a Silvio? Oltretutto Cesare non può sperare nel legittimo impedimento o in un’amnistia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inevitabilità dei processi nasce dal fatto che l’accordo del 28 giugno firmato anche dalla Cgil, oltre che da Cisl Uil e Confindustria, avrebbe “depotenziato” l’articolo 8 del decreto “ammazza – statuto” tanto caro al governo di centrodestra. Alla faccia di quanti, anche nel sindacato della Camusso, avevano detto e scritto che&amp;nbsp; proprio quell’accordo del 20 giugno&amp;nbsp; aveva invece “potenziato” l’articolo otto.&amp;nbsp; Marchionne, con l’aiuto di Bombassei,&amp;nbsp; ha capito la trappola. Non aveva più la sicurezza di farla liscia in tribunale&amp;nbsp; ed è scappato dalla Confindustria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così ora, come ha lucidamente scritto Enrico Marro sul “Corriere”, potrebbe puntare a un suo contratto dell’auto e la Fiom non potrebbe ricorrere al giudice, chiedendo l’applicazione del contratto nazionale firmato con la Confindustria, non essendo più la Fiat associata a detta Confindustria. La Fiom poi, senza più una rappresentanza, non avrebbe più la possibilità di appellarsi ai giudici. Anche perché esiste un articolo dello Statuto modificato nel 1995 da un improvvido referendum voluto da Rifondazione Comunista, che assegna il diritto a costituire le rappresentanze aziendali solo ai sindacati firmatari di contratti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come uscirne? Anche qui calza il paragone con Silvio. Per liberarsi del premier non basta davvero l’attesa estenuante di processi risolutivi. Occorrerebbe un moto popolare, con elezioni e un voto di massa liberatorio. Così per Cesare sarebbe necessario un movimento rivendicativo nelle fabbriche Fiat,&amp;nbsp; una scesa in campo capace di rivendicare un nuovo corso unitario e anche qui liberatorio.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8485507109370451135?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8485507109370451135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8485507109370451135&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8485507109370451135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8485507109370451135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/marchionne-e-berlusconi-uniti-dai.html' title='Marchionne e Berlusconi uniti dai processi'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-sMfRMj_nvrY/TorYG4JJPPI/AAAAAAAAAKA/dKP2CBDPhrM/s72-c/Marchionne+e+Berlusconi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-7779275651006667042</id><published>2011-10-03T09:16:00.000+02:00</published><updated>2011-10-03T09:16:40.362+02:00</updated><title type='text'>Precari: non basta chiedere l'abolizione</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;C’è qualcosa di stupefacente&amp;nbsp; nelle parole (e nelle mancate scelte) del governo in carica. Mentre l’Italia rischia di precipitare nella bancarotta ci si ostina a non dire la verità al Paese, a diffondere ventate di ottimismo rassicurante.&amp;nbsp; E’ successo nelle ultime ore quando il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, commentava, come un’importante notizia positiva,&amp;nbsp; gli ultimi dati forniti dall’Istat sull’andamento dell’occupazione. C’è da rimanere trasecolati visto che quelle cifre gridavano, ad esempio, di una crescente emergenza precari. Il tasso di disoccupazione giovanile, secondo i dati in questo caso avvalorati dall’Eurostat, è&amp;nbsp; tornato ad aumentare passando&amp;nbsp; dal 27,5% al 27,6%. Lo stesso lieve aumento del numero dei lavoratori occupati che tanto esaltava il ministro (uno 0,8% pari a 191 mila unità dall’agosto 2010) era dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro era data da 106 mila nuovi rapporti precari.&amp;nbsp; Il posto fisso e una certa sicurezza di poter godere di diritti e tutele, sono diventati una chimera. Il centrodestra emana decreti per distruggere lo Statuto dei lavoratori (l’articolo 8 appena emanato ) mentre alimenta la possibilità di reclutare con circa 40 possibili&amp;nbsp; modi diversi, a basso prezzo e senza alcun Statuto,&amp;nbsp; centinaia&amp;nbsp; di migliaia di giovani (sei milioni e mezzo secondo lo studioso Luciano Gallino).&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;C’è in questa fotografia che racconta di una generazione lasciata allo sbando, un particolare ancora più inquietante che riguarda il mezzogiorno d’Italia. Qui&amp;nbsp; il tasso di inattività dei giovani dai 15 ai 24 anni sale infatti dal 71,6% del terzo trimestre del 2010 al 73,8 per cento. Mentre lo Svimez considera l’industria meridionale a rischio di estinzione.&amp;nbsp; Nelle aziende manifatturiere del Sud si concentra il 60% delle perdite di lavoro determinate dalla crisi. Dei 533mila posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281mila sono nel Mezzogiorno. E così riprende la fuga, quella conosciuta in altre epoche: negli ultimi dieci anni (2000-2009) dal Sud sono emigrati 600 mila lavoratori. E lo Svimez prevede che nei prossimi vent'anni, quasi un giovane su quattro lascerà quei territori.&lt;br /&gt;Ecco perché lascia sbalorditi la cantilena facilona del governo.&amp;nbsp; Sarebbe necessario correre ai ripari, dare davvero prime risposte alle richieste per misure atte a favorire una ripresa produttiva,&amp;nbsp; ad arrestare il ricorso al precariato. Cioè a forme di lavoro che non aiutano lo sviluppo, frantumano la coesione sociale, producono disperazioni e ribellismi prima o poi destinati a scoppiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sindacati attorno al tema dell’emergenza precari hanno fatto poco. Un po’ per la difficoltà nel rintracciare, organizzare, rappresentare donne e uomini che spesso lavorano in solitudine e spesso non cercano un rapporto con le organizzazioni presenti nel mondo del lavoro. Un po’ perché si è presi dai problemi quotidiani che coinvolgono moltitudini di presunti “posti fissi”.&amp;nbsp; La stessa Cgil ha faticato e fatica a organizzare iniziative pur lodevoli come quelle dei “giovani non più disposti a tutto”. Ha pesato nel cuore del sindacato, come ha rammentato ieri la stessa Susanna Camusso, una linea tesa a inseguire un’ipotesi di&amp;nbsp; abolizione immediata della legge 30 (quella che ha moltiplicato le forme contrattuali) voluta dal centrodestra. Sono stati disdegnati obiettivi anche parziali ma inseriti in un disegno di stabilità, come aveva cercato di costruire&amp;nbsp; il governo Prodi, soprattutto attraverso l’operato del ministro del Lavoro&amp;nbsp; Damiano.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora l’importante è riprendere l’impegno ponendo al centro delle manifestazioni e delle iniziative che si annunciano non solo la condizione di chi ha un lavoro ma che rischia di vederlo scomparire oppure di chi vede minacciati i propri diritti. Occorre mettere in primo piano&amp;nbsp; anche la condizione ancor più drammatica del popolo dei precari, quella che abbiamo visto ieri sera così drammaticamente rappresentata nella trasmissione “Presa Diretta” a cura di Riccardo Iacona su Rai3. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;E’ una lotta che negli ultimi tempi ha acquisito crescenti consensi. E’ possibile citare le&amp;nbsp; parole (purtroppo non inserite nella famosa&amp;nbsp; lettera segreta della Bce) di Mario Draghi. Aveva sostenuto l’allora presidente della Banca d’Italia che senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, “si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come sarebbe necessario rievocare il messaggio spedito di recente ad Ancona da Papa Benedetto XVI, allorché&amp;nbsp; incitava a&amp;nbsp; superare "l'incertezza del precariato e il problema della disoccupazione". Con l’avvertenza della necessità di un nuovo modello di sviluppo capace di porre al centro l'uomo, soprattutto chi ha meno, chi è disagiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono prese di posizioni, appelli, inviti che dovrebbero far riflettere. Anche il popolo dei precari rischia di essere attratto dalle sirene dell’antipolitica. E non ha i mezzi necessari per comprare intere pagine di giornali onde far sentire la propria voce, le proprie proposte.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-7779275651006667042?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/7779275651006667042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=7779275651006667042&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7779275651006667042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7779275651006667042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/precari-non-basta-chiedere-labolizione.html' title='Precari: non basta chiedere l&apos;abolizione'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5892375783336138953</id><published>2011-10-03T09:10:00.000+02:00</published><updated>2011-10-03T09:10:21.587+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Quando c'erano i giornali di fabbrica</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;C’è stata un’epoca in cui in numerose imprese del Paese operai, impiegati e tecnici, scrivevano e diffondevano i loro “giornali”. Sono vicende riprese in un libro redatto da un ex operaio, Augusto Campari.&amp;nbsp; Il titolo “Il tornio e la penna” (editrice Vme) descrive la sua vita da tornitore. Finchè è chiamato dalla direzione del Partito comunista a lavorare con Giancarlo Pajetta per la nascita e diffusione di una serie di giornali di fabbrica. Hanno testate diverse: “La colata, Il martello, Il 7B, La tenaglia, Il cingolo, In marcia, Il tasto, Fabbrica Unita”. &lt;br /&gt;Spesso, ricorda Campari, indicano piani produttivi. “Non ci siamo mai stancati di dire&amp;nbsp; che non è licenziando&amp;nbsp; che si salva la fabbrica, ma sfruttando tutti gli impianti”.&amp;nbsp; Quel giornale non è solo un “agitatore collettivo” ma “un creatore e organizzatore di cultura”.&amp;nbsp; Sono (anni 50) 160 edizioni, con 170 mila copie. I redattori operai partecipano anche a un convegno nazionale a Milano, nella sede dell’Associazione Stampa Lombarda con Giuseppe Di Vittorio per la Cgil (ma anche Sangalli della Cisl e Vigorelli della Uil). Marcella Ferrara (la mamma di Giuliano) scrive su “Rinascita”: …Scrittori, cineasti, giornalisti e artisti molti per la prima volta in vita loro, hanno saputo che in Italia gli operai non solo lavorano, non solo lottano per mantenersi il loro lavoro, ma - ormai in gran numero – scrivono e redigono giornali…”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta roba del passato? Quella esperienza è ripresa negli anni 60 e 70 dai consigli unitari voluti dai sindacati. E oggi? L’autore del libro, poi passato anche all’Unità a occuparsi in particolare di pubblcità, non nega le trasformazioni intervenute. Molte di quelle testate ricordano fabbriche che non ci sono più. E oggi forse bisognerebbe ricorrere a comunicazioni diverse, attraverso il web. Sopratutto per il popolo diffuso dei precari, magari affidando la loro redazione non a solo a funzionari del sindacato ma soprattutto agli interessati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;E poi visto che si parla tanto di contrattazione aziendale (magari solo allo scopo di&amp;nbsp; uccidere il contratto nazionale) perché non prendere sul serio questa presunta disponibilità imprenditoriale. Sarebbe importante organizzare un rilancio vero di una contrattazione aziendale, anche in tempo di crisi, collegata e non in contrapposizione al contratto nazionale. Fondata sulla partecipazione vera dei lavoratori, non chiamati solo a partecipare allo sciopero o per un No o Un Si a una trattativa difficile. E allora si potrebbe anche rimettere in campo giornali (di carta o on line) nei luoghi di lavoro. Potrebbe essere un modo per riscoprire l’unità e per dar vita a una partecipazione consapevole, che non si occupa solo di attendere una qualche elargizione in utili calati dall’alto.&amp;nbsp; Un’utopia?&amp;nbsp; Il postfordismo lo vieta?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5892375783336138953?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5892375783336138953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5892375783336138953&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5892375783336138953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5892375783336138953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/10/quando-cerano-i-giornali-di-fabbrica.html' title='Quando c&apos;erano i giornali di fabbrica'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5691535832641846588</id><published>2011-09-30T18:21:00.000+02:00</published><updated>2011-09-30T18:21:52.485+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Sulla "lettera segreta" divisi Corriere e Stampa</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Il “Corriere della Sera” e “La Stampa” danno interpretazioni diverse della lettera fino a l’altro ieri segreta, firmata dalla Banca europea (Draghi-Trichet). Il “Corriere” con Antonio Polito da ragione al commento entusiasta del ministro del welfare Maurizio Sacconi. L’editto dei banchieri dimostrerebbe che lui ha obbedito pedisseguamente agli ordini, redigendo il famoso articolo otto della manovra anticrisi. Quello che affida a sindacati aziendali d’ogni colore la possibilità di buttare all’aria il diritto del lavoro italiano e non solo l’articolo 18 sui licenziamenti facili. &lt;br /&gt;“La Stampa”, invece, con un’analisi di Stefano Lepri, nota come la Bce abbia sottolineato positivamente il fatto che l’accordo raggiunto (senza il governo) il 28 giugno tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria si muoveva nella direzione auspicata.&amp;nbsp; Ovverosia (aggiungiamo noi)&amp;nbsp; dando piu spazio alla contrattazione aziendale ma salvaguardando criteri di consenso democratico da parte dei lavoratori e impedendo l’uso di sindacati di comodo. Sarebbe bastato&amp;nbsp; al governo esaltare quell’accordo unitario. Ha invece voluto ignorare quel testo, procedere con un decreto dettato dall’ossessione di spaccare i sindacati (oltre che lo Statuto dei lavoratori). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La Stampa” inoltre fa notare come nella “lettera segreta” si proponga, di rivedere profondamente le norme sui licenziamenti e sulle assunzioni , però in congiunzione con un nuovo sistema&amp;nbsp; di assicurazione alla disoccupazione. Non si parla della soppressione dell’articolo 18 dello Statuto. &lt;br /&gt;E allora vien da chiedere quale nuovo sistema di assicurazione alla disoccupazione sia contenuto nella manovra anticrisi. E quali nuove norme sulle assunzioni siano state introdotte per impedire il dilagare dalla precarietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo è grave che l’Europa sia diretta da due banchieri e non dagli organismi comunitari. Ma almeno su quel che dicono bisognerebbe poter stabilire la verità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5691535832641846588?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5691535832641846588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5691535832641846588&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5691535832641846588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5691535832641846588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/09/sulla-lettera-segreta-divisi-corriere-e.html' title='Sulla &quot;lettera segreta&quot; divisi Corriere e Stampa'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3400000095382487939</id><published>2011-09-27T13:17:00.001+02:00</published><updated>2011-09-27T13:24:16.427+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Le foto del lavoro in Puglia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-2_UUsKRZtTM/ToGyTLmc_aI/AAAAAAAAAJ8/nxBX9hUaZlw/s1600/Il+lavoro+pi%25C3%25B9+importante+-+essere+genitore.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="231" src="http://3.bp.blogspot.com/-2_UUsKRZtTM/ToGyTLmc_aI/AAAAAAAAAJ8/nxBX9hUaZlw/s320/Il+lavoro+pi%25C3%25B9+importante+-+essere+genitore.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Arrivo a Bari, leggo sui giornali pagine e pagine dedicate al pugliese Tarantini, sosto davanti al busto di Aldo Moro, emblema di un altra Puglia. Quella che ritroviamo alla Festa nazionale del PD dedicata ai temi dell'economia e del lavoro. Partecipo alla giuria per un concorso particolare. Non per eleggere nuove miss intraprendenti. L'obiettivo è scoprire "il lavoro che non si vede", Ed ecco l'immagine dell’altra Puglia. Hanno aderito al concorso soprattutto ragazzi e ragazze, spesso precari. Con fotografie di lavori poco conosciuti, come quelli delle donne che ricamano abiti da sposa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giuria (oltre al sottoscritto Michele Casella del Pool magazine, Marco Fraddosio fotografo, Ludovico Fontana&amp;nbsp; del Corriere del Mezzogiorno) alla fine sceglie per l’assegnazione del premio finale un ex-aequo. La cifra è modesta (300 euro) ma quel che vale è la citazione, l'uscita dall'anonimato e la pubblicazione poi delle opere in un calendario curato dal PD pugliese. I due vincitori sono Giovanni Quinto e Andrea Melato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo ha ripreso un lavoro tradizionale delle campagne pugliesi, la cernita dei pomodori. Una foto dai colori mescolati che ricorda un quadro di Van Gogh. Le donne curve voltano le spalle, i visi non si vedono. Posso immaginare un pezzo dell'esercito di immigrati senza diritti che popolano le nostre terre e partecipano a produrre la ricchezza del Paese. Un lavoro che non si vede anche nel senso che quasi sempre non viene riconosciuto, non gode delle tutele riservate ad altri. Il titolo dell'opera sembra scherzare con un passato lontano:"La Cellula rossa". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda opera ha una forte carica emozionale. Rappresenta un operaio reduce da un cantiere edile o da un azienda siderurgica per via dell'elmetto protettore che porta ancora in testa. È appena entrato in casa e, pur esprimendo nel viso il peso della fatica accumulata, abbraccia e culla il piccolo figlio. Un "secondo lavoro", quasi sempre assegnato alla donna lavoratrice e che in questo caso tocca al maschio. L’autore, il giovanissimo Andrea Melato, ha posto come&amp;nbsp; titolo queste parole "Il Lavoro Più Importante: Essere Genitore". Una scelta non banale che porta alla ribalta il cosiddetto "lavoro di cura" e che parla più di tanti documenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È uno dei temi che attraversano questa Festa promossa nel pieno della crisi che scuote il Paese. Una scelta spesso contrastata, tesa a radicare il PD nel mondo del lavoro. Con interventi di tanti dirigenti (Fassina Letta D'Alema Gabaglio Damiano D'Antoni Santini e molti altri). Un modo per far capire che non si può immaginare una futura necessaria rinascita, senza affrontare i problemi di una crescita produttiva che porti anche a una crescita dei diritti. Un riconoscimento del ruolo e della dignità del lavoro. Lasciando alle spalle i faccendieri alla Tarantini.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3400000095382487939?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3400000095382487939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3400000095382487939&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3400000095382487939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3400000095382487939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/09/le-foto-del-lavoro-in-puglia.html' title='Le foto del lavoro in Puglia'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-2_UUsKRZtTM/ToGyTLmc_aI/AAAAAAAAAJ8/nxBX9hUaZlw/s72-c/Il+lavoro+pi%25C3%25B9+importante+-+essere+genitore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-7938760706975883065</id><published>2011-09-27T13:08:00.001+02:00</published><updated>2011-09-27T13:22:45.944+02:00</updated><title type='text'>Pierre Carniti e "il cavaliere inesistente"</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-J7EJyLNFgg8/ToGx2pn3qyI/AAAAAAAAAJ4/ZOEMjA4LDok/s1600/Pierre+Carniti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-J7EJyLNFgg8/ToGx2pn3qyI/AAAAAAAAAJ4/ZOEMjA4LDok/s1600/Pierre+Carniti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L'annuncio di un "manifesto per la crescita" da parte della presidente della Confindustria Emma Marcegaglia è stato indicato anche come terreno di confronto con le altre parti sociali. È riapparsa così l'ipotesi di un "patto sociale". Tale ipotesi è già accompagnata, però, da dissensi sui possibili contenuti, ad esempio in tema di riforma delle pensioni. Anche se è bene chiarire che i vari punti del "Manifesto" non sono ancora stati messi nero su bianco. Chiediamo un parere comunque su un futuribile patto sociale a Pierre Carniti, per tanti anni segretario generale della Cisl e che ha vissuto a lungo in prima persona le vicende del mondo del lavoro, dai tempi dell'autunno caldo fino alle soglie degli anni 90. E che non si è certo dimesso dall'impegno sociale e dallo studio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Dico subito che al di là dei contenuti, ancora non del tutto espliciti, un patto sociale avrebbe bisogno dell'accordo di tre soggetti: i lavoratori, le imprese, il governo. Quest'ultimo appare invece come il titolo di un libro di Italo Calvino "Il cavaliere inesistente": era morto e continuava a combattere. E quindi non può essere coinvolto prima che la polizia funeraria abbia espletato i suoi compiti...".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una presa di posizione ufficiale di due degli attori (sindacati e imprenditori) non potrebbe però incidere sulla ascesa di un "cavaliere esistente"?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mi pare francamente una&amp;nbsp; mossa non risolutiva, a parte una specie di paranoia già espressa in materia di pensioni. È stato, questo, un modo per strizzare l'occhio a coloro che pensano che il risanamento debba essere posto in carico a lavoratori e pensionati. Trattasi in realtà non di spesa pubblica bensì di spesa privata formata da salario differito. Il bilancio previdenziale è in equilibrio salvo alcuni fondi in passivo come quelli dell'Alitalia e dei dirigenti d'azienda. Se si deve intervenire s'intervenga su questi gruppi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quali sono le priorità sulle quali occorrerebbe far leva?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Un debito pubblico che rischia di mandare a fondo noi e l'Europa, i salari per una ripresa della domanda interna, il lavoro nelle sue innumerevoli forme spesso precarie".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;È apparso sulla rivista on line "Eguaglianza e Libertà" un suo articolo dove per il debito pubblico accenna a misure come una patrimoniale straordinaria, l'annullamento di spese per progetti megalomani, la vendita di una parte della Rai così come delle attività bancarie e commerciali delle poste nonché della gestione dell'alta velocità Fs, la cessione di beni demaniali...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Aggiungerei, dato il nostro stato semi-fallimentare, la possibile rinuncia alle missioni all'estero. Per il rilancio dell'economia bisognerebbe poi rianimare la domanda interna. E siccome non si può chiedere alle imprese di aumentare i salari e data la congiuntura bisognerebbe adottare criteri di moderazione salariale, occorrerebbe utilizzare la leva fiscale. Sapendo però che non si possono mettere insieme le risorse fiscali per le imprese e le risorse fiscali per i lavoratori. O l'aumento dei salari, necessario per l'espansione delle domanda interna e quindi della crescita, è assicurato dalle stesse imprese, o deve essere assicurato dalla leva fiscale. Non esiste una terza via".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quali altri interventi sono possibili in materia di lavoro?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Comincerei col sopprimere quelle misure eccentriche, per non dire demenziali,&amp;nbsp; destinate a defiscalizzare le ore straordinarie. Le definisco eccentriche perché adottate in una fase in cui non c'è abbastanza lavoro per tutti. Sarebbe poi importante intervenire su quelle 38 forme di lavoro adottabili nel mercato del lavoro, con un vero e proprio record non riscontrabile in nessun altro paese europeo. Sarebbe meglio invece di insistere nella diffusione del precariato, ristrutturare meglio formule come quelle sperimentate nel nord Europa e basate sul Part time".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Potrebbero essere questi i capisaldi di un possibile condiviso manifesto per la crescita, premessa davvero, quando ci fosse il necessario terzo interlocutore, di un impegno comune?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ritorno a dire che non mi sembra possibile parlare oggi di patto sociale: occorre aspettare i necrofori del Cavaliere inesistente. E non serve raccontare la solita favola di Capuccetto Rosso: le pensioni da riformare, le troppe rigidità del mercato del lavoro...".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-7938760706975883065?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/7938760706975883065/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=7938760706975883065&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7938760706975883065'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7938760706975883065'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/09/pierre-carniti-e-il-cavaliere.html' title='Pierre Carniti e &quot;il cavaliere inesistente&quot;'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-J7EJyLNFgg8/ToGx2pn3qyI/AAAAAAAAAJ4/ZOEMjA4LDok/s72-c/Pierre+Carniti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-373328493215693369</id><published>2011-09-12T08:22:00.000+02:00</published><updated>2011-09-12T08:22:05.317+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Dolori italiani tra Spinoza e psicanalisi</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Mi è capitato di assistere a un incontro singolare tra esponenti della Spi (Società Psicanalitica Italiana) e i protagonisti di un Blog dissacrante caro soprattutto ai giovani e intitolato a Spinoza (&lt;a href="http://www.spinoza.it/"&gt;www.spinoza.it&lt;/a&gt;). Il tutto nell’ambito di un festival tenutosi a Vittorio Veneto, (“Comoda-Mente”) dedicato al tema della fedeltà, con contributi di personalità della cultura e della società civile, a cominciare da Stefano Bolognini (da poco eletto presidente dell'International Psychoanalytic Association), per continuare con Gerardo Colombo, Riccardo Illy, Sergio Nava, Antonia Arslan, Khaled Fuad Allam e molti altri.&lt;br /&gt;Tra questi gli “spinoziani”, un team coordinato da Stefano Andreoli e Alessandro Bonino, nato nel 2005, con centinaia di collaboratori sparsi in tutta Italia. Tutti intenti a coniare quotidiane e fulminanti battute che poi percorrono anche le strade di Facebook e di Twitter. Senza discriminazioni. Ce n’è per Berlusconi ma anche per Bersani. Ecco qualche esempio: “C'è chi si iscrive a Facebook per cercare lavoro. E per poi stare su Facebook tutto il giorno”. Oppure: “Il ministro Sacconi parla appeso a un filo. È la metafora del governo”. Il ministro partecipava a una delle iniziative del Festival e loro commentano: “Il dibattito si svolge in una fabbrica abbandonata. Giusto per abituarsi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono dei professionisti, ciascuno di loro ha un’occupazione privata diversa. Hanno un crescente esercito di seguaci e tanta popolarità nasce dal fatto che in questi tempi difficili interpretano, senza mediazioni e inibizioni, lo stato d’animo degli italiani. O, meglio le problematiche degli italiani. E qui s’inserisce il singolare incontro con la Spi, ovvero con chi ogni giorno incontra le sofferenze più diverse e le analizza. E che hanno confrontato, nel corso di interviste e discussioni, le proprie esperienze con quelle di altri. Leggo, a questo proposito sul loro sito (&lt;a href="http://www.spiweb.it/"&gt;www.spiweb.it&lt;/a&gt;) delle iniziative al Festival di&amp;nbsp; Vittorio Veneto: “Sapendo quanto spesso abbiamo incontrato il dolore dei&amp;nbsp; giovani quando&amp;nbsp; non sentono di avere un futuro, abbiamo chiesto sull'esodo dei cervelli, sulle nuove comunità che si creano, sul ‘saldo’ tra chi&amp;nbsp; viene e chi va e quindi sui nuovi migranti. Abbiamo sentito parlare anche&amp;nbsp;&amp;nbsp; del mancato riconoscimento dei ‘cervelli’ e del conseguente bisogno, da&amp;nbsp; parte dei molti non riconosciuti, di creare e cercare miti, passioni,&amp;nbsp; filosofie e sistemi di pensiero…”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tematiche emerse anche nell’incontro-intervista con i satirici. Due modi diversi, certo, di guardare la realtà umana. Ma che possono servire, potrebbero servire. I primi, magari, per dare, ridendo, un momentaneo sollievo, attraverso un nuovo metodo apparentemente caotico per sviluppare un pensiero critico. I secondi per capire meglio le cause più profonde delle nostre sofferenze. Alla ricerca di “rimedi per i singoli, ma anche per tutti noi.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-373328493215693369?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/373328493215693369/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=373328493215693369&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/373328493215693369'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/373328493215693369'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/09/dolori-italiani-tra-spinoza-e.html' title='Dolori italiani tra Spinoza e psicanalisi'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3931292815518118606</id><published>2011-09-09T08:17:00.000+02:00</published><updated>2011-09-12T08:18:43.357+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Quando gli operai vlevano studiare il clavicembalo</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Il ricordo è di Franco Bentivogli, un tempo segretario generale della Fim-Cisl. Lui con Bruno Fernex (Fiom) e Antonio Guttadauro (Uilm) erano stati spediti a guidare le trattative sulle 150 ore, una straordinaria esperienza di studio e formazione. “Quando toccò a me illustrai la richiesta delle 150 ore come diritto allo studio in senso ampio e non limitato alle scuole professionali… Il cavalier&amp;nbsp; Mandelli mi rispose di getto: Signor Bentivogli, secondo lei un operaio con le 150 ore potrebbe imparare a suonare il clavicembalo? Risposi con le stesso tono: Sì!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Le testimonianza, con altre (Paola Piva,&amp;nbsp; Antonio Lettieri, Fiorella Farinelli, Stefano Musso,&amp;nbsp; Massimo Negarville, Roberto Pettenello,&amp;nbsp; Lia Ghisani, Giovanni Avonto,&amp;nbsp; Gianni Vizio, Silvano Furegon, Angelo Rossi) sono raccolte nel bel volume curato da Francesco Lauria “Le 150 ore per il diritto allo studio”,&amp;nbsp; Edizioni Lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Nella prefazione Bruno Manghi sottolinea come l’idea originaria era stata di Bruno Trentin. Dirigenti dei tre sindacati (come non ricordare Pippo Morelli o Bruno Fernex?) coinvolsero oltre un milione e mezzo di persone nell’ambizioso progetto, inserito, nel 1973, in un rinnovo contrattuale. Scorrendo memorie e documenti, raccolti da Lauria, par di scorgere un processo che rappresentava anche una contaminazione tra culture diverse. Era il fiume sotterraneo che poteva fare da pilastro a una possibile unità sindacale. Poi come è noto si arrestò e anche quella esperienza delle 150 ore non ebbe un seguito. Manghi parla di “un grande balzo in qualche misura interrotto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come rammenta Paola Piva “i lavoratori vedevano nella formazione professionale una compressione del loro spazio di libertà e di emancipazione culturale”.&amp;nbsp; Di qui anche il proclama: “Vogliamo imparare a suonare il clavicembalo”. Mentre Tonino Lettieri osserva come in quell’apologo del clavicembalo c’era “l’idea che puoi sposare il tuo lavoro manuale con l’interesse intellettuale a impadronirti di una tecnica e di una cultura che ti sono rimaste estranee”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E oggi? Oggi l’offerta formativa come dice ancora Bentivogli andrebbe rilanciata anche per la velocità dei cambiamenti che rende le conoscenze rapidamente obsolete. E&amp;nbsp; Tullio De Mauro della postfazione spiega come le 150 ore avrebbero dovuto sfociare nel passaggio a un sistema nazionale di istruzione degli adulti.&amp;nbsp; Pesa oggi negativamente , nella vita sociale e produttiva, “la deficitaria condizione di literacy e numeracy degli adulti italiani”. Certo ci sono stati lampi di attenzione. “Ma i lampi non fanno una luce, la necessaria luce diffusa e continua sul mondo oscuro della bassa scolarità intrecciata a una minacciosa e ancor più grave dealfabetizzazione in età adulta”. Ecco perché il lavoro di Lauria, conclude De Mauro, può essere l’occasione per aprire un rinnovato discorso…”.&amp;nbsp; Un viatico da condividere soprattutto in questi tempi difficili.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3931292815518118606?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3931292815518118606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3931292815518118606&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3931292815518118606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3931292815518118606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/09/quando-gli-operai-vlevano-studiare-il.html' title='Quando gli operai vlevano studiare il clavicembalo'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8848405612033657846</id><published>2011-09-06T16:49:00.000+02:00</published><updated>2011-09-06T16:49:20.274+02:00</updated><title type='text'>Uno sciopero che può pesare</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Qualcuno potrebbe dire che è un "dejà vu", ricordando la imponente manifestazione del 2002 al Circo Massimo, voluta dalla sola Cgil, guidata da Sergio Cofferati, in difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (regole sui licenziamenti). Oggi siamo in realtà, ancor più dopo gli elementi peggiorativi (illustrati come migliorativi) introdotti con gli emendamenti al famoso articolo otto della manovra anti-crisi sui contratti, a un attacco senza precedenti al mondo del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche nel 2002, alla vigilia della manifestazione, si era scritto di un sindacato isolato, senza speranza di risultati. Toni spesso sarcastici e irridenti che sparirono quasi di colpo il giorno dopo, quando anche gli osservatori ultramoderati presero atto di un movimento potente che non si poteva ignorare. Tanto è&amp;nbsp; vero che l'obiettivo di quella giornata fu raggiunto. Non passò il tentativo di cancellare un elemento importante dello Statuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora l’offensiva ritorna moltiplicata nell’ambito di una serie di misure&amp;nbsp; che non rappresentano una risposta equa e seria alla crisi economica. L’articolo otto del decreto, ora emendato, certo non nomina formalmente quella norma anti-licenziamenti. Con una furbata l'estensore del provvedimento decide però che nel futuro sarà data via libera a contratti aziendali d'ogni specie, sorpassando così i contratti nazionali, e calpestando le leggi.&amp;nbsp; Tali contratti potranno essere sottoscritti dalle associazioni sindacali più diverse e potranno interessare le materie più diverse comprese quelle che vengono chiamate, con uno sgradevole eufemismo, "flessibilità in uscita". Ecco: sono i licenziamenti facili. Il gioco - un gioco mascherato - è fatto. L'articolo 18 ritorna in scena sotto camuffate spoglie. Accompagnato (nell'articolo nove) da misure che gridano vendetta come l'instaurazione di reparti confino per disabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatto sta che molti hanno alzato il velo e si è scoperto che oggi la partita è ben più pesante rispetto a quella del 2002. Perché questo articolo otto, nipote&amp;nbsp; dell'articolo diciotto, se passasse, inserito in una manovra che peserà sulle condizioni non solo materiali del mondo del lavoro, avrebbe una funzione devastante sull'intero diritto del lavoro. Finirebbe non solo col cancellare il contratto nazionale, ma introdurrebbe una vera e propria giungla nei rapporti di lavoro a scapito delle stesse imprese. E assesterebbe un colpo pressoché definitivo a ogni ipotesi di ripresa del processo unitario tra Cgil, Cisl e UIL.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure proprio poche settimane fa, il 28 giugno 2011, era stato raggiunto un accordo fra le tre Confederazioni, che pareva aprire una nuova strada sostenendo, tra l'altro, nuove regole di rappresentanza e democrazia sindacali, capaci di coinvolgere i lavoratori e impedire accordi separati. Era un intesa unitaria che al governo non piaceva e che è stata disdettata dall'articolo otto.&lt;br /&gt;Non c'è stata solo la Cgil di Susanna Camusso a dare l'allarme, ad alzare quel velo. Tra i primi a svelare l'arcano c'è stato l'ex ministro del Lavoro del governo Prodi Cesare Damiano nonché i dirigenti Pd Stefano Fassina e Emilio Gabaglio. Una presa di posizione decisiva era poi venuta da un gruppo di eminenti studiosi dei problemi del lavoro, appartenenti a diverse culture politiche come Aris Accornero, Gian Primo Cella, Umberto Romagnoli, Lorenzo Bordogna, Mimmo Carrieri, Donata Gottardi, Fausta Guarriello, Franco Liso, Luigi Mariucci, Franco Scarpelli, Valerio Speziale, Lorenzo Zoppoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nomi pesanti che dovrebbero far riflettere tanti amici e compagni della Cisl e della Uil.&lt;br /&gt;La richiesta dei citati studiosi era quella di ritirare del tutto quel testo che nulla ha a che fare con i problemi della crisi economica e di quella "crescita" così invocata dalla stessa Confindustria. Sarebbe necessario, invece, diceva l'appello, "riprendere spirito e metodo del 1992-1993" e recepire l'accordo interconfederale del 28 giugno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Cgil non può dunque dirsi sola a questa prova dello sciopero generale. Un quotidiano, il "Riformista", ha riportato dichiarazioni di studiosi e intellettuali come Domenico De Masi e&amp;nbsp; Luca Ricolfi che hanno finito col condividere i motivi della protesta. Il gioco "lucido e scaltro" per usare un verso di Paolo Conte, usato dal centrodestra sta suscitando dissensi e rivolte. Le sortite autoritarie del ministro Sacconi contro i "bastardi anni 70",&amp;nbsp; gli anni dell'unità e della riscossa sindacale, hanno sollevato contestazioni all'assemblea delle ACLI e persino a Vittorio Veneto, accanto alla città natale del ministro. Ora l’attesa è per lo sciopero generale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8848405612033657846?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8848405612033657846/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8848405612033657846&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8848405612033657846'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8848405612033657846'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/09/uno-sciopero-che-puo-pesare.html' title='Uno sciopero che può pesare'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-83723148720928136</id><published>2011-09-05T10:00:00.000+02:00</published><updated>2011-09-05T10:00:04.612+02:00</updated><title type='text'>La rivoluzione sacconiana</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;E’ una vera e propria rivoluzione. Come hanno spiegato i quotidiani d’ogni colore inizia un’era nuova nel mondo del lavoro. Non sarà più l’imprenditore duro e puro a licenziare i lavoratori per un qualsiasi motivo. Sarà il sindacato in prima persona a farsi carico di questa penosa necessità. E’ una fantastica novità inserita all’ultimo momento dal centro destra nella manovra anticrisi. E’ la mossa risolutiva per convincere i mercati, impedire la recessione, salvare il Paese. E per convincere gli ultimi indecisi a seguire Susanna Camusso&amp;nbsp; nell’annunciato sciopero generale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta comporterà una trasformazione moderna del delegato sindacale. Costui passeggerà nei luoghi di lavoro guardato con rispetto e deferenza dagli umili,&amp;nbsp; semplici&amp;nbsp; lavoratori desiderosi di entrare nelle sue simpatie. Per non essere licenziati. Come un vero boss da fronte del porto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Toccherà ad esempio a lui, il boss sindacale, decidere se i lavoratori potranno essere spiati come impediva, invece, il precedente arcaico Statuto dei lavoratori. Lo spiega su “La Stampa” il professor Maurizio Castro, già capo del personale alla Zanussi. Appositi impianti audiovisivi potranno così misurare la produttività individuale. Tempi modernissimi.&lt;br /&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;Certo non ci sarà più la giustizia eguale per tutti (del resto già oggi è forse così?). C’è chi sarà spiato e chi no. Ogni azienda, ogni territorio avrà la sua giustizia del lavoro. Dipenderà dai diversi tribunali sindacali. Certo la concorrenza tra aziende sarà spietata e qualche buon padrone ci lascerà le penne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una specie di federalismo del lavoro. Anzi una specie di atomizzazione, polverizzazione. Questo mentre si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia.&amp;nbsp; Temiamo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia di che impensierirsi. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-83723148720928136?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/83723148720928136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=83723148720928136&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/83723148720928136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/83723148720928136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/09/la-rivoluzione-sacconiana.html' title='La rivoluzione sacconiana'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5455023167540234560</id><published>2011-08-25T09:13:00.002+02:00</published><updated>2011-08-25T09:13:34.442+02:00</updated><title type='text'>L'indifferenza di Bonanni</title><content type='html'>Nella ennesima disputa che vede Cisl e Uil contrapposte alla Cgil non c'è solo l'accusa di proclamare uno sciopero inutile e non nella giornata di sabato. C'è una motivazione meno formale e più attinente ai sacrifici che i lavoratori italiani sono chiamati a fare per salvare il Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho capito meglio tale motivazione ascoltando l'intervento (registrato da Radio Radicale) di Raffaele Bonanni al Meeting di Rimini. Con passaggi ignorati dalla stampa. Uno, decisivo, spiegava animosamente come la manovra in fase di discussione, abbia caratteristiche "bipartisan". Ovverosia concordate tra governo di centro-destra e opposizione di centro-sinistra, ai danni del mondo del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una considerazione che non può non portare alla indifferenza nei confronti di ogni azione di lotta sindacale capace di sostenere emendamenti, controproposte, correzioni alle misure già annunciate dal governo, sia pure in una quotidiana e dissennata altalena. Se le cose stanno così, se invece governo e opposizione sono già d'accordo sul da farsi e vogliono colpire i salariati invece che i possessori di grandi patrimoni, perché promuovere uno sciopero generale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un'indifferenza pericolosa quella esposta dal segretario generale della Cisl, anche perché non confortata dai fatti. Basterebbe esaminare nel merito le proposte illustrate da Bersani e quelle affiorate nel crogiolo del centro-destra per capirlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è un'indifferenza pericolosa anche perché sembra ignorare le tensioni che stanno percorrendo la società italiana, investendo innanzitutto centinaia di comuni. Ignorarle vuol dire ignorare il fatto che la mannaia che sta per calarsi su quei Comuni sarà una mannaia calata innanzitutto sul mondo del lavoro, su servizi essenziali per anziani e non anziani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un'indifferenza suicida, facilita movimenti di protesta senza sbocco, pericolosi per la democrazia. Ed appare singolare il fatto che Bonanni sia giunto a questo approdo, nel suo discorso al Meeting, dopo aver elencato con puntualità le malefatte del governo in questi ultimi tre anni. Chi ha contribuito a permettere una tale disastrosa politica? Forse avranno portato a casa scarsi risultati gli scioperi della Cgil ma sarebbe da chiedersi a che cosa siano serviti i comportamenti diversi di Cisl e UIL.  Una decisa ripresa unitaria forse sarebbe più utile.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5455023167540234560?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5455023167540234560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5455023167540234560&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5455023167540234560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5455023167540234560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/08/lindifferenza-di-bonanni.html' title='L&apos;indifferenza di Bonanni'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-4249287630893342460</id><published>2011-08-22T12:43:00.002+02:00</published><updated>2011-08-22T12:43:57.888+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Da Gabaglio a Treu: no ai contratti nel decreto</title><content type='html'>Il decreto sulla manovra anti-crisi, con i suoi contenuti e con le polemiche che l'accompagnano dovrebbero poter vedere in scena un sindacato forte e unito, sostenuto da un movimento di massa. Non è così finora. La lettera-proposta Cgil agli altri interlocutori sindacali non ha dato i risultati sperati. Questo rischia di nuocere alla possibilità d'introdurre iniezioni di equità nella manovra stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Uno dei motivi di divisione riguarda l'introduzione nel decreto di alcune norme che riguardano i contratti, compresa la possibile rimozione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, tramite sindacati aziendali di comodo. Norme che nulla hanno a che vedere con l'obiettivo di affrontare lo sconquasso economico. Lo ha fatto notare, tra gli altri, sul "Riformista", un dirigente politico avveduto come Emanuele Macaluso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre voci si sono poi levate. Tra queste quella di Emilio Gabaglio che con Stefano Fassina ha firmato sull'Unità un articolo nel quale si spiega che "il testo governativo è inaccettabile e va ritirato". Una presa di posizione chiara e condivisa da un dirigente come Emilio Gabaglio ben conosciuto e stimato nel mondo del lavoro, già segretario nazionale delle ACLI, poi segretario generale della Ces (confederazione europea dei sindacati) e costruttore di una nuova dimensione internazionale dei sindacati (Ituc-Csi). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come dovrebbero trovare ascolto le parole di Tiziano Treu, uno studioso che ha spesso accompagnato la storia della Cisl. Ha scritto su "Europa" che esiste il rischio, attraverso di "una balcanizzazione del diritto del lavoro". Treu spiega che i "contratti decentrati potrebbero essere conclusi da qualunque tipo di rappresentanza aziendale anche minoritaria e non legata a sindacati nazionali rappresentativi". Qui sta il trucco adottato: attraverso sindacati di comodo si potrebbero concordare in singole aziende regole sui licenziamenti scavalcando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che si dice di non voler toccare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto la manovra sia realistica lo dimostra anche una dichiarazione di Giorgio Santini, segretario Cisl, che, pur non scostandosi dalle posizioni ufficiali della sua confederazione, ha dichiarato come occorra specificare che "le deroghe possono farle solo le rappresentanze sindacali nazionalmente rappresentative per evitare accordi pirata con sindacati gialli".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voci diverse. Speriamo portino a un qualche risultato, impediscano la trasformazione del sistema produttivo in una giungla dove ciascuno fa per se a danno delle stesse imprese. Rimane un interrogativo sull'iniziativa del ministro Maurizio Sacconi che non è certo un ingenuo da quattro soldi. Possibile che abbia agito da solo cercando d'imporre questa furba rivoluzione nei contratti di lavoro? O ha ragione chi ha scritto di incontri segreti, mai smentiti, per preparare il tutto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-4249287630893342460?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/4249287630893342460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=4249287630893342460&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4249287630893342460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4249287630893342460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/08/da-gabaglio-treu-no-ai-contratti-nel.html' title='Da Gabaglio a Treu: no ai contratti nel decreto'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3112349031921514328</id><published>2011-08-22T12:39:00.001+02:00</published><updated>2011-08-22T12:39:59.518+02:00</updated><title type='text'>Trentin che sognava un Europa sociale e politica</title><content type='html'>Moriva, cinque anni fa, il 23 agosto del 2006 Bruno Trentin, ed il suo nome, proprio in questi giorni concitati dedicati alla crisi, è spesso riaffiorato. Con la rievocazione di quegli accordi che prima nel 1992 e poi nel 1993 permisero d'impedire il tracollo economico del Paese e di stabilire, nello stesso tempo un nuovo sistema dei contratti di lavoro, resistito fino ai giorni nostri. Accordi firmati, a nome della Cgil, da Trentin, anche tra aspre polemiche. Spesso tali rievocazioni hanno però una caratteristica strumentale. Quella di tentare di spingere il sindacato oggi ad accettare misure intollerabili, senza nemmeno un negoziato convincente, senza un coinvolgimento serio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un altro aspetto della complessa attività di Trentin che meriterebbe di essere ricordato e che investe la sua attività nel campo europeo. Un contributo importante viene ora da un libro (edizioni Ediesse) curato da Sante Cruciani: "La sinistra europea e la sfida dell'Europa politica. Bruno Trentin al parlamento europeo". Come spiega Iginio Ariemma nell'introduzione il volume contiene gli interventi al Parlamento europeo (dal 1999 al 2004); una selezione di scritti, saggi, interviste; i contributi scaturiti da una tavola rotonda promossa dalla Fondazione Giuseppe di Vittorio e dal Gruppo dei Socialisti tenutasi a Bruxelles nel febbraio di quest'anno; i documenti elaborati dalla Commissione progetto dei Democratici di Sinistra, di cui era presidente; i documenti prodotti dal "Gruppo Spinelli"; le testimonianze di Pasqualina Napoletano, Elena Paciotti, Andrea  Cozzolino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un filo conduttore in questo vasto materiale che immediatamente si collega alle aspre discussioni di questi nostri giorni: l'impegno a dare un ruolo decisivo all'Unione Europea nel campo economico e sociale. Ruolo finora mancato o affidato episodicamente al capo della banca europea Trichet o alle sortite televisive di Merkel-Sarkozy.  L'obiettivo che emerge negli scritti di Trentin, sottolinea Sante Cruciani è quello di rendere l’Unione europea capace di "divenire un grande soggetto riformatore nei confronti dei processi di globalizzazione selvaggia". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una testimonianza interessante viene da Robert Gobbels coordinatore al Parlamento europeo, che, intervenendo nella tavola rotonda a Bruxelles, sottolinea come Trentin avesse "già percepito la crisi economica alle soglie dell’Unione Europea". Ricorda come dicesse: "Penso innanzitutto alla necessità di far fronte al rallentamento della crescita economica attraverso un coordinamento ugualmente anticiclico delle politiche economiche e&lt;br /&gt;sociali. Un coordinamento che porti, attraverso misure di cooperazione rafforzata tra membri della zona euro, a una vera e propria gestione concertata dell’unione monetaria". Gobbels racconta anche un aneddoto: "Un giorno per il gruppo socialista avevo ottenuto la relazione sull’entrata della Grecia nell’euro, e mi sono detto che sarebbe stato un incarico da affidare a Bruno. Gli ho detto: Bruno, ma ti interessa?, e lui mi ha guardato con questi occhi celesti insondabili e mi ha detto semplicemente: No. E poi, dopo qualche mese, mi sono chiesto se già non avesse dei dubbi relativamente alla situazione economica della Grecia".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È incessante, nelle riflessioni trentiniane, l'idea di un progetto sociale che debba accompagnare la costruzione europea. Osserva in un convegno del Centro di riforma dello Stato nel 2000: "Quale Europa riusciremo mai a costruire senza un progetto di società che si affermi nella maggioranza dei cittadini, che parli alla società civile, che riesca a farsi intendere anche attraverso il confronto?". E in una intervista a "Quale Stato?" così risponde a Sandro Morelli: "Probabilmente arriveremo all’imposta Tobin. Tutte le misure che possono disincentivare almeno gli spostamenti a breve, a brevissimo termine dei capitali sono scelte positive. Ma c’è un problema tutto politico da risolvere: queste misure non possono che essere adottate da un’istituzione in grado di deliberare a livello europeo... Il che vuol dire non soltanto creare un fondo comunitario ma coordinare le politiche economiche dei singoli governi. Vuol dire subordinare, in ogni singolo paese, il finanziamento e l’incentivazione alla creazione di progetti europei..".&lt;br /&gt;C'è nel volume di Cruciani, naturalmente, anche una rievocazione della personalità di Trentin "sindacalista". Così Susanna Camusso rievoca l'autunno caldo: "Credo che sia stato in quella stagione, per quello che abbiamo visto e capito noi, allora giovani, che ha preso vita davvero una grande idea. I dirigenti di questa fase, che noi chiamavamo familiarmente TBC, erano Trentin, Benvenuto, Carniti. Quello era il gruppo dirigente, un grande riferimento. C’era allora la traduzione, nella categoria, di una declinazione del concetto di libertà nella vita sindacale e soprattutto nella contrattazione sindacale che mi ha colpito molto e che ho rincontrato in Bruno segretario generale della CGIL. Credo che Bruno abbia sempre pensato e abbia sempre agito con l’idea che, perché le persone siano libere, devono avere coscienza e valore di sé, e che spesso, nel lavoro e nell’organizzazione delle imprese, non era così banale e semplice avere valore di sé e coscienza di sé".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era l'ispirazione libertaria, socialista, che animava il ragazzo già partigiano con Giustizia e Libertà. Ha scritto Ariemma: "Trentin non rinunciò mai alla prospettiva socialista. Non gli interessava il nome e neppure la forma organizzativa, ma l’ispirazione e soprattutto il progetto che doveva avere come finalità non il socialismo di Stato, che inevitabilmente diviene autoritario, illiberale, antidemocratico, ma un socialismo dal basso, di tipo libertario, che ha al centro il lavoro come fattore primario della libertà eguale, dello sviluppo sociale ed anche personale e della convivenza civile e democratica. Egli era convinto che le ragioni dell’equità non possono essere tutelate soltanto a valle, correggendo le distorsioni del mercato, ma devono operare a monte in modo connaturato al processo produttivo di costruzione della ricchezza e dell’accumulazione e dunque all’economia di impresa". Non sono forse argomenti che parlano anche all'oggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNA BATTAGLIA DI LIBERTÀ &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall'intervento di Bruno Trentin al II Congresso nazionale dei Democratici di Sinistra. Pesaro, 16-18 novembre 2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ruolo che assume, oggi più di ieri – su questo punto bisogna essere chiari – la lotta per difendere l’articolo 18 sui licenziamenti individuali, in una strategia dell’occupazione, del miglioramento della qualità del lavoro, del controllo sull’organizzazione del lavoro e del tempo, non può essere quello di limitarsi alla difesa dei cosiddetti garantiti. No, si tratta di garantire la certezza del contratto, prima di tutto, particolarmente nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, a part time e della massa dei lavoratori parasubordinati o semi-autonomi senza sicurezza sociale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo afferma la carta europea dei diritti fondamentali: per impedire che la sorte delle persone, in un mercato del lavoro sempre più diversificato, sia consegnata, in assenza di colpe gravi e con una piccola multa, alla discrezionalità o agli umori antisindacali degli imprenditori. Una grande battaglia di libertà, dunque, che costituisce a mio avviso, un’altra faccia della nostra battaglia per conquistare pienamente in questo paese uno stato di diritto che altri vogliono insidiare dalle fondamenta. Su questi obiettivi, concreti: sul diritto alla formazione permanente, all’informazione, alla certezza del contratto e su quello della conquista di un diritto alla rappresentanza dei lavoratori, che consenta anche qui di ridare certezza alla contrattazione collettiva, la sinistra italiana ed il sindacato potranno riconquistare i suoi titoli di nobiltà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sciopero dei metalmeccanici e la grande manifestazione di Roma hanno un senso se costituiranno una tappa verso la ricostruzione di un grande fronte unito che espanda le frontiere sulla libertà anche nei luoghi di lavoro. La risposta delle tre confederazioni all’attacco all’articolo 18 dimostra che ne esistono le condizioni. Assumere questi obiettivi come alcune delle priorità ineludibili di una forza riformatrice con ambizioni europee, può sembrare ad alcuni un possibile elenco della spesa da fare valere come accessorio in un generico programma da dimenticare il giorno dopo, come sino ad ora è stato.E quindi, si pensa a queste o ad altre scelte progettuali che dovremo cercare di costruire insieme, come qualcosa di utile, certo, ma che è altro dalla grande politica, dal dibattito sul futuro dell’Ulivo, sul futuro della sinistra italiana come parte del movimento socialista europeo, sul tipo di unità da costruire nel nostro partito, superando ogni patriottismo di correnti e di cordate, sul dibattito aspro che divide, in questi mesi, il movimento sindacale italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è così. L’esperienza ci ha dimostrato in abbondanza, che se un movimento, un’alleanza, una coalizione rimane ferma nella difesa delle proprie conquiste e delle proprie identità, contro chi intende cancellare con una precisa strategia politica; se un’alleanza o un partito o un sindacato si arroccano sulla difensiva, dedicandosi, nello stesso tempo, alla difficile impresa della salvaguardia degli equilibri interni, della difesa di vecchie regole consociative di direzione, la divisione è alle porte. E ci sarà sempre la divisione fra chi pensa di potere concedere di più all’avversario per non farsi isolare e chi pensa, che non ci sia salvezza fuori dalla difesa intransigente&lt;br /&gt;dell’esistente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una lunga e difficile storia ci ha, invece, dimostrato che le alleanze, le coalizioni e la stessa unità di un partito o l’unità di un movimento sindacale o lo stesso dialogo con un movimento complesso come i no global o i new global come speriamo si costruiscono giorno per giorno intorno ad un progetto, al dibattito trasparente che può nascere da una proposta di cambiamento che rifiuti di annegare sul mito poco riformista della governabilità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui scontiamo ancora il limite e l’anomalia della cultura politica di molta parte della sinistra italiana. La debolezza o l’uso pienamente strumentale di una cultura del progetto. Dividendoci, e se occorre nella fase di costruzione&lt;br /&gt;di un progetto, aprendo il confronto fuori dalle nostre file, senza alcuna logica di potenza o tentazioni egemoniche, saremo molto più vicini ad una unità e ad una solidarietà fra diversi ad un partito pluralista e culturalmente autonomo, capace di dialogare senza arroganze e senza mimetismi con le forze della società civile. Lì, dove avvengono i cambiamenti più profondi di un paese e di un popolo, lì dove maturano problemi che attendono dalla politica progettuale e non dal piccolo cabotaggio più o meno corporativo, una risposta e una soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3112349031921514328?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3112349031921514328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3112349031921514328&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3112349031921514328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3112349031921514328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/08/trentin-che-sognava-un-europa-sociale-e.html' title='Trentin che sognava un Europa sociale e politica'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-232598066152506273</id><published>2011-08-17T09:08:00.000+02:00</published><updated>2011-08-17T09:08:24.911+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Dove sono Vespa, Floris, Santoro?</title><content type='html'>Dove sono Bruno Vespa, Giovanni Floris, Michele Santoro, Gad Lerner? Guardiamo con morboso interesse gli schermi televisivi e per fortuna troviamo Enrico Mentana con Luca Telese e la Costamagna sulla Sette,  e poi Bianca Berlinguer e Maurizio Mannoni su Rai 3. Pochi contributi preziosi per cercare di capire. Che cosa ci aspetta al ritorno delle vacanze (per chi le fa)? Come sarà l’autunno degli italiani brutalmente impoveriti? Altro che Robin Hood all'incontrario come predicava Tremonti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dico subito che non vorrei il ritorno dei nostri eroi televisvi per poter dare vita ai frastornanti battibecchi a cui eravamo spesso abituati. Vorrei un’altra cosa. Trasmissioni che forse non avrebbero bisogno di spezzare le ferie di nessuno. Qualcosa di tipicamente estivo per la radiotelevisione e che solitamente riguarda spezzatini di varietà del passato in bianco e nero. Ecco sarebbe interessante, invece delle tradizionali scenette con Totò, Vanda Osiris, Macario, veder scorrere altri personaggi molto più attinenti alla crisi che stiamo vivendo. Una specie di Maxi-Blob con tutti gli interventi in cui molteplici esponenti politici inneggiavano alla diversità  dell’Italia, immune dal contagio del disastro economico, data la presenza di una classe dirigente avveduta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Comincerei da quel Silvio Berlusconi che con una spudorata faccia di bronzo annunciava che mai avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani, per continuare con le varie Santanché, i Castelli, i Sacconi... Tutti intenti a spiegare, con grinta e passione, rintuzzando le smentite dell'opposizione, che l’Italia non era certo la Grecia. Un castello di fandonie che potrebbero portare ad una nuova norma da inserire nel decreto anti-crisi: una severa sanzione pecuniaria per chi sostiene balle in televisione, imbrogliando gli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a proposito di balle è riapparsa su l’Espresso una vicenda già raccontata in questa rubrica. Riguarda un’azienda bergamasca. Qui il giudice ha sentenziato che una commissione certificante aveva considerato, sbagliando, come validi contratti a progetto riguardanti 417 lavoratori. Chi aveva concesso questa specie di bollino blu, raccontando, appunto, una balla, era una commissione presieduta da Michele Tiraboschi, uno studioso discusso ma anche apprezzato, allievo di Marco Biagi e collaboratore del ministro Maurizio Sacconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’episodio invita a riflettere sulla massiccia crescita di certificatori e consulenti, specie dopo che col “collegato lavoro” la cosiddetta certificazione è stata estesa e resa più vincolante. Chi certifica - si chiede l'Espresso  - «lo fa perché i contratti sono davvero validi o perché così ci guadagna e ha interesse a farsi dare nuovi incarichi?». Fatto sta che il centro studi Marco Biagi tramite l’attività di certificazione ha incassato - leggiamo sempre - 212 mila euro nel 2009 e 337 mila nel 2010. E se si introducessero nel decreto anche misure atte a ridimensionare tali consulenze?&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-232598066152506273?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/232598066152506273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=232598066152506273&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/232598066152506273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/232598066152506273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/08/dove-sono-vespa-floris-santoro.html' title='Dove sono Vespa, Floris, Santoro?'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-23596470728132288</id><published>2011-08-14T18:06:00.000+02:00</published><updated>2011-08-14T18:06:06.590+02:00</updated><title type='text'>Il trucco dell'articolo 18</title><content type='html'>È un trucco quello adottato dal governo sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, la norma che impedisce i licenziamenti facili. Hanno giocato come dei prestigiatori facendo scrivere alle agenzie di stampa: "l'articolo 18 non sarà toccato". Poi uno va a vedere e scopre che  se ora non verrà toccato, più tardi si. L'esecuzione sarà affidata alle parti sociali disponibili che nel contratto aziendale, una volta seppellito quello nazionale, potranno scrivere molti tipi di deroga, compresi quelli relativi ai licenziamenti e quindi all'articolo 18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E laddove, come spesso avviene, non esistono strutture sindacali? Qualcuno metterà in piedi un sindacato giallo. Certo forse non si potrà licenziare uno perché è iscritto alla Cgil, come si faceva  ai vecchi tempi. Niente "licenziamenti discriminatori". E però si potrá spedire a casa uno che non appare abbastanza svelto nello spostare i pezzi o che non si mostra ossequente verso il capo di turno. E così il lavoratore non solo sarà colpito da una gragnola di colpi (tariffe dei servizi aumentate da comuni e regioni, assistenza negata ai genitori malati, aumenti del costo della vita). Avranno anche sulla testa, una volta in fabbrica, la spada di Damocle di un improvviso licenziamento perché osa protestare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché nel centrodestra quella parolina  "licenziamenti" piace. L'aveva tirata fuori, quasi come per caso, Giulio Tremonti nella sua flautata seduta parlamentare addebitandola, con palese inganno, alla lettera segreta dell'Unione Europea. La verità è che in molti esponenti del centrodestra permane un'acuta nostalgia di tempi andati, quasi medioevali, quando era in voga il cosiddetto licenziamento "ad nutum". Il padrone o un suo rappresentante, il caporeparto, alzava un dito verso una persona, e quella era destinata a cessare il rapporto di lavoro: licenziato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo servirà all'economia del Paese? Provo a mettermi nei panni di un imprenditore. Un uomo, o una donna, proprietari di una media azienda, magari situata nel favoloso Nord-Est. Legge tutte le mattine i giornali, guarda la televisione, assiste con gli occhi sbarrati e i pensieri confusi, al crollo dell'economia mondiale, non sa che cosa fare per salvaguardare il futuro della propria impresa già assillata da mille problemi. E che cosa legge, intuisce, vede? Che il governo, tramite, i solerti ministri Tremonti e Sacconi, spesso dichiarati eredi di una gloriosa tradizione socialista, quella di Turati, Matteotti, Buozzi, Pertini, Nenni, Lombardi, Brodolini, Giugni, gli offrirebbero uno scalpo fondamentale: l'articolo 18. Una ricetta accompagnata dalla ennesima drammatica frattura fra i sindacati, da un possibile sciopero generale capace di catalizzare il malcontento di una discreta parte del Paese, leghisti compresi. Questo sarebbe il toccasana che dovrebbe ridare a quell'imprenditore o imprenditrice, la fiducia nei mercati, la voglia d'investire, di assumere, di rilanciare l'impresa. Eppure la stessa Confindustria della signora Marcegaglia aveva fatto capire come il Paese più che mai avesse bisogno di coesione, unità, non di scontri sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è però chi dice, anche a sinistra, che cancellando la protezione dettata dall'articolo 18, ma valida solo nella grandi e medie imprese, si aprirebbe la strada del paradiso per i precari. Tutti destinati ad essere assunti quando fosse imperante la legge per cui tutti potrebbero essere però licenziati, sia pur con qualche motivazione. E così facendo, però, quel futuro nuovo contratto "a tempo indeterminato" non sarebbe affatto a tempo indeterminato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E nessuno potrebbe dimostrare,ricorrendo alle statistiche, che i licenziamenti facili sono la strada maestra per incrementare l'occupazione, per aiutare la crescita economico-produttiva. È un'equazione che non sta in piedi nel nostro e in altri Paesi (in Usa i licenziamenti facilissimi non hanno fermato la crisi). Se avesse un fondamento bisognerebbe dimostrare che in quell'epoca del licenziamento "ad nutum", negli anni 50, prima della riscossa operaia, prima dello Statuto dei lavoratori, voluto da ministri quelli sì socialisti, le imprese erano rigonfie di lavoratrici e lavoratori. Anche in Sicilia, anche in Calabria, in Campania c'era forse e non ce ne siamo accorti un tasso di disoccupazione di tipo norvegese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza contare il fatto che anche le protezioni previsto da questo Statuto dei lavoratori, dai governanti considerato "antiquato", spesso e volentieri, quando soffia la crisi, viene spazzato via. Lo dimostra l'elenco delle aziende che ogni giorno chiudono i battenti e lasciano a casa i lavoratori, per sempre o nel limbo della cassa integrazione. E i primi ad essere colpiti sono proprio loro, i giovani. Il centro di ricerche DataGiovani ha reso noto che oltre 427 mila giovani nel 2010 hanno perso un posto di lavoro che avevano nel 2009. I licenziamenti facili ci sono già e sono frutto della Grande Crisi. Non c'è proprio bisogno di agevolarli con nuove norme. Non serve a loro e non serve agli imprenditori. Sarebbe necessaria invece una politica atta a incrementare la crescita, a dare uno scossone all'economia, a impedire quell'abuso di precari che dispiace perfino a Tremonti, riconsegnando loro diritti e tutele. Tagliando, per combattere il soffocante debito pubblico, privilegi e rendite, non tagliando il mondo dei produttori, quelli che formano la ricchezza del Paese. Loro sono le fondamenta, i nostri pilastri, anche per affrontare il debito pubblico.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-23596470728132288?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/23596470728132288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=23596470728132288&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/23596470728132288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/23596470728132288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/08/il-trucco-dellarticolo-18.html' title='Il trucco dell&apos;articolo 18'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8046903956072526821</id><published>2011-08-02T22:46:00.000+02:00</published><updated>2011-08-02T22:46:07.858+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Ode dell'infermiere: "Vado via, no resto"</title><content type='html'>E’ uno dei testi che sono stati letti durante un’iniziativa della Cgil “Un treno in marcia per il Lavoro”, svoltasi lo scorso aprile in Umbria. E’ apparso su www.precarietainformata.it.  L’autore, Andrea Panfili  lavora presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia e si è ispirato al duo Fazio-Saviano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccolo dunque recitare. Sono parole che fanno a pugni con la diffusa immagine del “fannullone” e descrivono insieme la complessità e difficoltà del lavoro, nonché le deficienze della macchina pubblica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;: “Vado via perché devo considerare i pazienti come dei numeri / Resto perché il sorriso di una persona ripaga la fatica di una giornata di lavoro / Vado via perché i carichi di lavoro aumentano di giorno in giorno / Vado via perché gli orari sono sempre più massacranti / vado via perché sento tanto parlare di equipe, ma spesso lavoro da solo / Resto perché so che le mie fatiche ed il mio tempo sono impiegate per aiutare / &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vado via perché quando chiedo al Caposala di prendere un giorno di ferie, lui mi risponde che non c’è personale / Vado via perché non voglio una legge che costringa a mantenere in vita con tecnologie straordinarie o/ sproporzionate chi ha deciso di rifiutarle in modo consapevole / Resto perché voglio lavorare secondo scienza e coscienza / Resto perché ai pazienti devono sempre essere garantite la dignità e soprattutto la decisione finale / Vado via perché mi chiamano fannullone / Resto perché io non mi sento fannullone anzi faccio anche i doppi turni / &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vado via perché quando finiscono le siringhe da 2 ml ne devo prendere una da 20 ml / Vado via perché mi dicono di risparmiare, ma non lo sanno che le siringhe da 20 ml costano più di quelle da 2 ml? / Vado via perché il ministro Brunetta mi ha bloccato lo stipendio per tre anni / Resto perché io uno stipendio ce l’ho / Resto perché spero che un giorno i pazienti verranno chiamati per nome / Resto perché penso che un giorno riusciremo a costruire delle equipe che lavorino in armonia / Resto perché prima o poi non mancheranno i farmaci, gli aghi, i cateteri, le flebo e soprattutto le siringhe da 2 ml saranno sempre disponibili”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono strofe che potremmo dedicare al ministro Renato Brunetta, il ministro che aveva promesso di piegare l’esercito degli impiegati pubblici, bloccando gli stipendi, licenziando i precari, vietando le elezioni delle rappresentanze sindacali.  Il tutto avrebbe dovuto servire a rendere nuova e fiammante la macchina dello Stato.  Tutto è rimasto quasi come prima. Quel che va bene, quando va bene, lo si deve a tanti oscuri “servitori dello stato” che come il nostro “poeta” Andrea Panfili  vorrebbero andarsene, ma restano a compiere con dedizione il proprio quotidiano dovere. Chi se ne andrà, prima o poi, è probabile che sia il ministro Brunetta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8046903956072526821?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8046903956072526821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8046903956072526821&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8046903956072526821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8046903956072526821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/08/ode-dellinfermiere-vado-via-no-resto.html' title='Ode dell&apos;infermiere: &quot;Vado via, no resto&quot;'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1958888248522877195</id><published>2011-07-29T13:39:00.000+02:00</published><updated>2011-07-29T13:39:20.257+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Stalin non abita a Sesto San Giovanni</title><content type='html'>C'è un grande chiasso attorno a quelle aree edificabili. Quelle di Sesto San Giovanni,  protagoniste di una giostra di miliardi. Io ricordo quei luoghi oggi appetitosi. Allora, negli anni 70, erano occupati da grandi cattedrali operaie: la Falck, la Magneti Marelli, la Pirelli. Con Antonio Pizzinato, Ciccio Fumagalli, Renzo Baricelli e molti altri sindacalisti di Cgil Cisl e Uil che organizzavano certo, un "movimento". E cambiavano la natura spesso oppressiva dei rapporti di lavoro. Una realtà operosa e potente di cui non si parla più e che oggi passa nelle cronache sotto il nome di Giuseppe Stalin. Ma che ha a che fare quell'esercito scomparso con il dittatore amato più dagli studenti che dagli operai?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è amaro vedere come attorno a quelle memorie nasca l'ennesima vicenda "immorale" che lambisce la sinistra. Con la speranza che la verità sia diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo il "movimento" unitario di allora rappresentava, forse, anche un antidoto al diffondersi del legame tra affari e politica. Anche per questo fa un po' sorridere il dibattito sul sindacato che sarebbe diviso, oggi, tra "movimentisti" o meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi non c'è in Italia un esteso movimento di lotta. C'è un gran movimento, semmai, di avvocati, magistrati, consulenti, giuslavoristi, sindacalisti amici dei ministri e sindacalisti all'opposizione. La crisi produce tutto ciò. Poi per fortuna crescono, non direttamente collegati al mondo delle fabbriche, movimenti diversi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come quelli delle donne di "se non ora quando" o dei giovani precari “non più disposti a tutto”.  Esperienze importanti nelle quali si intuisce la presenza essenziale della Cgil di Susanna Camusso. Dovrebbero poter crescere. Per aiutare anche quelli che rischiano di rimanere soffocati dai diktat di Marchionne e soci. E per riportare aria pulita in un mondo che spesso rischia di apparire come un letamaio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1958888248522877195?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1958888248522877195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1958888248522877195&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1958888248522877195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1958888248522877195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/07/stalin-non-abita-sesto-san-giovanni.html' title='Stalin non abita a Sesto San Giovanni'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1970833036758235043</id><published>2011-07-29T13:14:00.000+02:00</published><updated>2011-07-29T13:14:29.934+02:00</updated><title type='text'>Gli occhi ridenti di Nella Marcellino</title><content type='html'>Ho  impresso nella mente i suoi occhi ridenti, ma anche furbi,  e i suoi scatti impetuosi, energici. Come quando nella sede della Cgil, conclude un dibattito a più voci (il dirigente Cisl Rino Caviglioli,  l’imprenditore tessile Guido Artom, Guglielmo Epifani, Armando Cossutta, la cigiellina Valeria Fedeli). E’ un incontro sul suo libro “Le tre vite di Nella” (a cura di Maria Luisa Righi, edizioni Sipiel) e vuole riprendere la parola, malgrado l’evidente stanchezza. Lancia così una severa filippica sulla necessità di non abbandonare il processo unitario tra i sindacati. Una “militante”, come si diceva un tempo, fino all’ultimo respiro.   E par di rivederla mentre a Yalta batte a macchina un “memorandum” che diventerà famoso, firmato da Palmiro Togliatti. Uno dei tanti momenti della sua complessa esistenza.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un personaggio che ha attraversato, nel corso di quelle tre vite (partigiana, dirigente del Pci, dirigente Cgil), un secolo di storia italiana. La prima vita accanto ai genitori. Il padre Guglielmo Marcellino attivo nella lotta antifascista e che finisce arrestato dai tedeschi a Parigi. Mentre la madre, Maria Busso,  partecipa all'occupazione delle fabbriche nel 1920. Un anno prima della nascita di Nella,  il 21 febbraio 1923. La precoce giovinetta più tardi accompagnerà il padre, uscito dal carcere, in Francia e in Belgio. E’ quindicenne quando intraprende la prima  missione clandestina. Entra così in contatto con i capi esuli  dell’antifascismo. Tra questi Arturo Colombi,  uno dei  fondatori del Pci e che diventerà suo marito. Ed eccola ventenne ad organizzare gli scioperi del 1942 a Torino. Un impegno incessante, nella clandestinità, fino alla liberazione finale.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda vita la vede parlamentare del Pci, per due volte responsabile della commissione nazionale femminile e poi (1951), a Milano responsabile della commissione di organizzazione del Pci. La terza vita è nel sindacato, come segretaria della Filziat-Cgil (alimentaristi), poi dei tessili e, infine, nella direzione dell’Inca-Cgil, il patronato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho avuto la fortuna di frequentare Nella, per un tempo non breve, rileggendo il libro steso con  Luisa Righi e che lei non si stancava di leggere, rileggere, correggere. Ogni tanto si concedeva qualche pausa, a colpi di cioccolatini, per commentare amaramente i fatti e i personaggi del giorno. Aveva un solo ragionato apprezzamento: quello nei confronti del presidente Napolitano. E ritornava, instancabile, sui suo ricordi. Come il matrimonio messo in piedi per finta, onde imbrogliare le pattuglie naziste.  O  l’incontro tra Giuseppe Di Vittorio e il popolo di Foggia nei primi comizi del dopoguerra. O le vicende del suo gatto parigino che litigava con Giorgio Amendola. Oppure ancora l’esperienza a Milano, accanto ad Alberganti, quando affrontava i dissidi interni tra il partito degli operai e quello degli intellettuali. Vicende di  una professionista della politica, raccontate con una sensibilità particolare, tutta femminile. Così I suoi protagonisti, non sono “eroi di marmo”, retoricamente fissati in immagini stereotipate. Sono persone immerse nella realtà quotidiana, tra intrighi e difficoltà, in un intreccio tra sacrificio e allegria. Sono donne e uomini, intrisi di quella solidarietà ed energia che nasce da una causa comune. Senza nascondere, per questo, dissidi anche feroci, ambizioni represse, talvolta meschinerie.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Marcellino non era una femminista e all’epoca non c’erano le  quote rosa. Nella, però, era una che, con la sua capacità ironica,  non temeva i maschi del Novecento. Ed erano maschi  della stoffa di Togliatti, Longo, Secchia, Amendola, Pajetta, Cossutta. Credeva in quella che allora si chiamava “emancipazione”. Indimenticabili le sue descrizioni delle lotte liberatorie delle “tabacchine”. Non solo per il salario ma per diritti e dignità. Ha anticipato un processo che via via ha investito la sinistra politica e il sindacato. La Cgil di Susanna Camusso  deve anche a lei il fatto che una donna abbia potuto essere eletta in questo 2011, al ruolo più alto nella Cgil.&lt;br /&gt;Avrebbe voluto inserire, in una possibile riedizione del suo libro, una paginetta dedicata all’amicizia. Una specie di morale sul vantaggio che deriva dal tentare di costruire un mondo in cui le donne e gli uomini siano più liberi e capaci di stare insieme, legati da vincoli di solidarietà. Perché non è vero che l’egoismo possessivo di cui sono piene le cronache anche di questi giorni del nuovo secolo, alla fine paghi e renda felici. Grazie Nella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riportiamo qui quella sua paginetta inedita:&lt;br /&gt;“Nella vita vi sono tante cose buone e tante cose brutte. Voglio qui ricordare alcune cose belle: l’amore e l’amicizia.&lt;br /&gt;L’amore fra due persone è un grande lieto evento, ma bisogna sapere che non è sempre molto duraturo. L’amore avvolge due persone e le rende l’una e l’altra intimamente legate. Le decisioni sembrano sempre prese in comune e avvolgono i protagonisti in una patina fatta di volontà reciproca, di rapporti di vario genere e anche di quelli sessuali; esso rende le persone interdipendenti l’una dall’altra con la volontà dichiarata di non lasciarsi più. È, in generale, un’illusione più o meno duratura. L’interdipendenza per un periodo non è alternativa ad altri sentimenti e può creare delle illusioni. È, comunque, uno dei rapporti migliori che si possono stabilire tra due persone, ma può rompersi anche con estrema facilità. L’amore è sentimento ed è anche fatto concreto che può nascere istantaneo come istantaneamente può essere cancellato. Conoscere l’amore è conoscere una delle cose più belle della vita, ma è anche in parte crearsi delle illusioni e dei grandi dispiaceri. L’altro fatto importante nella vita è senza dubbio l’amicizia che si crea fra due donne o fra un uomo e una donna. Ho conosciuto uomini e donne che hanno avuto per me tanta amicizia, molti riguardi e mi hanno dato una grande fiducia nella vita. Alcune di queste amicizie sono durate a lungo, qualcuna si è rotta inopportunamente. La ricerca di amicizia fra persone è un fatto essenziale nella vita di ognuno di noi. Nell’amicizia vi è uno dei più grandi beni che può conoscere l’umanità”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1970833036758235043?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1970833036758235043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1970833036758235043&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1970833036758235043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1970833036758235043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/07/gli-occhi-ridenti-di-nella-marcellino.html' title='Gli occhi ridenti di Nella Marcellino'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-346704567246550750</id><published>2011-07-29T13:06:00.002+02:00</published><updated>2011-07-29T13:06:38.203+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Mammut nel 2011</title><content type='html'>"Mammut" è il titolo di un romanzo su una fabbrica della pianura pontina raccontata con grande abilità da Antonio Pennacchi, operaio-scrittore, nonché fascio-comunista. Quella storia è servita a pretesto a Pietro Ichino, tempo fa, per scrivere che il protagonista di Pennacchi, Benassa, "riporta alla luce le radici di un modo vecchio di intendere e praticare il sindacalismo". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il leader sindacale "con un cenno faceva fermare come d'incanto tutti i reparti". Come dire che quel capopopolo che guida la lotta oggi assomiglia a Landini, il segretario Fiom. E che le lotte di oggi sono come quelle degli anni 70 ma non più valide perché tutto è cambiato e c'e la globalizzazione che obbliga sopratutto  i salariati a cambiar  registro. Un'epoca nuova, insomma, dove gli scioperi non servono a nulla, servono solo le comparsate televisive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nell'era della globalizzazione, scrive Ichino, all'imprenditore che può andare a cercarsi la manodopera di livello medio-basso nei Paesi emergenti non ha più alcun senso rispondere con lo sciopero... Occorre un sindacato intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di valutare i piani industriali piů innovativi...". Come non avveniva nel passato fatto di sola conflittualità permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cose stanno proprio così? Io ho molti ricordi degli anni 70. Ma non tutti combaciano con quelli del professor Ichino.  Io i Benassa li ho incontrati semmai, più spesso negli anni 50, all'epoca delle commissioni interne. Negli anni settanta ho trovato tanti Cesare Così, il metalmeccanico Fiom che a Mirafiori studiava e sapeva quasi tutto sull'organizzazione del lavoro.   Conoscevo tanti consigli di fabbrica che non erano certo covi di estremisti dissennati. Conoscevo gente come Guido Rossa e molti affollavano le Conferenze di produzione volute dal Pci di Fernando Di Giulio, Gerardo Chiaromonte, Giorgio Napolitano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stata, a me pare, una grande esperienza di democrazia e di partecipazione dove si lottava anche per il trentiniano "piano d'imprese" o per la sabattiniana "codeterminazione". E quel che manca oggi, semmai, è quella cultura diffusa, la voglia di essere protagonisti davvero, e prevale la logica della delega agli stati maggiori o del referendum come rito purificatorio e delegante esso stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so, comunque, se Pennacchi nel suo volume volesse celebrare le idee, spesso acute, di Pietro Ichino. So però che nella prefazione al suo "Mammut" accenna al sindacato unitario del passato con un po' di amarezza: "Cgil, Cisl e Uil non si sarebbero mai sognati di andare a firmare un contratto o un accordo, ognuno per conto suo". E avverte "Prima Marchionne e i suoi compagni capiscono queste elementari cose, e meglio è per tutti. Non si può stravincere, non si può tirare la corda. Prima o poi la gente si incazza".  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-346704567246550750?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/346704567246550750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=346704567246550750&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/346704567246550750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/346704567246550750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/07/mammut-nel-2011.html' title='Mammut nel 2011'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1387546333687914899</id><published>2011-07-23T12:06:00.000+02:00</published><updated>2011-07-23T12:06:55.742+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Instabili dietro i microfoni</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;È un concerto di mille voci e di mille musiche. Sono le radio private. Nascondono, al di là dei microfoni, una specie di giungla dei lavori moderni. Ha cercato di esplorarla una equipe di studiosi. La loro ricerca "Uomini e donne nelle radio private a Roma, la passione del lavoro oltre la precarietà"' porta le firme di Piera Rella e Roberto Cavarra e si avvale anche di contributi diversi (Bergamante, Di Nicola, Fasano, Perna, Zini). Hanno limitato a Roma il campo d'indagine e non è stato facile. Sono state contattate comunque un centinaio di radio. E’ stato impossibile ricostruire il numero esatto degli addetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che appare è un mondo estremamente diversificato. Esistono radio dette "comunitarie", senza scopo di lucro, radio commerciali, radio sportive, web-radio e via elencando: ne hanno contattate 116 solo nel Lazio (70 a Roma e provincia). Con dentro le mansioni più diverse e i contratti più diversi: giornalisti, radio reporter, tecnici, pubblicitari... Spesso può succedere che i proprietari siano anche direttori. Spesso è possibile trovare figure polivalenti: giornalisti-montatori-conduttori. L’espressione più sovente raccolta recita:&amp;nbsp; "Tutti sanno fare tutto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stragrande maggioranza è fatta di giovani: tra gli intervistati il 61,5 per cento è tra i 21 e i 24 anni. Solo il 32,7 % usufruisce di contratti a tempo indeterminato, un altro 32,7 detiene contratti di collaborazione e un 15,4 è collocato tra stagisti e "volontari". Malgrado i limiti in diritti e tutele amano questo lavoro, ne subiscono il fascino, soffrendo. Scrivono gli autori: “Il rischio che corrono le persone, il cui orizzonte culturale contempla tipologie di lavori gratificanti, è quello di rimanere intrappolati nel lavoro precario, avere scarse se non nulle prospettive di carriera e rischio di disoccupazione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le loro paghe sono quasi sempre sotto i mille euro con orari e turni pesanti. Quel che pesa di più è però l'incertezza sul futuro. Persino coloro che hanno il cosiddetto posto fisso, lo sentono traballante, dato le continue trasformazioni del settore. Per di più in questo mondo complicato il sindacato è pressoché assente. Scrivono gli autori: “un paradosso è che il sindacato sorto per difendere i lavoratori, teme che un suo intervento possa decretare il licenziamento dei lavoratori e finisce, proprio per il suo non intervento, per legittimare lo sfruttamento degli stessi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste ormai una letteratura sterminata e ripetitiva sui lavori atipici e precari. C’è poco sulle soluzioni. Sono assenti anche i mass media, tutti intenti a difendere (o "offendere") i contratti nazionali industriali, senza accorgerci di un mondo che, dal punto di vista dei diritti, è già franato. Non servono contrapposizioni ma nemmeno chiudere gli occhi.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-size: 22pt; mso-bidi-font-size: 11.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1387546333687914899?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1387546333687914899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1387546333687914899&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1387546333687914899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1387546333687914899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/07/instabili-dietro-i-microfoni.html' title='Instabili dietro i microfoni'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5037895803104242497</id><published>2011-07-11T21:52:00.000+02:00</published><updated>2011-07-11T21:52:23.901+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Camusso nel gorgo di Facebook</title><content type='html'>Uno scrive: "Sindacato giallo",  un altro si firma "odioivenduti" e rincara la dose  profetizzando le dimissioni di  Susanna Camusso. Leggo su Facebook la pagina dedicata, appunto, a Susanna, e trovo, certo, anche pronte risposte alla serie di epiteti. Quel che colpisce, è la difficoltà di un confronto nel merito. Gli sfoghi insultanti più che indignati dovrebbero essere riportati alla ragione anche da chi, nel sindacato, non condivide le opinioni maggioritarie. Qualche volta succede. Capita così di leggere sempre su Facebook una nota di Salvo Leonardi. “L’impressione” - scrive – “ è che, a dispetto della sua quasi ossessiva evocazione, questa area (o filone) della tradizione sindacale e politica della sinistra radicale non abbia fatto fino in fondo i conti con una compiuta teoria della democrazia… L’agitazione permanente e vociante, la conta approssimativa per alzata di mano, la demagogia tribunizia, la delegittimazione sistematica o incombente di chi esercita elettivamente un mandato. Questa sarebbe, secondo alcuni, quell’alternativa alla democrazia rappresentativa che – come da par suo evidenziava Bobbio a metà degli anni ’70 – semplicemente non esiste, se non in forme di gran lunga meno soddisfacenti di quella”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è chi controbatte e scrive che per decisioni come quelle relative all'accordo sarebbe servita un'assunzione collettiva di responsabilità e non un'operazione di vertice. Altri parlano di una deriva di cui sarebbe stato responsabile innanzitutto Bruno Trentin e conclude: "attenzione agli ammutinamenti!". Pareri alimentati anche da voci esterne. C'è chi cita il documento di Bertinotti-Cofferati (su opposte sponde ai tempi della supposta “deriva” trentiniana). Altri l'intervista di Gallino al Manifesto. O l'articolo invece favorevole di Adriano Serafino sul sito Sindacalmente. A me capita di riprendere un'analisi di  Piergiovanni Alleva (sul sito diirittisocialiecittadinanza). Alleva, giuslavorista non accomodante, espone giudizi positivi (l'accordo dimostra il fallimento delle intese separate,  è un passo avanti sulla rappresentatività, "una critica distruttiva e aprioristica non sembra meritata”). Conclude, però, sostenendo che, data l'assenza della scelta referendaria, si apre "un bivio tra una versione autoritaria e addirittura repressiva, ed una versione democratica".  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se le cose stanno così, l’unica sarebbe, penso, far leva sugli aspetti positivi. Come quelli sottolineati dal Direttivo Cgil: “Si coinvolgano i lavoratori, In caso di rilevanti divergenze interne alle delegazioni trattanti, come aveva proposto la Cgil con il direttivo del 15 gennaio 2011, allo scopo di prevenire conclusioni separate della trattativa". Non è meglio dei referendum che permettono di dire solo un si o un no e spesso prevalgono i si, sotto la spinta del ricatto padronale, come a Grugliasco, Mirafiori,Pomigliano? E’ quella che un tempo si chiamava “democrazia di mandato”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5037895803104242497?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5037895803104242497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5037895803104242497&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5037895803104242497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5037895803104242497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/07/camusso-nel-gorgo-di-facebook.html' title='Camusso nel gorgo di Facebook'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-9004905638790914907</id><published>2011-07-04T11:00:00.000+02:00</published><updated>2011-07-23T12:09:45.325+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Così felici così sfruttati</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Esiste nel mastodontico mondo di Internet una folla di donne e uomini, spesso giovani, che lavorano, magari gratuitamente o quasi attorno a Blog, siti web, network. Frequentano assiduamente Google, Facebook, Twitter, Flickr, Linkedin, Youtube. Scrivono, commentano, informano, copiano e incollano, scattano foto e le scaricano. Un'attività incessante. Molti di loro sono "Felici e sfruttati" al servizio del moderno capitalismo. È questo il titolo (e la tesi) di un libro (edizioni Egea) di Carlo Formenti, giornalista ma anche ricercatore e professore aggregato di Teoria e tecnica dei nuovi media all’università del Salento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un volume ricco di analisi stimolanti rivolto non solo ai lavoratori del web. Il sottotitolo infatti recita: "Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro". &amp;nbsp;E' in realtà un'analisi complessiva dei mutamenti del mondo del lavoro, anche attraverso le teorie di illustri studiosi. Tra questi: Castells, Rullani, Bonomi, Benkler, Rifkin, Anderson, Kelly, Negroponte, Morozov e molti altri. Parte da un moto d'indignazione nei confronti dei guru della cosiddetta New Economy che avevano profetizzato un futuro in cui ciascuno di noi sarebbe diventato imprenditore di se stesso, per poi magari invocare il "socialismo digitale". Così Internet "diventa la metafora irresistibile di una nuova era in cui tutto appare più facile e leggero". &amp;nbsp;Un mondo in cui tutto appare gratuito: invece in realtà le imprese "rinunciano a cercare un profitto immediato per ottenerne uno più consistente attraverso un percorso indiretto". Una specie di catena di Sant'Antonio. Una forma di capitalismo camuffato, con nuovi sistemi di sfruttamento. L'appello è alla rivolta dei workers sfruttati: occorre contrastare questo progetto rendendoli consapevoli della loro condizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella polemica non si salva nessuno: non la sinistra moderata accusata di gareggiare &amp;nbsp;con la destra, non la sinistra conservatrice che non si rende conto di quanto avviene nell'epoca della post-industria, e nemmeno i neo-operaisti che con Toni Negri abbandonano la classe e sponsorizzano la "moltitudine". C'è qualche timido apprezzamento per l'esperienza comunisto-capitalistica cinese, anche se appare all'autore un'esperienza tutta da indagare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è una domanda che aleggia. Quale è il soggetto sociale che dovrebbe realizzare un ipotetico cambiamento? Nessuno dei vari riformisti o rivoluzionari passati in rassegna lo sa dire. Sono scempiaggini, scrive l'autore, pensare agli individui in rete o alle moltitudini. L'unica strada è ritornare al "lavoro", di tipo nuovo, certo. "Sul quale non è facile costruire identità di classe, ma piaccia o non piaccia, questo resta il compito di una sinistra degna di tal nome". E così alla fine Carlo Formenti sogna un riscoperto Carlo Marx, adeguandolo alla realtà contemporanea, con accanto tra parentesi Foucault e un "raddrizzato" &amp;nbsp;McLuhan.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-9004905638790914907?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/9004905638790914907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=9004905638790914907&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/9004905638790914907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/9004905638790914907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/07/esiste-nel-mastodontico-mondo-di.html' title='Così felici così sfruttati'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6393833994170301645</id><published>2011-07-01T15:30:00.000+02:00</published><updated>2011-07-01T15:30:03.330+02:00</updated><title type='text'>Il necessario compromesso tra Cgil Cisl Uil</title><content type='html'>Il movimento sindacale, questa volta unito, scrive una pagina nuova. Lascia alle spalle la maxintesa del 1993, (quella tra Ciampi, Abete, Trentin, Larizza, D’Antoni), nonché la “bozza” del 2008 ora aggiornata, nonché il “modello” separato del 2009 tanto caro al centrodestra e non citato (come avrebbe voluto la Fiat) . E stato raggiunto, certo, un compromesso, tra ipotesi e culture diverse. Non ha capitolato e non è andata a Canossa la Cgil (come molti scriveranno) e non hanno rinunciato alle proprie idee la Cisl e la Uil. Non credo nemmeno che si possa parlare di una vittoria di Marchionne, anche se, certo, le sortite devastanti del manager Fiat, hanno contribuito ad accelerare i tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mediazione, soprattutto sui nuovi criteri di rappresentanza, ha mescolato tradizioni associative e tradizioni movimentiste. Le opinioni di chi guarda solo agli iscritti e di chi guarda solo ai lavoratori. Con un metodo spesso usato anche nel passato più glorioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era possibile giungere prima a questo passo? Hanno pesato, certo, le voglie della Grande Cisl, le incertezze della Cgil, ma soprattutto l’ossessione governativa tesa a stabilire solide alleanze con i soggetti sociali più disponibili. L’era degli accordi separati, degli ultimatum è servita così a rendere scarsamente efficaci scioperi e proposte del movimento sindacale.  Uniti magari non sempre si vince ma divisi facilmente si perde. E il bilancio “sociale” di questi ultimi anni, se si guarda allo stato del paese (diritti, cassa integrazione, precarietà, partecipazione, livelli salariali) , non può certo dirsi esaltante. Mentre si è alla vigilia di pesanti interventi su pensioni, sanità, pubblico impiego, fisco.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora forse si può riprendere il cammino.  Non sarà né breve né facile. Anche perché quelle scarne tre pagine dell’intesa del 28 giugno stanno suscitando, specie nella  Cgil, contestazioni, nonché richieste di chiarimenti, approfondimenti. Senza ignorare le vibranti denunce di importanti associazioni imprenditoriali come la Confcommercio, tagliate fuori da questa partita. Sarebbe necessario che quel documento, quelle scelte,  vivessero  nelle assemblee del mondo del lavoro su tutto il territorio. Certo la stagione, il preludio alle vacanze estive, non favorisce un’impegnativa consultazione di massa.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che appare più convincente è la soluzione trovata per stabilire nuove regole di rappresentanza con un calcolo che terrà conto di due versanti, uno derivante dai dati sugli iscritti certificati dall’Inps (e non dalla Confindustria) e uno derivante dai voti raccolti nelle elezioni per la nomina delle rappresentanze sindacali. Una ricetta che ricorda quella adottata nel pubblico impiego e sabotata dal ministro Brunetta. Il tutto misurato dal Cnel, l’organismo dove sono presenti sindacati e imprenditori e che troverà così un nuovo scopo. Un aspetto interessante è dato dalla scelta di un  tetto del cinque per cento con una funzione anti-microsindacati. Ovverosia l’organizzazione che non raggiunge almeno il 5 per cento dei consensi non sarà rappresentata.  Non a caso tale indicazione ha suscitato apri commenti della Usb (unità di base) e del Fismic.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro punto che promuove inquietudini è quello relativo alla cosiddetta “esigibilità” degli accordi. Tema già centrale nella disputa Fiat. I padroni, insomma, chiedono che quando si firma un accordo esso debba essere rispettato. A dire il vero nel passato chi ha sempre mancato di rispettare gli accordi erano loro (ora saranno sanzionati?).  Nel testo approvato non si parla di divieto di sciopero bensì di “tregua sindacale”. Essa comunque riguarderà i sindacati firmatari e non il singolo lavoratore, una formula che pare salvaguardare il diritto costituzionale di sciopero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ così salvo quel contratto nazionale che molti (vedi Fiat) volevano cancellare imboccando la strada dei soli contratti aziendali? L’intesa accelera sulla contrattazione aziendale  ma spiega che le materie sulle quali si potrà intervenire saranno specificate, appunto, dal contratto nazionale. Apre, però, anche a sperimentali intese modificative (sparita la parola deroghe). Ad ogni modo tali contratti aziendali per essere applicati dovranno essere sostenuti  dalla maggioranza delle rappresentanze sindacali (elette con sistema che potremmo chiamare proporzionale) o da metodi referendari (dove esistono le sole Rsa). Una scelta – il referendum --  che non compare, come vorrebbe la minoranza della Cgil, capeggiata dalla Fiom, come pilastro della vita sindacale.  Mentre le segreterie confederali, anche per quanto riguarda gli accordi più generali, preferiscono la strada della consultazione. Immaginandola, crediamo,  come la strada di una partecipazione consapevole e anche propositiva e non di un semplice ricorso a un Si o a un No.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6393833994170301645?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6393833994170301645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6393833994170301645&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6393833994170301645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6393833994170301645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/07/il-necessario-compromesso-tra-cgil-cisl.html' title='Il necessario compromesso tra Cgil Cisl Uil'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8596892624101999305</id><published>2011-06-27T09:48:00.003+02:00</published><updated>2011-06-27T09:58:24.953+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Il telefono precario</title><content type='html'>Il titolo dell’ultima puntata è “Piange il telefono”.  Non è l’ennesima intercettazione di Luigi Bisignani. E’ il titolo della quarantacinquesima puntata del “Diario di un precario (sentimentale)” trasmessa da Radio Articolo Uno (tutti i venerdi alle 11.30, podcast scaricabili dal sito  www.radioarticolo1.com).  L’autrice, Maria Antonia Fama, lavora a quei microfoni, come autrice e conduttrice. Ha presentato la prima versione della sua opera in teatro (ritrasmessa su Radio3 e presente su Facebook). La protagonista del diario è Assunta Buonavolontà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un triste racconto, Assunta non si piange addosso. La sua forza sta in un’irresistibile ironia, accompagnata da musiche, voci, rumori. Lo stile assomiglia a quello dei promotori cigiellini sui giovani “non più disposti a tutto”.  Eccola, dopo la laurea, intraprendere il cammino dei curriculum, dei colloqui, degli stage. Raggiunge così il Cpi (centro per l’impiego) che lei ribattezza Cpt, non come i Centri di Permanenza Temporanea (per immigrati), bensì come Centri di Permanenza Infinita. E alla fine raggiunge il call center della “Suck up my sock” per vendere aspira-calzini, onde aiutare coniugi disordinati. Esperienze lavorative desolanti che la spingono a consultare uno psicanalista (con una presa in giro un po’ ingenerosa, alla Woody Allen, di una pur benemerita categoria). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta, commenta Assunta, esisteva soltanto il lavoro, determinato o indeterminato. “Che noia, tutto così banale, piatto. Poi, finalmente, è arrivato il lavoro atipico”. Un termine che “suggerisce un senso di trasgressione della regola”. E così, “sono diventata una trasgressiva e perversa precaria, una che ama piegarsi alla flessibilità”.  Con un sarcasmo a sfondo erotico: “Perché accontentarsi di un posto fisso, quando si possono avere mille posizioni contrattuali? … Si, noi ragazzi di oggi siamo così, ci piacciono le esperienze estreme, al limite della decenza e della legalità. Ma quali rapporti protetti? A noi gli ammortizzatori sociali ci fanno venire l’orticaria! Previdenza, Inail, Inps, pensione, no! A noi la sicurezza non piace, preferiamo il buggy jumping dalle impalcature! E poi soprattutto siamo amanti del rischio e delle cose fatte di nascosto. E’ per questo che andiamo matti per il lavoro nero, perché ci piace farlo al buio. Meglio ancora se sottopagati e senza contributi, perché si, siamo anche maledettamente sadomaso!... Tra i me e i datori di lavoro non c’è mai niente di serio. Abbiamo soltanto rapporti occasionali”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima puntata racconta di un telefono che piange non perché è intercettato, ma perché Assunta in treno crede di aver trovato il ragazzo che ama ma tutto s’interrompe perché la Sim è scarica, è finito il credito. Anche il telefono è precario. Non resterà che la chat su Facebook a casa. Un Diario vivo. Può incidere più di tanti seriosi discorsi. &lt;br /&gt;http://ugolini.blogspot.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8596892624101999305?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8596892624101999305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8596892624101999305&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8596892624101999305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8596892624101999305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/06/il-telefono-precario.html' title='Il telefono precario'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5539360923849888887</id><published>2011-06-20T08:26:00.000+02:00</published><updated>2011-06-20T08:26:32.235+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>L'Agorà delle donne di Milano</title><content type='html'>L'hanno chiamata Agorà del lavoro (http://agoradellavoro.wordpress.com/) e si svolge a Milano "per incontrarsi, ribellarsi, progettare" (prossimo appuntamento il 20 giugno). E' un'iniziativa scaturita dalla Libreria delle donne (ma con l’adesione anche di qualche uomo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le donne – leggiamo - “fanno la spola incessantemente tra libertà e necessità, tra piaceri e doveri. E, forse per questo, sanno pensare la propria libertà attraverso le necessità”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono partite da un Manifesto” di cui si è già parlato in questa rubrica. L’idea è che il lavoro è  “tutto il lavoro necessario per vivere”: non solo il lavoro di produzione, ma anche  il lavoro gratuito di cura e il lavoro di relazione. Con alcune parole ricorrenti: autonomia,  voglia di connessione, contaminarsi, impollinarsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un primo incontro ha visto una larga partecipazione (200 persone da diverse regioni, 35 interventi). Un’esperienza che qualche volta può ricordare esperienze di autocoscienza di massa. Come la testimonianza di chi racconta di essere “stanca e stufa di correre da un posto all’altro, stanca e stufa di relegare a momenti scartati, instabili e dondolanti, le cose che amo di più”.  Senza però “la miccia per accendersi e prendere fuoco”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco l’Agorà, si afferma, potrebbe essere, tra le molte cose possibili,  un modo per far scoprire come “esprimersi più interamente”, per scambiare esperienze intergenerazionali, “per superare l’isolamento che caratterizza la condizione di lavoro oggi”. Magari per “contaminare” partiti e sindacati.  E’ stato un addensarsi di questioni: organizzazione del lavoro, precarietà, lavoro autonomo, nuove e vecchie professioni, tempi di lavoro, lavoro malpagato, lavoro di cura… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con le più giovani che magari vorrebbero precisare obiettivi concreti, mentre altri-altre  vorrebbero trasferire l’Agorà in piazza del Duomo, o a palazzo Marino, perche è uno scandalo che a Milano non ci sia uno spazio pubblico  per parlare di lavoro.  C’è chi osserva che però già quel che si vive ora nell’Agora è un fatto politico “che ci fa ricche”. Quel che serve è creare luoghi collettivi che facciano crescere i singoli soggetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’elemento centrale rimane quello del lavoro, addirittura della possibile felicità nel lavoro. E’ il tema che più coinvolge il curatore di questa rubrica.  Investe il lungo tempo lavorativo moderno, manuale o intellettuale, arso, spesso, dalla competizione o dalla repressione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove tutto non può essere ridotto (anche per rispondere alle voglie imperiose di efficienza e produttività) a rapidità di consegna, pause, ritmi, buste paghe più o meno consistenti, precarietà. Un capitolo da riscoprire. Dove alcune parole care alle donne dell’Agora, (autonomia, libertà) potrebbero agire, contaminare davvero chi ancora vuol giocare un ruolo propulsivo nel mondo del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5539360923849888887?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5539360923849888887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5539360923849888887&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5539360923849888887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5539360923849888887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/06/lagora-delle-donne-di-milano.html' title='L&apos;Agorà delle donne di Milano'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5732403035550761727</id><published>2011-06-15T10:20:00.000+02:00</published><updated>2011-06-15T10:20:30.164+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Gli anni ‘90 di Draghi e Sacconi</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;E’ passato quasi sotto silenzio.&amp;nbsp; Sto parlando del duro attacco mosso dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi a Maurizio Sacconi ministro (uscente se l’onda del voto amministrativo e referendario lo costringerà) del welfare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha detto infatti Mario Draghi nel suo discorso quasi d’investitura alla presidenza della Bce pronunciato all’Europarlamento: “L'Italia degli inizi degli anni '90 era in condizioni forse peggiori di quelle in cui si trovano oggi la Grecia e il Portogallo”.&amp;nbsp; Eppure ce la facemmo ed entrammo in Europa. Anche grazie agli accordi sindacali del 1992-1993, aggiungiamo noi.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché quel paragone&amp;nbsp; Grecia-Italia-anni 90 suona come un attacco a Sacconi?&amp;nbsp; Perché il nostro esimio ministro (o prossimo ex ministro) si esibito proprio in questi giorni, in compagnia di Luigi Angeletti, segretario Uil, parlando come un agente delle pompe funebri: “L’accordo del 1993 è nato morto”. E’ la continuazione di un suo ossessionante ritornello contro gli anni 90, il governo Amato, il governo Ciampi, le uscite (allora) dal centrodestra. Sono gli anni e quelle politiche che Draghi vorrebbe ripetere in Grecia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Il rappresentante berlusconiano del resto si è dato un solo compito nella vita: spaccare la coesione sociale del Paese (quella che ha permesso all’Italia di non fare la fine della Grecia, appunto), spaccare i sindacati. E prima di andarsene (come prima o poi succederà) intende giungere alla conclusione dei suoi propositi facendo approvare dal suo esercito in fuga una legge capace di decretare la morte anche dei contratti nazionali di lavoro nonché delle rappresentanze sindacali elette liberamente dai lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ce la farà? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5732403035550761727?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5732403035550761727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5732403035550761727&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5732403035550761727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5732403035550761727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/06/gli-anni-90-di-draghi-e-sacconi.html' title='Gli anni ‘90 di Draghi e Sacconi'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8352202243945263247</id><published>2011-06-13T11:12:00.000+02:00</published><updated>2011-06-13T11:12:52.935+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Riccardo Terzi e il lavoro perduto</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Il titolo è singolare e accattivante: “La pazienza e l’ironia” (Ediesse). Sono le due doti care all’autore, Riccardo Terzi, politico, sindacalista, studioso. Ha raccolto nel volume i suoi scritti in 30 anni di esperienze (1982-2010, prima nel Pci, poi nella Cgil). Un cervello autonomo non etichettabile in qualche corrente del passato o dei giorni nostri e lo si capisce passando in rassegna i testi. Ha scontato un atto di audacia politica solitaria. Aveva osato – unico tra i giovani leoni dell’epoca – criticare il compromesso storico berlingueriano.&amp;nbsp; E in queste pagine (precedute da uno scritto di Mario Tronti) ripercorre le sue battaglie politiche.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin da quando, nel 1989,&amp;nbsp; spiegava che non bastava cambiare il nome, attraverso “una disputa tra burocrati e mistici”.&amp;nbsp; Occorreva saper uscire dalla tenaglia&amp;nbsp; “tra un pragmatismo&amp;nbsp; che non ha struttura,&amp;nbsp; non ha punti fermi” e&amp;nbsp; “l'illusione speculare di una rifondazione”. Così “abbiamo lasciato che il nostro cervello venisse bipolarizzato”, incapace “di vedere la complessità delle cose”. Non si trattava ”di essere filosocialisti o antisocialisti ma di essere compiutamente&amp;nbsp; e radicalmente una forza di trasformazione”.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La polemica si dispiega, di pagina in pagina, contro&amp;nbsp; coloro che credono che la crisi della sinistra "sia da attribuirsi ad un eccesso di movimentismo e di radicalismo, chi pensa che la formula vincente possa essere una mimetizzazione della sinistra dentro una logica politica di tipo centrista". La sinistra, per non deperire,&amp;nbsp; “può solo fare un grande politica”, fondata sull’organizzazione della vita democratica, sull’organizzazione di spazi di partecipazione, sull’autogoverno (non sulla trasmissione del comando).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ragionamenti che trovano&amp;nbsp; un filo conduttore nei temi del lavoro. Un filo che la sinistra sembra aver perduto: “Non risulta più con chiarezza la sua vocazione sociale, il suo ancoraggio nella materialità delle condizioni di vita e di lavoro e quindi diviene sfuggente e opaca la sua funzione di rappresentanza… La sinistra non è appesantita dal suo passato, dalle sue radici, ma è resa evanescente dal suo essere sospesa nel vuoto, senza tradizione e senza progetto storico”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure esiste la possibilità di riprendere il cammino “tra le potenzialità positive dell'individualizzazione del lavoro, come possibile crescita della conoscenza, dell'autoregolazione del tempo, dell'autonomia della persona” e la&amp;nbsp; prospettiva di precarizzazione, di esclusione. Un cammino difficile perché oggi “non c'è la chiarezza della meta, non c'è un percorso prestabilito, ma occorre procedere per tentativi, per esperimenti, pronti anche a scarti improvvisi” E’ come suonare una musica senza spartito, scrive Terzi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un libro davvero stimolante. Potrebbe essere utile anche alla discussione annunciata da un partito, il Pd, che non intende rinunciare a rappresentare il lavoro e che ha indetto, appunto, a Genova, il 17-18 giugno, una Conferenza nazionale “per il lavoro”. Apparirà qui la bozza di uno spartito?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8352202243945263247?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8352202243945263247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8352202243945263247&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8352202243945263247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8352202243945263247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/06/riccardo-terzi-e-il-lavoro-perduto.html' title='Riccardo Terzi e il lavoro perduto'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-4691800346740605451</id><published>2011-06-08T12:42:00.000+02:00</published><updated>2011-06-08T12:42:48.500+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Il  nucleare per i poveri?</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Una cara amica su Facebook invita ad ascoltare attentamente le motivazioni dei si e dei no per il nucleare (e non solo). Onde votare non solo ascoltando le ragioni della pancia o del cuore, ma anche quelle della testa. Obbedisco e leggo dotte disquisizioni. Entrambi gli schieramenti hanno a disposizione un armamentario di dati, argomenti, analisi, studi. Non è facile uscirne fuori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è però una motivazione di fondo dei nuclearisti che mi incita a votare Si all’abolizione della legge nuclearista. Riguarda i poveri o i semipoveri. I metalmeccanici a milleduecento Euro al mese, o quelli in cassa integrazione a 900 o i precari a 400 (magari un mese si e uno no), o i professionisti a partita Iva senza ferie pagate e senza pagamento assicurato della malattia.&amp;nbsp; Ecco tutti costoro e non i ricchi redditieri con la Ferrari facile sarebbero più colpiti, dicono i fautori del No,&amp;nbsp; dall’assenza di una seria politica per il nucleare. Perché verrebbe a mancare una preziosa risorsa energetica, con gravi danni per l’economia e ripercussioni pesanti proprio per chi meno ha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Certo è un argomento verosimile (a parte le considerazioni sui danni irreparabili annunciati dalla tragedia giapponese).&amp;nbsp; E’ altrettanto certo che le cose non cambierebbero molto per quei soggetti sociali che abbiamo citato anche in caso di una moltiplicazione di fonti nucleari supersicure. I poveri e i meno poveri resterebbero tali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora il problema è un altro. Un recente libro di Aldo Carra, “Oltre il Pil, un’altra economia” (Ediesse) riporta una citazione di Robert Kennedy,&amp;nbsp; proprio sul&amp;nbsp; famoso Prodotto Interno Lordo: “Non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago”. L’attuale indicatore insomma non calcola quel&amp;nbsp; che non viene remunerato (cure alle persone, lavori domestici, attività sociali), non calcola il benessere da aria pulita, da mare limpido, da città senza traffico, dall’uso della rete. Bisognerebbe cambiare il Pil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un utopia? Resta il fatto che oggi il mondo ha raggiunto uno sviluppo tale che permetterebbe una distribuzione della ricchezza capace di fare star bene tutti: europei, americani, asiatici,&amp;nbsp; nord e sudafricani.&amp;nbsp; Senza bisogno di drammatici assilli nucleari, senza bisogno di&amp;nbsp; trarre utili anche dall’acqua. E’ la via della sobrietà, dei consumi ridotti, certo. E della equa distribuzione dei redditi accompagnata da un equo riconoscimento&amp;nbsp; dei diritti (perché senza diritti non si ottiene alcun reddito equo).&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-4691800346740605451?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/4691800346740605451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=4691800346740605451&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4691800346740605451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4691800346740605451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/06/il-nucleare-per-i-poveri.html' title='Il  nucleare per i poveri?'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3731857120655889611</id><published>2011-06-06T09:39:00.000+02:00</published><updated>2011-06-06T09:39:11.335+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>La vecchiaia difficile dei precari</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Sono i giovani d’oggi, sono gli anziani pensionati&lt;br /&gt;di domani. Senza pensione o quasi. Tanto&lt;br /&gt;che la Cgil ha lanciato per loro la PCG, la&lt;br /&gt;pensione contributiva di garanzia. Mentre su&lt;br /&gt;queste tematiche è nato un sito: &lt;a href="http://www.previnforma/"&gt;www.previnforma&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;it. E’ un aiuto concreto, una bussola, per coloro che si&lt;br /&gt;perdono nei meandri della cosiddetta previdenza&lt;br /&gt;complementare. Quella che dovrebbe poter consentire&lt;br /&gt;di mettere insieme, per quando verrà il momento,&lt;br /&gt;nella vecchiaia appunto, un assegno pensionistico capace&lt;br /&gt;di consentire un’esistenza dignitosa. &lt;br /&gt;Tra costoro dovrebbero poterci stare anche gli appartenenti al popolo&lt;br /&gt;dei precari e degli atipici, quelli che se non si&lt;br /&gt;mutanole cose arriveranno a percepire, comegià molti&lt;br /&gt;hanno calcolato, pensioni miserabili. Ecco che cosa&lt;br /&gt;ha avuto modo di scrivere, proprio sul sito citato, il&lt;br /&gt;direttore Gianni Ferrante: “Se chiedete a ungiovane –&lt;br /&gt;e per il mercato oggi un giovane può anche avere&lt;br /&gt;35-40 anni – con ogni probabilità vi risponderà che&lt;br /&gt;lui una pensione non l’avrà mai…”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto nasce, spiega l’autore, dalla voragine chiamata&lt;br /&gt;precarietà. “Voragine che ha finito per ridurre i diritti&lt;br /&gt;di chi lavora, facilitando la strada a pratiche di&lt;br /&gt;basse retribuzioni”. Il tutto dentro un decennio senza&lt;br /&gt;crescita. “L’occupazione ha continuato a ridursi…risultando&lt;br /&gt;più marcata tra i giovani”. Nel frattempo le&lt;br /&gt;imprese in attesa di superare la crisi “privilegiano forme&lt;br /&gt;contrattuali più flessibili rispetto a impieghi permanenti&lt;br /&gt;a tempo pieno”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene così ricordata un’osservazione&lt;br /&gt;dell’Ocse secondo la quale: “si assiste&lt;br /&gt;all’emergere di forme di precarietà nei posti di lavoro&lt;br /&gt;e nelle retribuzioni che finiscono per ridurre i trattamenti&lt;br /&gt;pensionistici futuri per questi lavoratori”. Il fatto&lt;br /&gt;è che spesso il lavoratore, precario o no, più che&lt;br /&gt;attraverso una scelta autonoma, compie questo passo&lt;br /&gt;della previdenza complementare “sospinto da uno&lt;br /&gt;stato di necessità”, spesso privo di una cultura finanziaria&lt;br /&gt;in grado di valutare le opportunità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure già oggi esistono 39 Fondi pensione negoziali, con oltre&lt;br /&gt;2milioni di aderenti e 20 miliardi circa di raccolta (dati&lt;br /&gt;2009), 76 Fondi aperti, 391 Fondi preesistenti, per&lt;br /&gt;un totale complessivo di 4,7 milioni di aderenti e 73&lt;br /&gt;miliardi di raccolta. Con luci e ombre. La crisi economica&lt;br /&gt;ha infatti imperversato costringendo all’uscita&lt;br /&gt;da detti Fondi di oltre 40 mila. Mentre molti chiedono&lt;br /&gt;anticipazioni e cessioni del quinto. Le urgenze economiche&lt;br /&gt;strozzano, dunque, il risparmio previdenziale.&lt;br /&gt;Con grave danno per una moltitudine di persone che&lt;br /&gt;vedono ipotecato gravemente il proprio futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono tanti i temi su cui questo utile sito (curato oltre che&lt;br /&gt;dal direttore Ferrante da Vittorio Liuzzi e Noemi De&lt;br /&gt;Santis) intende lavorare. Sonopersone, studiosi, giornalisti,&lt;br /&gt;ex sindacalisti, che credono nella scommessa&lt;br /&gt;della previdenza complementare. Magari in attesa&lt;br /&gt;del PCG per i precari.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3731857120655889611?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3731857120655889611/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3731857120655889611&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3731857120655889611'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3731857120655889611'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/06/la-vecchiaia-difficile-dei-precari.html' title='La vecchiaia difficile dei precari'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-7939736603633443018</id><published>2011-05-30T09:52:00.003+02:00</published><updated>2011-06-06T09:54:07.950+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>I professionisti di Pisapia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Non so come andrà il voto di Milano. Sarà però importante riflettere, quale che sia il risultato finale, sulle diverse componenti di quella folla che ha scommesso su Pisapia.&amp;nbsp; Tra loro non c’è solo il mondo del lavoro tradizionale, ma anche una parte nuova, il mondo dei professionisti fino a ieri sedotti dal berlusconismo rampante.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha scritto Sergio Bologna, uno che ha dedicato studio e attenzione a questo fenomeno: “L’aria nuova viene innanzitutto dai giovani e giovanissimi, che non ne possono più di una condizione del lavoro che umilia le loro competenze e rende invivibile una metropoli per chi deve campare dei propri introiti, non ne possono più della volgarità dei media e della disinformazione prodotta dalla stampa, non ne possono più – essendo una generazione scolarizzata – di essere trattati da imbecilli”. Sono i&amp;nbsp; “nativi digitali”… “Non sono l’anti-politica, come pensano le mummie della sinistra, ma sono il post-politica”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ probabile che – enfasi a parte – Bologna abbia ragione. Del resto un sindacato tradizionalista (“conservatore” per qualcuno) come la Cgil se ne è accorto. Ora nella sede di Corso d’Italia, a Roma,&amp;nbsp; siede un responsabile del settore: Davide Imola. E’ stato tra gli organizzatori di un convegno che ha preso spunto da un’apposita ricerca dell’Ires. L’argomento erano appunto i professionisti, ovverosia coloro che, lontani dal mondo salariato, erano magari considerati una casta di ricchi notabili. Non è più cosi. Sono una massa di 3 milioni- 3 milioni e mezzo di persone,&amp;nbsp; lavoratori autonomi, con alte competenze, ma senza tutele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;E che hanno visto decrescere la propria forza contrattuale, i compensi e quindi la capacità di autotutela, a cominciare da quella previdenziale. Certo non sono tutti eguali. Il 20 per cento sono a forte rischio di precarietà, il 68,5%&amp;nbsp; denuncia&amp;nbsp; scarse tutele". Poi ci sono gli affermati che però vorrebbero accedere più facilmente a diritti di cittadinanza. Anche le cifre sul reddito variano. Così la media del reddito annuale è stata (nel 2009) inferiore a 10.000 euro per il 23 per cento;&amp;nbsp; tra 10.000 e 15.000 per il 21,6 per cento; tra 15.000 e 20.000 per il 17 per cento; tra 20.000 e 30.000 per il 18,5 per cento e più di 30.000&amp;nbsp; per il 17,2 per cento. La difficoltà principale risiede (per il 60,1 %) nell’attesa del pagamento. Mentre, la discontinuità&amp;nbsp; occupazionale, crea dei notevoli problemi anche per l’accesso al credito (71,2%).&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche qui sarebbe necessaria una politica che scavi nel profondo cominciando, dice Imola, dalla riforma delle professioni e da un maggior riconoscimento professionale per chi opera fuori dagli ordini. Un deputato del Pd Cesare Damiano, già ministro del Lavoro con Prodi, ha presentato una proposta di legge relativa alla promozione di uno statuto del lavoro autonomo. Qualcosa si muove e non solo a Milano. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-7939736603633443018?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/7939736603633443018/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=7939736603633443018&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7939736603633443018'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7939736603633443018'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/05/i-professionisti-di-pisapia.html' title='I professionisti di Pisapia'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1624694581562975814</id><published>2011-05-21T09:56:00.003+02:00</published><updated>2011-06-06T09:59:36.651+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Il lungo viaggio Cisl (verso dove?)</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;C'era una volta (anni 50) il "sindacato democratico" contrapposto al "sindacato comunista", ovvero un sindacato responsabile e un sindacato rivendicativo, secondo lo schema di Mario Romani. Oggi la contrapposizione sarebbe tra sindacato "adattivo", con la centralità nelle relazioni industriali e un sindacato con la centralità nella presenza politica. Uno magari in preda alla sindrome del si e l’altro in preda alla sindrome del no. E’ un po’ questo il filo conduttore de “La lunga marcia della Cisl, 1950-2010” (edizioni Il Mulino) autore Guido Baglioni, professore emerito dell’Università di Milano Bicocca.&lt;br /&gt;E’ un’analisi delle varie tappe di questa “lunga marcia” ma alla fine verrebbe voglia di chiedere “verso dove?”. Baglioni potrebbe comunque rispondere che proprio l’assenza di finalità è un punto di differenza tra Cisl e Cgil. Essendo la Cisl, come scrive, non votata alla “emancipazione del lavoro”, esente “dal peso e dall'ansia per l'avvento della società socialista”.&amp;nbsp; Anche se, osserviamo, nello statuto della Cgil la finalità presente riguarda la Costituzione italiana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il racconto dello studioso si fa leggere, anche perché ricco di ricordi e riferimenti, attraverso intellettuali come Accornero, Trentin, Berta, Caselli, Tarantelli, Giugni. Oppure nell’incontro diretto con sindacalisti come Pastore, Storti, Macario, Carniti. Molti di costoro hanno contrassegnato il periodo&amp;nbsp; di un'altra Cisl (gli anni 60-70) sul quale l’autore lascia sospeso il giudizio. Si chiede “Si può parlare di eresia?” e risponde enigmaticamente “Si e No”. Sono gli anni dell’unità sindacale e di un’accesa disputa attorno ai metalmeccanici di Pierre Carniti. Con tanti che temevano il superamento dell’identità cislina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi questa identità prorompe e la scommessa di Pastore e Romani è vinta, dice Baglioni. "Siamo più vicini alla vasta applicazione del sindacalismo pragmatico e senza enfasi della Cisl”. L’autore non nasconde, certo, la crescente diseguaglianza sociale, la frammentazione dei lavori, ma, “non è più tempo di mobilitazioni di massa, proteste politiche, contratti collettivi di ampia portata”. Bisogna adattarsi perché "troppi diritti producono estraneità fra le parti”. Insomma bisognerebbe riconoscere – cosa che la Cgil non avrebbe mai fatto – “la posizione complessivamente più debole del sindacato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure nelle stesse pagine troviamo (accanto a vicende comuni di concertazione e non di mera conflittualità, come nel 92-93) questa citazione (2008) di un dirigente Cgil come Riccardo Terzi: “Nelle attuali condizioni puntare solo sulla forza è una scelta suicida perché la forza non è solo nelle nostre mani. La mediazione politica diviene indispensabile".&amp;nbsp; Solo che ora, si perdoni la battuta, la mediazione sembra cercarsi preferibilmente col centrodestra. Così, senza un viaggio minimamente unitario, si rischia di non andare da nessuna parte. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1624694581562975814?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1624694581562975814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1624694581562975814&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1624694581562975814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1624694581562975814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/05/il-lungo-viaggio-cisl-verso-dove.html' title='Il lungo viaggio Cisl (verso dove?)'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-9173268186040028143</id><published>2011-05-16T14:45:00.000+02:00</published><updated>2011-05-16T14:45:54.140+02:00</updated><title type='text'>Regole per impedire contratti come gusci vuoti</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;C’è stato l’inizio di un terremoto, non ancora assestato, nel sistema contrattuale. Occorre correre ai ripari. Parte da questa constatazione&amp;nbsp; il libro di Mimmo Carrieri “La regolazione dl lavoro, dopo l’era dell’instabilità” (Ediesse).&amp;nbsp; E’ una lunga analisi di quanto è successo nel post fordismo: dal fenomeno in crescita, dei lavori temporanei e discontinui, fino alla crisi della rappresentanza sindacale, gli accordi separati, le controversie giuridiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco, con l’intesa separata del 2009 tra Cisl, Uil, Ugl e imprenditori, con la scelta Fiat di uscire dal contratto nazionale, l’inizio di quel terremoto nel sistema dei contratti di lavoro. Anche se finora non c’è stato un effetto di trascinamento. Salvare il contratto nazionale, osserva Carrieri, è utile anche per le imprese: è un argine per evitare la concorrenza al ribasso tra gli imprenditori. E’ necessario però “ripensarlo, ridisegnarlo, alleggerirlo”. Anche perché è sottoposto a un’erosione: ad esempio si sono aperti varchi alla contrattazione individuale. Il rischio è quello “di un progressivo svuotamento che lo renda formalmente vigente ma sempre più simile a un guscio vuoto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le indicazioni sulle nuove regole possibili sono, per molti aspetti, in sintonia con quanto la Cgil ha varato in questi giorni col suo “progetto crescita”. Carrieri ad esempio suggerisce di definire uno spazio appropriato per i contratti decentrati, evitando di drammatizzare la questione delle deroghe per allargare il raggio di copertura. Altre regole riguardano la rappresentatività&amp;nbsp; dei sindacati onde pervenire ad una “democrazia decidente”. E’ quella che Carrieri chiama una regolazione postfordista, alternativa a quella liberista e anche a quella, considerata insoddisfacente, praticata nei tentativi del governo Prodi. Un libro utile&amp;nbsp; che può accompagnare la discussione nella Cgil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ bene sottolineare come il recente documento approvato dal Comitato Direttivo, non dice solo che i nuovi Contratti “dovranno essere meno prescrittivi”. Passaggio che ha suscitato qualche scandalo. Appare ben più importante la scelta di rendere più forte e incisivo il ruolo delle rappresentanze aziendali. Un ruolo sempre respinto nel passato dalle controparti imprenditoriali. Così si auspica una&amp;nbsp; contrattazione propositiva (spesso dimenticata) sulle reali condizioni di lavoro e non solo sulle componenti salariali come il premio di risultato. Nonché l’introduzione di regole per le forme precarie e atipiche di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo la parola d’ordine non è il contratto nazionale non si tocca (così come a suo tempo non si disse “la scala mobile non si tocca”). E’ il tentativo di formulare un’alternativa ai problemi reali di un contratto nazionale che, come ha spiegato Carrieri, ha bisogno di essere rinnovato. Un’alternativa a chi invece intende renderlo lentamente un guscio vuoto.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-9173268186040028143?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/9173268186040028143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=9173268186040028143&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/9173268186040028143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/9173268186040028143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/05/regole-per-impedire-contratti-come.html' title='Regole per impedire contratti come gusci vuoti'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-4186837271931824829</id><published>2011-05-11T17:54:00.000+02:00</published><updated>2011-05-13T22:46:34.015+02:00</updated><title type='text'>Carniti: un tricolore almeno per i morti sul lavoro</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;“Sarebbe necessario almeno un atto emblematico: stendere un tricolore su ogni vittima del lavoro, così come si fa con i soldati che muoiono nelle missioni all’estero. E più grave di quell’applauso a Bergamo sono state&amp;nbsp; a suo tempo certe parole di Tremonti”.&amp;nbsp; Così si esprime un dirigente sindacale che ha speso la propria vita per affrontare i problemi del lavoro. E’ Pierre Carniti, per lunghi anni segretario generale della Cisl. &lt;br /&gt;Come giudica quell’applauso scattato all’assemblea degli industriali a Bergamo, riferito alle terribili vicende della Thyssen?&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Mi pare che ci sia un riconoscimento di inopportunità da parte della stessa Confindustria”.&lt;br /&gt;I parenti delle vittime esprimono però un rancore non sopito… &lt;br /&gt;“Lo stato d’animo dei parenti è più che giustificato. Non mi sembra però necessario alimentare una polemica che è frutto anche di una situazione di tensione. Il gesto è stato assolutamente inopportuno, non so come si sia sviluppato concretamente. Non so se l’applauso al manager Harald Espenhahn, condannato in prima istanza per omicidio, voleva essere un atto di solidarietà con quel manager perché ritenuta eccessiva la pena. Non so se si volesse dire: ti siamo vicini in un momento particolare. E’ apparso comunque, anche all’esterno, un gesto inappropriato, chiaramente non condivisibile. Non ci costruirei sopra una polemica perché da un lato bisogna capire i sentimenti delle vittime.&amp;nbsp; Nessuno restituisce loro quei morti, condanna si o condanna no, condanna eccessiva o condanna inadeguata. Sono persone giustamente indignate, risentite. Dall’altro lato ci sono&amp;nbsp; i promotori di quell’applauso che tentano di rimediare. Non è che si risolva nulla ma sarebbe utile arrivare a una ricomposizione perlomeno dei sentimenti. Poi i problemi restano quelli che erano”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha accolto quella sentenza di Torino?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’ho commentata parlando in un recente incontro all’Eliseo, a Roma. Qui il Pd aveva organizzato una manifestazione all’insegna dei 150 anni dell’unità d’Italia. Ho fatto un riferimento alla sentenza Thyssen per dire che c’è un problema grave che riguarda la sicurezza sul lavoro. Non si può ricondurre tutto alle statistiche per cui se in un anno i morti si riducono di dieci ma restano sempre più di mille, diciamo che le cose stanno migliorando. No, le cose non stanno migliorando.&amp;nbsp; Bisogna che il Paese prenda coscienza che questo è un problema grave. Ho fatto un parallelo: quando muore un soldato in missione militare all’estero si fanno giustamente i funerali di stato, quando muore un operaio proclamiamo almeno il lutto cittadino. E così come mettiamo la bandiera tricolore sulla bara del militare mettiamola anche su quelli che muoiono a causa del lavoro. Perché sono quelli che hanno contribuito alla ricchezza generale del paese, senza distinzione tra nativi e immigrati. Così almeno impareremo a stabilire che gli immigrati non sono – come dice la vulgata leghista - quelli che ci rubano il lavoro.&amp;nbsp; Sono anche quelli che spesso muoiono per noi”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è stata una polemica sulle misure assunte sulla sicurezza dal governo Prodi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ci son state sortite che io considero più gravi dell’applauso inconsulto di Bergamo. Quando Tremonti ha detto: attenzione qui sulla sicurezza non eccedere perché non ce lo possiamo permettere. Come dire: se poi qualcuno ci lascia le penne fa parte delle regole del gioco". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-4186837271931824829?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/4186837271931824829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=4186837271931824829&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4186837271931824829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4186837271931824829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/05/carniti-un-tricolore-almeno-per-i-morti.html' title='Carniti: un tricolore almeno per i morti sul lavoro'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8564450891459970753</id><published>2011-05-09T10:26:00.000+02:00</published><updated>2011-05-09T10:26:05.741+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Accornero riscopre la classe operaia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;E’ la ricostruzione di un’inchiesta condotta 50 anni or sono. Aris Accornero, oggi professore emerito di Sociologia industriale alla Sapienza di Roma, è, all’epoca, un giovane redattore dell’Unità di Torino.&amp;nbsp; Segue in quelle vesti – è il 1960 – una lotta sindacale protrattasi per cinque mesi ai Cotonifici Valle Susa, tra scioperi, manifestazioni, scontri con la polizia. Quando un accordo conclude la vertenza, Accornero, per sette domeniche di fila, torna nella valle.&amp;nbsp;Ha un minuscolo registratore ottenuto tramite Renato Panzieri dall’istituto Rodolfo Morandi. Un oggetto prezioso, in quegli anni.&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Così interpella i lavoratori dei CVS, 58 donne e 31 uomini. Un materiale che forma ben&amp;nbsp; 390 cartelle. Non pubblica quel che doveva essere un libro, per i molteplici impegni lavorativi che lo portano a Roma.&amp;nbsp; Oggi ha&amp;nbsp; deciso di riprendere il tutto ed ecco il volume edito dal Mulino “Quando c'era la classe operaia, Storie di vita e di lotte al cotonificio Valle Susa”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Non è un nostalgico ritorno al passato. L’autore sa bene che “la classe operaia non è sparita bensì mutata e non sappiamo ancora bene come ne tanto meno cosa sia il lavoro dopo la classe”.&amp;nbsp; Quell’inchiesta però può rappresentare “una magnifica opportunità per guardare indietro alla classe operaia di ieri, visto che quella di oggi è sempre operaia ma forse non è più classe, già nell'aspetto". Sono anni, quelli raccontati, che preparano l’autunno caldo. Dominati, nelle cronache, dalle lotte degli elettromeccanici e poco da quel che avviene tra i tessili della&amp;nbsp; val di Susa. Eppure sono novemila lavoratrici e lavoratori. Con avanguardie che, a differenza di quanto avviene tra i metalmeccanici, hanno magari meno preparazione, ma un legame più stretto con le masse operaie. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Esperienze che fanno riflettere anche sull’oggi. Come quando si racconta di un accordo separato, firmato solo dalla Uil, che concedeva diecimila lire. Un ricatto respinto.&amp;nbsp; Mentre l’accordo finale introduceva quello che era chiamato “premio di produzione”. Una dizione che rievoca tanto dispute contemporanee.&amp;nbsp; Resta poi l’interesse specifico delle 90 testimonianze, passate al setaccio dell’”analisi testuale”. Un’inchiesta minuziosa, un metodo,&amp;nbsp; che andrebbe ripreso. Meglio degli asettici questionari. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Certo i tempi sono cambiati. Se ritornassimo lassù non ritroveremmo le “casette” spesso malandate, i frigoriferi presenti solo in 8 abitazioni e i telefoni solo in due. Magari troveremmo ex lavoratori trasformati in esercenti di agriturismo. Con un rapporto con la politica meno intenso non per scarsa conoscenza (come poteva avvenire 50 anni fa) ma per una troppa conoscenza, derivante dai moderni strumenti di comunicazione. E vien da chiedersi se esiste un collegamento, nelle popolazioni di quella valle,&amp;nbsp; tra gli scontri attorno ai cotonifici e la recente rivolta No Tav. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8564450891459970753?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8564450891459970753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8564450891459970753&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8564450891459970753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8564450891459970753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/05/accornero-riscopre-la-classe-operaia.html' title='Accornero riscopre la classe operaia'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3542239795848669693</id><published>2011-05-07T14:03:00.001+02:00</published><updated>2011-05-07T14:05:17.574+02:00</updated><title type='text'>Così forse comincia il futuro</title><content type='html'>E' cominciato, forse, il futuro. Questo dice lo sciopero di ieri. Questo auspica Susanna Camusso quando parla di voltare pagina. Una sterzata che riguarda non solo il governo messo duramente sotto accusa, ma gli stessi sindacati, chiamati a gran voce, dalla massima autorità civile e morale del Paese (Giorgio Napolitano) a ritrovare una qualche forma di unità. E un diverso futuro potrebbe coinvolgere perfino la Confindustria  che proprio oggi a Bergamo, a porte chiuse, potrà fare un bilancio sui mali della crisi che ha sconquassato il mondo e che non ha certo fatto del nostro  Paese e delle sue industrie un’isola felice.  C’è bisogno di un salto di qualità: con una crescita dell’1,1 per cento – ha affermato Emma Marcegaglia – “non andiamo da nessuna parte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono segnali che indicano la possibilità di mettere alle spalle una fase di contrapposizione impotente tra le forze sociali. Segnali testimoniati anche da toni meno sferzanti adottati nei commenti di alcuni (non tutti) dirigenti Cisl e Uil.  Condensato nella voglia, auspicata dal segretario generale della Uil Luigi Angeletti, almeno di un “clima decente”.  Così, del resto, slogan e rappresentazioni nella giornata di sciopero generale, hanno evitato di prendere di mira compagni e amici di altre organizzazioni.  Quell’enorme “Basta” disegnato da donne e uomini nei cortei di tante città era anche un basta nei confronti della impossibilità di un’azione comune. Un’azione capace di incidere su una politica che appare interessata a tutto (dai processi ai posti per nuovi sottosegretari) ma non all’ansia di un esercito  di cassintegrati o di lavoratori in bilico nelle loro presunte garanzie. Per non parlare del dramma crescente dei precari, giovani e spesso non più giovani, posti con una scelta emblematica ma importante alla testa di molte manifestazioni. Ed era un basta nei confronti di una strategia tesa a far saltare concertazione e coesione sociale, fortemente perseguita da un centrodestra che ha scommesso platealmente sulla nascita di due “poli” sindacali.  Un modo per coltivare, alla fine, l’estremismo sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un futuro nuovo, capace di uscire, dunque, dagli accordi separati e dagli scioperi separati. Non è certo immaginabile la cancellazione di colpo delle differenze grandi che albergano tra Cgil, Cisl e Uil. C’erano, però, anche nel passato e si è riusciti a farle convivere. Un sostegno vitale potrebbe venire dall’assunzione di regole certe sulla rappresentanza, sulla possibilità di coinvolgere gli interessati, i lavoratori, nella costruzione di compromessi sempre necessari. E non solo a colpi di referendum ma ricorrendo all’intelligenza, a un sapere di basi sociali mature e responsabili. Come dimostrano tanti casi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una data importante potrebbe essere il 18 giugno, una giornata voluta da Cisl e Uil dedicata a quel tema, la riforma fiscale, che sarà presente anche all’assemblea di Bergamo.  E che potrebbe vedere, come ha auspicato la Camusso, l’adesione della stessa Cgil.   Affinché davvero “paghi di più chi ha e paghino di meno pensionati e lavoratori”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà possibile? Ha osservato un altro “padre” della patria Romano Prodi, a proposito di sindacato, che “La divisione è la sua autodistruzione, al di là di chi ha ragione o torto: è un suicidio collettivo”.  Ha ricordato sulla rivista on line “Eguaglianza e libertà” (diretta da Pierre Carniti e Antonio Lettieri) lo stesso Lettieri come oggi il sindacato rischi di essere la vittima designata della crisi. Eppure dappertutto, in Europa, esso reagisce unitariamente, perfino in Francia, mettendo da parte storiche divisioni. L’Europa può insegnare qualcosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3542239795848669693?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3542239795848669693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3542239795848669693&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3542239795848669693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3542239795848669693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/05/cosi-forse-comincia-il-futuro.html' title='Così forse comincia il futuro'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2650756551156820436</id><published>2011-05-03T22:06:00.001+02:00</published><updated>2011-05-03T22:08:06.379+02:00</updated><title type='text'>Sindacati e unità d'Italia</title><content type='html'>Quando si parla di unita' d'Italia, in questo tormentato centocinquantesimo, bisognerebbe non dimenticare un testo: il vocabolario italiano. E un uomo, Giuseppe Di Vittorio, che fece di quel testo un'arma a disposizione dei cafoni meridionali. Un'arma per la loro emancipazione, la loro libertà e per costruire dal basso, appunto, l'unità del Paese. Appare, in tale episodio, apparentemente minore, un nesso tra la storia del lavoro, la storia delle organizzazioni dedicate al lavoro e lo sforzo continuo per rendere davvero unita l'Italia, con un filo rosso che collega il Risorgimento alla Resistenza, fino ai giorni nostri. Magari cominciando dalla lingua, da un sapere di base, per conoscere, per comunicare, per conquistare diritti e protagonismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha spiegato  Enrico Panini,  illustrando le tante iniziative promosse dalla Cgil per il centocinquantenario, è sempre il lavoro, la trincea dell’impegno e della democrazia. Cosi dalla nascita delle primo leghe nel 1851 alla parola d'ordine dello sciopero generale nazionale del 1904, appare l'impegno a costruire una coesione sociale, vincendo corporativismi, particolarismi e frammentazioni. Ha ricordato Giuseppe Casadio come quello sciopero generale era stato "il sintomo più evidente del bisogno di effettiva unità nazionale che proveniva dal mondo del lavoro organizzato". &lt;br /&gt;Era una tensione che si ritrova poi in altre pagine della storia sindacale e che chiamano in causa anche il potente contributo dei cattolici da  MIglioli, a Grandi, a Pastore, a Carniti. È anche attraverso il loro impegno che prende corpo lo sforzo per unire sul serio l'Italia, nelle battaglie per la rinascita del Mezzogiorno, per organizzare nel triangolo industriale, da Torino, a Milano, a Genova, l'immigrazione di migliaia e migliaia di immigrati meridionali, chiamati a costruire un pezzo fondamentale della ricchezza del Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sequenze, le immagini  si moltiplicano: passano dalla richiesta contrattuale di estendere il diritto allo studio (le 150 ore care a Bruno Trentin, continuazione di quel "vocabolario" amato da Di Vittorio), alle lotte per superare le cosiddette "gabbie salariali", alla manifestazione voluta dai metalmeccanici a Reggio Calabria contro i "boia chi molla" che volevano spaccare il Paese, alla folla operaia che invade piazza del Duomo per salutare le vittime della strage di Piazza Fontana, all'estremo addio a Guido Rossa, operaio dell'Italsider di Genova. Che cosa sarebbe stato questo Paese, nel clima torbido del terrorismo, se non ci fosse stata la risposta potente, se pur tardiva nell'affermarsi, del mondo del lavoro? E' stata quella massiccia entrata in campo che ha tolto il respiro ai fautori della lotta armata. Così come è giusto ricordare le bandiere di Cgil, Cisl e Uil sventolate, in una giornata del 1997, a Milano e a Venezia. Erano manifestazioni indette per respingere i propositi secessionisti animati dalla Lega Nord, in difesa, appunto, dell'unità nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E oggi? Oggi tutto è più difficile. Oggi illustri commentatori dalle colonne del "Corriere della sera" danno per scontata la fine dell'unità sindacale e quindi anche di uno sforzo comune per la coesione nazionale. Senza ricordare chi ha perseguito con tenacia ed efficacia questo scopo, lavorando assiduamente, attraverso il ministero che dovrebbe richiamarsi al lavoro, per introdurre cunei tra le Confederazioni sindacali. E per introdurre, nello stesso tempo, aspre divisioni nelle condizioni di lavoro, attraverso la moltiplicazione delle soluzioni contrattuali, lo svuotamento dei contratti nazionali. Un modo per offendere anche chi 150 anni fa aveva cominciato a disegnare l'unità d'Italia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2650756551156820436?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2650756551156820436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2650756551156820436&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2650756551156820436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2650756551156820436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/05/sindacati-e-unita-ditalia.html' title='Sindacati e unità d&apos;Italia'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1158702474701814136</id><published>2011-04-26T17:27:00.000+02:00</published><updated>2011-04-26T17:27:53.830+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>L'abolizione del Primo Maggio</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Non è più tempo di revisionisti, è tempo di abolizionisti. Non ci sono solo i deputati del Pdl che vogliono cancellare l’articolo uno della Costituzione che parla di Repubblica fondata sul lavoro, una dizione chiaramente ispirata dal pensiero cattolico-comunista e quindi insopportabile. Non c’è solo il ministro Maurizio Sacconi che vuole in larga misura abolire lo Statuto dei lavoratori, un residuo intollerabile degli orribili anni Settanta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è ancora molto da abolire. Così nell’orgia modernista irrompe la determinazione di cancellare anche il Primo Maggio. Una inutile festa che fa a pugni con le esigenze dettate dalla globalizzazione. Come hanno insegnato l’aitante sindaco di Firenze Renzi e il vicedirettore del Corriere Della Sera De Vico. A entrambi ha risposto Susanna Camusso segretaria della Cgil sostenendo tra l’altro che allora bisognerebbe abolire anche il Natale.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bella idea. Bisogna vendere, bisogna produrre, bisogna lavorare. E allora niente feste, allungare gli orari, accorciare i salari, tagliare le pause. E’ la loro idea di sobrietà. Non è che lor signori si scaglino con veemenza e determinazione contro le immense fortune&amp;nbsp; destinate ai miracolosi (non nelle vendite dei prodotti) manager alla Marchionne. Tanto per fare un nome qualsiasi. Non è che si scaglino contro gli imprenditori che approfittano della crisi per sfruttare giovani stagisti o contro le banche che nei convegni predicano la flessibilità e agli sportelli negano il mutuo ai giovani con contratti ballerini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è che si battano con altrettanta audacia e sicurezza per un riforma dei tempi di lavoro e i tempi di vita, facendo in modo che chi lavora in ufficio e in fabbrica quando esce non trovi tutto chiuso,&amp;nbsp; dagli uffici pubblici ai negozi privati. No, loro vogliono solo abolire oggi il primo maggio e domani il Natale.&amp;nbsp; Una specie di vendetta sociale nei confronti delle insaziabili masse lavoratrici.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1158702474701814136?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1158702474701814136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1158702474701814136&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1158702474701814136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1158702474701814136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/04/labolizione-del-primo-maggio.html' title='L&apos;abolizione del Primo Maggio'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1153823918720571595</id><published>2011-04-18T18:52:00.000+02:00</published><updated>2011-04-18T18:52:03.251+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Quando i garantiti scioperano per i precari</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Mi è capitato di ascoltare, durante una discussione sulla manifestazione dei precari svoltasi il 9 aprile, voci critiche. Dicevano: quei giovani in piazza protestavano giustamente nei confronti dell’operato del governo ma non dicevano nulla nei confronti del sindacato. E’ vero c’è stata la campagna dei “giovani non più disposti a tutto” promossa dalla Cgil. E anche nella manifestazione del 9 aprile c’era lo zampino della confederazione guidata da Susanna Camusso. Ma – dicevano i miei interlocutori – queste iniziative non trovano poi un’adeguata estensione nei territori, nelle aziende, nelle categorie. Un ragionamento non facile da contrastare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure non sempre è così. Proprio in questi giorni si svolge a Cairo Montenotte (Savona) uno scontro che ha per soggetto i precari e alcuni scioperi che hanno come soggetto i lavoratori cosiddetti “garantiti” con un contratto a tempo indeterminato. La fabbrica è della Schneider Electric una multinazionale elettromeccanica francese dislocata in tutto il mondo (120.000 dipendenti in 102 paesi). Il suo futuro è anche nel fotovoltaico. Ora a Cairo Montenotte (Savona) produce trasformatori di misura di media tensione. E’ un tipo di lavorazione ad alta qualità che ha bisogno di manodopera specializzata. Ecco perché spesso si sono assunti nel passato giovani da formare, integrare nei processi produttivi e poi stabilizzare. C’era un contratto integrativo che prevedeva, appunto, 20 mesi per i lavoratori affittati (oggi si chiamano “in somministrazione”).&amp;nbsp; Un percorso di maturazione che avrebbe dovuto essere la premessa, in compatibilità con i carichi di lavoro, per l’inserimento in un secondo percorso, quello della stabilizzazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ azienda, ad un certo punto, ha cancellato quell’intesa pretendendo di espellere quella mano d’opera precaria sulla quale aveva investito tempo e denaro, per sostituirla con altri precari “freschi” tutti da formare.&amp;nbsp; Una “rottamazione” insensata. Incomprensibile, ha osservato&amp;nbsp; il segretario della Fiom&amp;nbsp; Alberto Lazzari “perché danneggia la stessa organizzazione produttiva”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;E sono cominciati gli scioperi condotti da lavoratori che sacrificano un po’ delle buste paga in difesa dei precari. La Rsu ha spiegato che tutto questo avviene mentre “sarebbe invece necessario dimostrare la nostra bravura per conquistare notevoli quote di mercato… Sostituire periodicamente gli interinali significa affidare la produzione a persone demotivate che, consapevoli già dal primo giorno che non arriveranno mai all’assunzione, avranno maggiori difficoltà a offrire motivazioni ed impegno”. Un bel caso che fa giustizia di tante chiacchiere sull’egoismo dei garantiti e sulla contrapposizione tra gli uni e gli altri. Un esempio da diffondere. Un modo per non fare delle manifestazioni dei precari solo una valvola di sfogo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1153823918720571595?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1153823918720571595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1153823918720571595&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1153823918720571595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1153823918720571595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/04/quando-i-garantiti-scioperano-per-i.html' title='Quando i garantiti scioperano per i precari'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8571683090575634511</id><published>2011-04-12T22:24:00.000+02:00</published><updated>2011-04-12T22:24:17.341+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>La sfida dei workers</title><content type='html'>Sembra una barzelletta se si pensa a quanto succede nelle fabbriche Fiat, nell’accesa discussione su pause e ritmi di lavoro. Non è una definizione inventata. L’ha coniata Lisa Carmen, una manager che ha lavorato alla British Petroleum e poi in altre aziende Usa. Troviamo la citazione in un libro interessante  “WWWWorkers i nuovi lavoratori della rete, come abbandonare il posto fisso e trasformare la propria passione in un lavoro online” (gruppo 24 ore).  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’autore è Giampaolo Colletti organizzatore di un sito Internet di cui abbiamo già raccontato. Ora ha raccolto e commentato le tante testimonianze pervenute anche attraverso Radio24.  Sono esperienze innovative che testimoniano come molti, giovani e non più giovani, siano alla ricerca di un lavoro gratificante. Sono coloro che, come ha spiegato un gesuita, padre Antonio Spadaro, rifiutano un lavoro “ripetitivo, faticoso e stupido”, cercano una fatica “allietata da una motivazione creativa”. Un’umanità divisa tra l’assenza di desideri (rapporto Censis) e voglia di ribellarsi, come testimoniano le piazze del 9 aprile gremite di precari.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le loro aspirazioni possono spingere manager intelligenti a modificare la vita di lavoro anche per i detentori di posti fissi. Magari interrompendo, per tornare all’esempio americano, la routine quotidiana, per dedicare un’intera settimana regolarmente pagata a iniziative di volontariato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Utopia le “pause socialmente utili”? Potevano sembrare utopiche, anni fa, anche le esperienze concrete raccontate  da Giampaolo Colletti. Spesso, certo, determinate da una crisi che aguzza l’ingegno.  Come è successo con www.zandonatti.it che ha portato su Internet le onoranze funebri. Oppure con gli inventori romagnoli della “pesca –turismo” con www.stradadelpesce.it. Oppure ancora gli attori-cuochi di  www.invitoacenacondelitto.com. Sono decine e decine di storie che contrassegnano il volume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è la voglia di fare fortuna come l'inventore di Google, di Facebook, di Ebay, Craigslist. E c’è un mercato crescente in Italia: già due milioni e trecento mila utenti usano servizi a pagamento. Commenta Colletti: “Un  eldorado ancora difficile da conquistare”. L’autore suggerisce dieci passi per diventare workers, dopo aver accusato molteplici sintomi del malessere vissuto nel “posto fisso”.  Suggerimenti utili, anche se per molti giovani la misura primaria sarebbe quella di avere una “famiglia.-paracadute” alle spalle. Così come si potrebbe osservare che quel malessere da lavoro  si potrebbe ripresentare anche nelle nuove esperienze di lavoro libero e autonomo. Anche perché una volta proiettati nel Web si è relativamente liberi e autonomi. I condizionamenti, i vincoli sono tanti e pesano. Vien da pensare che sarebbe necessario un assetto sociale capace di accompagnare le nuove esperienze di lavoro, spesso appoggiate a fragili impalcature. Per sostenere i moderni workers, per non lasciare che cadano.  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8571683090575634511?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8571683090575634511/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8571683090575634511&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8571683090575634511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8571683090575634511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/04/la-sfida-dei-workers.html' title='La sfida dei workers'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6341116748784655836</id><published>2011-04-04T16:00:00.000+02:00</published><updated>2011-04-04T16:00:38.655+02:00</updated><title type='text'>Irrompe in Vaticano la profezia degli  Hackers</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Non sono più i tempi di Galileo, sono i tempi degli Hackers, i ribelli di Internet. Ecco anche loro catapultati nelle dispute di Santa Romana Chiesa. Ma non sono processati, anzi. Sono oggetto di una polemica nel corso della quale vengono in sostanza ammirati sia da una parte che dall’altra. Tutto nasce da un lungo saggio di un gesuita, padre Antonio Spadaro sull’ultimo quaderno de “La Civiltà Cattolica”. E’ intitolato “Etica hacker e visione cristiana”. Un collaboratore dell’”Osservatore Romano”, Luca Possati, legge e lo accusa di sostanza&amp;nbsp; di aver scavato un fossato&amp;nbsp; col popolo degli Hackers. Il gesuita replica: “Stravolge il significato del mio articolo (e lo fa, purtroppo, su L’Osservatore Romano)”. Tutto appare sul sito &lt;a href="http://www.cyberteologia.it/"&gt;www.cyberteologia.it&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Padre Spadaro, in effetti, nella prima parte del saggio conduce un’analisi assai interessante del fenomeno Hackers ricordando i sette loro comandamenti: 1) L’accesso ai computer deve essere illimitato e totale. 2) Dare sempre priorità all’handson (metterci su le mani, verificare di persona...). 3) Tutte le informazioni dovrebbero essere libere. 4) Sfiduciare l’autorità: promuovere il decentramento. 5) Gli hacker devono essere giudicati dal loro hacking. 6) È possibile creare arte e bellezza su un computer. 7) I computer possono cambiare la tua vita in meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono principi che investono i problemi del lavoro oggi. Potrebbero piacere – aggiungo io – anche agli operai di Mirafiori o della Bertone.&amp;nbsp; Il gesuita, ricorrendo a citazioni varie, ricorda la presenza del rifiuto del lavoro “ripetitivo, faticoso e stupido”, senza escludere l’impegno, anzi aborrendo l’ozio. C’è una polemica “contro un certo modo di intendere l’esistenza tutto sbilanciato sul lavoro ottimizzato, legato all’orologio e alla performance, all’efficienza”. Con una messa in guardia dallo &lt;br /&gt;schema fordista della «catena di montaggio, che plasma la vita ordinaria.&amp;nbsp; Mentre si vorrebbe una nuova “etica” del lavoro caratterizzata da passione e creatività “non limitata da turni e tempi rigidi e senza risparmio di capacità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto accusa sono “il controllo, la competizione, la proprietà”. Certo c’è anche la convinzione che l’autorevolezza&amp;nbsp; viene da una conoscenza condivisa e decentralizzata. Così è citata la&amp;nbsp; diffusione dei social network, l’esperienza di Wikipèedia, l'open source. Mentre il saggio nel finale prende le distanze ad esempio dall’annullamento di ogni gerarchia. E’ incompatibile con il pensiero della Chiesa: “Si perderebbero l’importanza delle mediazioni e la dimensione pedagogica di accesso al sapere. In questa logica non ci sarebbe passato o sapienza da consegnare (tradere) da padre in figlio, perché vigerebbe il principio di identicità, della perfetta simmetria”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, conclude padre Spadaro, l’etica hacker può acquistare persino risonanze profetiche per il mondo d’oggi votato alla logica del profitto, per ricordare che “il cuore umano anela a un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi” (parole di Benedetto XVI).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6341116748784655836?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6341116748784655836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6341116748784655836&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6341116748784655836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6341116748784655836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/04/irrompe-in-vaticano-la-profezia-degli.html' title='Irrompe in Vaticano la profezia degli  Hackers'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6570595917541832817</id><published>2011-04-04T15:57:00.000+02:00</published><updated>2011-04-04T15:57:47.123+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>La stagista alla pompa di benzina</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;L'Italia ribolle. Non c'è solo la tensione politico sociale che accompagna l'operato di un governo intento a difendere i propri privilegi di casta. Non c'è solo l'assillo di una mancata operazione umanitaria che dovrebbe accompagnare l'esodo dalle terre africane. C'è anche lo scoppio di grandi irrisolte questioni sociali. Già il movimento delle donne è sceso in piazza per rivendicare e consolidare un ruolo di autonomia e libertà, con lo slogan "Se non ora quando".&amp;nbsp; Ora, su questa falsariga, senza la paternità dei partiti politici, occupa la scena il popolo dei precari. Quelli organizzati dalla Cgil “non più disposti a tutto", ma anche quelli che si sono dati appuntamento per il 9 aprile in tutta Italia. Il loro slogan stavolta è "Il nostro tempo è adesso".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’appello è firmato da una schiera di “atipici”. Tra gli altri: l’archeologo Salvo Barrano, il portuale Pierpaolo Pirisi, il ricercatore Luca Schiaffino, l’avvocato Alessandro Pillitu, l’operatore call center Francesco Brugnone. Denunciano una situazione ormai insostenibile. Ha accompagnato questo movimento l’illustrazione di tre proposte di esponenti del Pd (Stefano Fassina, Cesare Damiano, Fausto Raciti). Il ricorso ai precari, si è convenuto, rappresenta un danno per la produttività e l’efficienza del Paese. Alcune indicazioni riguardano&amp;nbsp; gli stage (ora usati anche alle pompe di benzina e dai tabaccai, come ha testimoniato Eugenia Voltolina). Tra le misure: limite di 9 mesi, contratto scritto, borsa di studio e rimborsi. L’intento è quello di arrivare a una “precarietà zero”. Con una escalation propositiva che riguarderà anche uno Statuto del Lavoro Autonomo (sarà&amp;nbsp; presentata il 18 aprile a Milano), per concludersi a settembre con una Festa nazionale del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cento rivoli, dunque, di un movimento che precede e contribuisce allo sciopero generale organizzato dalla Cgil per il 6 maggio. Uno sbocco necessario, da sostenere senza esitazioni, più che indugiare nelle polemiche (8 ore si 8 ore no). Oltretutto perfino chi “possiede” un contratto “stabile” non riesce a rinnovarlo. Come dimostrano le recentissime cifre dell’Istat:&amp;nbsp; sette milioni di lavoratori sono in questa condizione malgrado le esultanti dichiarazioni di chi, due anni fa, nel 2009, varava un assetto contrattuale senza l’impaccio della Cgil. Avrebbe dovuto inaugurare una nuova era. Non è così, come ha dimostrato anche lo sciopero dei trasporti.&amp;nbsp; Per non parlare dei problemi occupazionali messi in mostra a Roma nella manifestazione Cgil mirata a una “rinascita fondata sul lavoro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre nel pubblico impiego – dove permane un blocco perfino della democrazia sindacale – oggi&amp;nbsp; ci si lamenta per le sentenze che danno ragione ai precari e impongono costose stabilizzazioni. Verrebbe voglia di dire: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Invece di prendersela – anche in questo caso – con i giudici sovversivi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6570595917541832817?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6570595917541832817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6570595917541832817&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6570595917541832817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6570595917541832817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/04/la-stagista-alla-pompa-di-benzina.html' title='La stagista alla pompa di benzina'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2579769243306998553</id><published>2011-03-29T18:43:00.000+02:00</published><updated>2011-03-29T18:43:12.262+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Il tumore dopo una vita al telefono</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;E' la storia di Innocente Marcolini, per 11 anni direttore del personale in un'importante società bresciana. Un giorno sono scattati i primi allarmi a causa di un'emiparesi alla parte sinistra del volto. La diagnosi accertava “neurinoma al nervo trigemino e al ganglio di Gasser sinistro”. Così ha affrontato un intervento di neurochirurgia per l'asportazione del tumore benigno. La corte d'appello di Brescia ha riconosciuto, per la prima volta in Italia, la malattia professionale, con un'invalidità all'80 per cento. Intanto, però, la sua vita non è certo più quella di un tempo. E’ rimasto semiparalizzato al volto: la massa muscolare della guancia e le gengive gli si atrofizzano, ha perso sensibilità a metà lingua, ha uno spostamento della mascella sinistra, con difficoltà nella masticazione e nel parlare. E naturalmente deve sottoporsi a terapie e fisioterapie continue.&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Insomma&amp;nbsp; il neurinoma del ganglio di Gasser, può diventare, in questa epoca supertecnologica, una nuovissima malattia professionale che forse può prendere il posto del passato, quando le malattie si chiamavano amianto o silicosi. Passato? Non è proprio così. Trovo sul sito dell'Inca-Cgil il racconto di un giudice che a Bari ha scoperto come un capannone della Palmera fosse una “bomba di amianto”. Operaie e operai hanno per 20 anni contribuito alla lavorazione del tonno con quella spada di Damocle sulla testa. Anche la silicosi imperversa ancora. Ora passa magari dalle miniere all'industria della moda. Così si è scoperto – leggo sempre sul sito Inca - che molte case di moda utilizzano un trattamento detto “sandblasting”, sabbiatura, per scolorire i loro jeans. Una tecnica, che può fare contrarre ai lavoratori in pochi mesi una forma acuta di silicosi, spesso letale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;E a proposito di telefoni nelle modernissime cattedrali, i call center, che succede? Qui non si tratta di cellulari o di cordless come quelli che usava il manager bresciano. Forse non possono beccarsi il tumore derivante dalle onde elettromagnetiche. Sono però soggetti a una nuova malattia il “tecnostress”, così battezzata dallo psicologo americano Craig Brod, nonché riconosciuta&amp;nbsp; come nuova malattia professionale in una sentenza formulata dal magistrato Raffaele Guariniello, dopo un’inchiesta proprio sui call center. Tra i sintomi accertati: perdita di concentrazione, ipertensione, disturbi della digestione, insonnia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;Insomma di troppo telefono ci si può ammalare in tanti modi. E non è facile guarire. Anche perché c’è chi rema contro. Non solo il governo che manomette il testo unico sulla sicurezza ma anche accordi come quelli stipulati per Mirafiori e per commercio-turismo che tendono a incrinare una conquista storica, la possibilità di ammalarsi e di non dover rinunciare alla busta paga. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2579769243306998553?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2579769243306998553/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2579769243306998553&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2579769243306998553'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2579769243306998553'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/03/il-tumore-dopo-una-vita-al-telefono.html' title='Il tumore dopo una vita al telefono'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3741159439302667122</id><published>2011-03-15T12:31:00.000+01:00</published><updated>2011-03-15T12:31:48.868+01:00</updated><title type='text'>Il ministro Sacconi e la spallata alla Cgil</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;E' probabile che qualcuno nel governo di centro destra (Maurizio Sacconi), abbia pensato, nelle scorse settimane di dare una specie di spallata definitiva alla Cgil. E per giungere a questo risultato da tempo inseguito ha pensato bene di far leva su una categoria considerata sindacalmente “debole”, quella del terziario e del commercio. Un pezzo imponente del mondo del lavoro, con i suoi tre milioni di donne e uomini comprendenti le mansioni più diverse: dagli agenti immobiliari alle commesse dei supermarket, ai camerieri degli alberghi, ai bagnini, ai parrucchieri, ai portieri. Ovverosia il mondo del terziario, del turismo, dei servizi. L’industria del tempo libero e del sostegno alle persone. Con dentro, spesso, una marea di atipici e precari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’occasione è stata data dal rinnovo del contratto di lavoro. Ad un certo punto della faticosa trattativa il ministro Sacconi ha chiesto d’inserire nell’intesa un paio di elementi scatenanti ovverosia il recepimento integrale dei contenuti dell’Accordo confederale e separato firmato da Cisl, Uil nel 2009, nonché i contenuti del “collegato lavoro” approvato dal governo di centrodestra e fortemente criticato dalla Cgil. L’intento era quello di obbligare-convincere la Filcams (il sindacato di categoria aderente alla Cgil) a firmare il tutto sconfessando così la casa madre guidata da Susanna Camusso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevano creduto che Franco Martini, a capo della Filcams, considerato da sempre un serio riformista, fosse portato ad accettare l’imposizione. Così non è stato. Martini che spesso ha saputo polemizzare anche con posizioni come quelle sostenute da dirigenti della Fiom, (una specie di anti-Landini), non è stato al gioco. Proprio da serio riformista ha spiegato che con quel diktat si accettava un meccanismo (Ipca) che inficiava il potere d’acquisto (è prevista la bellezza di 86 euro d’aumento salariale in tre anni) e si introduceva la possibilità di deroghe onde indebolire il contratto nazionale. Altri aspetti indigeribili riguardavano la salute (peggiorando il trattamento pagato per i primi tre giorni di malattia), mentre col collegato lavoro, si dava il via libera all’arbitrato di equità per i contratti individuali. Dulcis in fundo: una blindatura della contrattazione aziendale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che fare a quel punto? Martini ha chiesto che almeno si sentisse il parere dei lavoratori interessati. Non avevano fatto così anche per Mirafiori? Non ci sono state risposte positive. Anzi proprio ieri Angeletti (Uil) e Bonanni (Cisl) hanno sostenuto di non essere preoccupati per la defezione della Cgil. In tempo di crisi bisogna ingoiare quel che passa il padrone (e soprattutto Sacconi). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha scritto sul “Diario del lavoro” Gaetano Sateriale (Cgil) come l’attuale governo si sia posto l'obiettivo di “omologare a sé Confindustria, Cisl e Uil, considerandoli interlocutori privilegiati ed esclusivi, e confinare la Cgil all'opposizione”. E Cisl e Uil “per calcolo o per inerzia, si prestano a questa trasformazione genetica del sindacalismo italiano”. Anche se certo “non è di questo che ha bisogno, oggi, il paese”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3741159439302667122?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3741159439302667122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3741159439302667122&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3741159439302667122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3741159439302667122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/03/il-ministro-sacconi-e-la-spallata-alla.html' title='Il ministro Sacconi e la spallata alla Cgil'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8870192294131790072</id><published>2011-03-14T12:24:00.000+01:00</published><updated>2011-03-15T12:25:46.691+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Non basta Freud per i giovani "senza desiderio"</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;“Dicono al precario: Non disperare. Nuota ragazzo mio, nuota! Un bel giorno arriverai anche tu alla terra ferma, se non alla terra promessa”. L’amara ironia è di Franco Ferrarotti, decano dei sociologi italiani, autore di innumerevoli saggi. Quelle parole sono contenute quasi a conclusione del suo ultimo libro “La strage degli innocenti, note sul genocidio di una generazione” (Armando Editore). E’ la denuncia della condizione di due milione e 242 mila giovani tra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano e non sono in cerca di lavoro. E’ come se fossero stati portati su un nuovo monte Taigete, condannati all'estinzione, come nell’antica Sparta. Scrive l’Autore: "I giovani d'oggi per una percentuale altissima, sono bloccati, emarginati, economicamente condannati a lavori precari, con contratti da rinnovare ogni tre mesi, politicamente esclusi dalla gerontocrazia imperante, costretti ad uno stato di soggezione permanente…”. E’ andata in fumo la rosea visione di un lavoro flessibile capace di offrire tempestivamente, nel post-fordismo, posti di lavoro alternativi, “ben pagati, appaganti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole durissime che investono anche tanti analisti del fenomeno, a cominciare dai ricercatori del Censis di De Rita e da studiosi psicanalisti come Massimo Recalcati. Sono accusati di operare “una massiccia psicologizzazione della realtà”, cosicché “il conflitto di classe è diventato un conflitto tra generazioni”. Sono coloro che affermano che i giovani d’oggi non hanno desideri, non coltivano aspirazioni. “Sono piatti, inappetenti. Non vivono. Si lasciano vivere". Colpa loro, in definitiva. Spiega Ferrarotti: "Con inconsapevole umorismo gli autori del Rapporto scrivono che tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;appagata e appiattita...". Senza chiedersi “dove è la matrice causale”, visto che il fenomeno “non piove certo dalle nuvole”. E qui l’autore passa in rassegna le condizioni della società contemporanea: la parentopoli, il capitalismo familiare, la diffusione dei contratti a termine, la gerontocrazia, la crescita senza lavoro e il lavoro che cambia (dalla bottega del Verrocchio ai call center). Tra un internet che costruisce degli “idiot savant” (sanno tutto e non comprendono niente), una Tv che forma l’opinione pubblica, la democrazia che diventa rituale, il Ceo (Chief Executive Office) dominus delle multinazionali (vedi Marchionne?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza vie d’uscita? Ferrarotti sembra non sperare. Forse se sociologi, psicanalisti, politici, sindacalisti unissero le loro forze si potrebbe scoprire il nuovo Erode, fermare la “strage degli innocenti”. Magari anche con l’aiuto di Freud. Senza aspettare un nuovo Gesù. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8870192294131790072?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8870192294131790072/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8870192294131790072&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8870192294131790072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8870192294131790072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/03/non-basta-freud-per-i-giovani-senza.html' title='Non basta Freud per i giovani &quot;senza desiderio&quot;'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2544881482791618051</id><published>2011-03-07T09:50:00.000+01:00</published><updated>2011-03-07T09:50:48.686+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Tg 2015 annuncia nuovo Pil</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;E’ la sera di giovedì 15 giugno del 2015. Sono le 20 e il telegiornale (forse non più di Minzolini) annuncia al mondo&amp;nbsp; una straordinaria novità: il vecchio Pil, il prodotto interno lordo (ovvero Gross Domestic Product, nato per opera di ricercatori americani nel 1933) è morto.&amp;nbsp; E’ nato però un nuovo Pil.&amp;nbsp; Esso è basato più che sui dati del Benessere, sui dati del Ben-Essere. Ora (1915)misura oltre che l’aumento della produzione industriale anche la qualità ambientale e la qualità sociale. E annuncia risultati soddisfacenti perché i nuovi indicatori sono stati adottati dai governanti come una bussola per le scelte da fare. Cambia il Pil e cambia anche l’Italia.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sogno del Tg nel 2015 apre un singolare libro di Aldo Carra, un economista (Istat, Ires-Cgil) capace di tradurre i numeri in una prosa seducente (accompagnata da gustose vignette). Ora nel suo “Oltre il Pil, un’altra economia” (Ediesse) ha affrontato un tema di grande attualità. Il Pil infatti appare come uno strumento incapace di stare al passo con le trasformazioni del mondo.&amp;nbsp; Già uno come Robert Kenney,&amp;nbsp; nel terribile 1968, aveva osservato: “non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago”. Carra spiega che l’attuale Pil non calcola quel&amp;nbsp; che non viene remunerato (cure alle persone, lavori domestici, attività sociali), non calcola il benessere da aria pulita, da mare limpido, da città senza traffico, dall’uso della rete. Ed ecco i suoi nuovi indicatori, anche alla luce di&amp;nbsp; classifiche e tabelle formulate da ricercatori di vari Paesi. Conia un nuovo vocabolario (tra le parole: autoproduzione, avanzi, ecotasse, oculatezza, parsimonia, rifiuti, scambio, socialità). Sostiene che “questa volta tocca ai ricchi fare dei sacrifici”. Oppure bisognerà dire a chi soffre la fame “di moderare i consumi?”. Parole che suonano oggi come un sottofondo alle rivolte africane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli indicatori nuovi hanno bisogno di politiche adeguate. Carra le chiama Pil-lole, atte a trasformare il modello economico, ad esempio puntando sulle energie alternative, una nuova agricoltura,&amp;nbsp; una diversa funzione statale, un percorso partecipativo e un orientamento dei consumi. Un discorso particolare coinvolge il lavoro. L’attuale Pil stabiliva una relazione tra crescita dello stesso Pil e crescita dell’occupazione. Un’equazione distrutta. Un nuovo indicatore dovrà tener conto di reddito, orario, famiglia, tempo libero, stabilità delle relazioni sindacali, uguaglianza di genere. Qualcuno in Italia accoglierà l’appello di Carra? Lui intanto propone una nuova sede partecipata: il Cnel o l’Istat. Potrebbe essere avviato qui un confronto ormai urgente, tra opinioni diverse, certo, per dar vita a una bussola nuova, al posto di quella ormai impazzita. Per anticipare il Tg del 2015.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2544881482791618051?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2544881482791618051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2544881482791618051&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2544881482791618051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2544881482791618051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/03/tg-2015-annuncia-nuovo-pil.html' title='Tg 2015 annuncia nuovo Pil'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5349221686636949120</id><published>2011-03-05T15:52:00.000+01:00</published><updated>2011-03-05T15:52:26.173+01:00</updated><title type='text'>Uno sciopero estremista?</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Sciopero generale, dunque, il 6 maggio. Non scelto dalla Cgil, crediamo, perché convinta che basti pronunciare tale formula per cambiare le cose. Ma per mandare un segnale al Paese, per sostenere proposte di cambiamento di fronte a una crisi che mangia il lavoro e distrugge valori e diritti. Sarà un atto capace di incidere se avrà un seguito massiccio, se sarà capace di coinvolgere non solo gli iscritti al sindacato più grande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;E’ stato preso tempo anche per questo. Le migliaia di assemblee annunciate saranno utili. Non è più tempo di scioperi ordinati dall’alto. Ed è importante che un esponente politico come Nichi Vendola abbia parlato della speranza di veder quel giorno anche l’impegno di Cisl e Uil. Un atteggiamento diverso rispetto a chi invece, a sinistra, si sofferma solo sul “più uno”, invocando più ore di sciopero.&amp;nbsp; Sarebbe comunque inutile sperare in un convincimento unitario degli altri sindacati? Resta il fatto che lo stesso Bonanni, segretario Cisl, mentre polemizza con Susanna Camusso, annuncia un sabato di protesta e di proposta. Come per liberarsi dall’accusa di&amp;nbsp; arrendersi senza condizioni a una politica governativa nella sostanza condivisa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo sciopero generale non nasce come un fulmine a ciel sereno. Non è credibile la tesi di una Cgil vittima degli estremisti. E’ maturato di fronte a un succedersi di fatti. L’ultima riunione degli organismi dirigenti non ha certo visto solo gli “irriducibili” della Fiom intenti a compiere un’analisi severa e preoccupata. La verità è che gli estremisti che contano sono da un altra parte. Sono in quel ministero del Welfare che ha contribuito fortemente a convincere Cisl e Uil e una parte del mondo dell’imprenditoria a intraprendere un cammino separato dal sindacato “rosso”. L’ultimo atto riguarda il contratto separato nel commercio. Così come c’è dell’estremismo nelle parole di Emma Marcegaglia quando ripristina la tesi Marchionne sulla fine del contratto e riprende la crociata sull’articolo 18. Mentre si sfascia la scuola pubblica, si abbandonano i precari al loro destino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno sciopero di grande valenza politica, certo. Perché l’interlocutore principale è l’attuale governo. E perché il sindacato italiano (anche Cisl anche Uil) da tempo ha disperatamente cercato di dimostrare di non essere un soggetto corporativo, bensì un soggetto politico capace di battersi per le sorti del Paese, convinto che esse si identifichino con le sorti di donne e uomini che lavorano. Non sarà sola la Cgil il 6 maggio. Il Paese ribolle di manifestazioni. E’ un crescendo. Tutto inutile, come qualcuno mormora anche a sinistra? L’alternativa consisterebbe nello stare chiusi in casa, chiusi nella propria cinica indifferenza? Delegando a qualche esperto oratore il battibecco nei talk show?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5349221686636949120?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5349221686636949120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5349221686636949120&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5349221686636949120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5349221686636949120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/03/uno-sciopero-estremista.html' title='Uno sciopero estremista?'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2230103194504254952</id><published>2011-03-01T09:53:00.002+01:00</published><updated>2011-03-07T09:56:43.480+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Libertinismo e coscienza cattolica</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;"...nichilismo, edonismo e libertinismo sessuale dilaganti: tutte correnti culturali dominanti nella nostra società post moderna senza valori". Parole dure, taglienti. Messe in circolazione dall' "Associazione docenti cattolici".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E subito, inquieto, ti chiedi: a chi si riferiscono? Agli assassini della piccola Yara, trucidata a Brembate Di Sopra? Oppure addirittura sono state trovate queste irate parole per definire le materie incandescenti che puntellano uno dei tanti processi che hanno coinvolto il presidente del Consiglio? Vuol forse dire che la coscienza religiosa si sta levando alta e potente contro il Bunga Bunga? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente di tutto questo. I docenti cattolici sono insorti per un episodio grave ma ben collegato a quanto succede nella nostra società. I loro animi sono stati scatenati dall'indagine che ha coinvolto alcuni insegnanti del "Villaggio dei Ragazzi" di Maddaloni (Caserta). Tra questi una docente che, secondo, l'accusa, aveva iniziato a prodursi, accanto ai ragazzi "in movimenti ondulatori e sussultori tipici di un rapporto sessuale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perché silenzio su tutto il resto che ci avvolge ormai da giorni e giorni? Un caso di indignazione variabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va bene che ora, anche nella sinistra ragionevole e concreta, sta correndo la tesi che indignarsi non serve a niente. Sembra che l’unica alternativa consista nell’essere indifferenti e un po’ cinici. Come insegna (per ora sul Foglio e non dopo il Tg) Giuliano Ferrara. Sempre meno ateo fedele. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2230103194504254952?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2230103194504254952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2230103194504254952&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2230103194504254952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2230103194504254952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/03/libertinismo-e-coscienza-cattolica.html' title='Libertinismo e coscienza cattolica'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8880304999765882932</id><published>2011-02-28T16:33:00.000+01:00</published><updated>2011-02-28T16:33:32.059+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Sedotti e abbandonati , come alla Huffington Post</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Sono alcuni scarni dati che vengono da Milano. Li leggo sull’Avvenire del 22 febbraio sotto il titolo “Il posto fisso non c'è più”. Trattasi dell’indagine promossa dall’osservatorio del mercato del lavoro della Provincia milanese. Nel 2009-2010 l’ottanta per cento dei contratti di lavoro stipulati sono atipici. E viene da sorridere pensando alla recente trasmissione della Sette dedicata al “contratto”, inteso come contratto stabile, offerto (nella prima puntata) a tre giovani in gara. La realtà concreta appare diversa. Così è possibile scoprire, sempre dall’indagine milanese, che il 23 per cento dei giovani con meno di 25 anni, non trova alcun impiego. Sono disoccupati. Mentre il 30 per cento sotto i 24 anni è assunto come collaboratore e il 60 per cento con contratti a tempo determinato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno spaccato che dovrebbe far riflettere visto che riguarda la capitale del lavoro italiano contemporaneo. E dove ormai dilaga la flessibilità senza tutele e senza diritti. Non c’è bisogno di Marchionne per seppellire un normale contratto di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è in questo fiume sempre più grande di giovani precari una presenza massiccia di chi cerca un’occupazione creativa, appagante. E’ il caso dei “blogger”, quelli che cercano uno spazio di notorietà sui Blog, con la speranza di fare un ingresso nel mondo dell’editoria di carta o online. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Le loro vicende sono state oggetto di uno scambio di opinioni sulle pagine de “La Stampa”. Qui Marco Patruno, un free lance molto attivo, ha visto pubblicare una sua Email (seguita dalla risposta del direttore Calabresi). Marco denuncia il caso dei tremila blogger collaboratori non pagati, dal famoso sito Huffington Post. Oltre 500 chiedono di essere legittimamente pagati mentre una novantina sarebbero stati assunti. Siamo, scrive Marco, di fronte alla “Dittatura dell’illusione della partecipazione”. Essa fonda la sua forza “sul lavoro gratuito di centinaia di giovani, le cui passioni vengono sapientemente manipolate a nome di un riconoscimento altamente idealistico”. Una finta partecipazione: “I nostri lettori non sapranno mai come siamo fatti e tanto meno si ricorderanno i nostri nomi, alcuni di noi moriranno e nessuno si accorgerà di questa nostra assenza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Mario Calabresi gli risponde esprimendo la propria perplessità sull’idea che i giornali e i giornalisti possano “essere sostituiti da un infinito numero di blogger”. Per fare un’informazione credibile e di qualità occorre dedicarcisi a tempo pieno ed essere retribuiti. I contributi dei blogger possono essere fondamentali come testimonianza, “ma il giornalismo è un mestiere che prevede studio e applicazione continua”. Rimane il fatto che molti giovani blogger spesso bravi vengono attirati dalle sirene dell’on line. Come è successo all’Huffington Post. Sedotti e abbandonati. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8880304999765882932?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8880304999765882932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8880304999765882932&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8880304999765882932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8880304999765882932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/02/sedotti-e-abbandonati-come-alla.html' title='Sedotti e abbandonati , come alla Huffington Post'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-3924151110283494663</id><published>2011-02-21T18:08:00.000+01:00</published><updated>2011-02-21T18:08:20.796+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Un libro CISL che apre al dialogo</title><content type='html'>Leggevo un titolo su “Conquiste dal lavoro” (quotidiano Cisl) di sabato 12 febbraio:  "La scossa della Cisl per la crescita del Paese”. E pensavo che nessuno si è accorto di questa “scossa” impressa dalle manifestazioni organizzate dal sindacato di Bonanni. E’ la dimostrazione di come la divisione sindacale comporta per tutti un rischio di marginalità, di inefficienza. Pensavo a questo mentre leggevo un libro di Francesco Lauria e Silvia Stefanovichj “A tu per tu con il sindacato” (Giuffrè editore). I due giovani autori (impegnati nella Cisl) hanno voluto interrogare non solo i vertici di Cgil, Cisl e Uil, ma numerosi dirigenti delle più diverse categorie. E anche esponenti di sindacati autonomi e di base (c’è persino un’antica conoscenza, Pierluigi Tiboni). Manca stranamente un rappresentante della Fiom, il sindacato metalmeccanico.&lt;br /&gt;L’interesse è dato dall’intrecciarsi di esperienze le più diverse e dalla scoperta di storie di vita e di figure singolari come il sindacalista-romanziere (Cerfeda) o il sindacalista-filosofo (Gallo). Sono voci di donne e uomini, come osserva Bruno Manghi, molto competenti, preparati, ma con una modesta “intensità emotiva”. Non posseggono sul futuro “grandi certezze strategiche”.  Forse spiegano tale condizione le parole di Carlo Parietti, presidente Eurocadres: “Considerare il sindacato come una missione senza sentirsi missionari, amare la propria organizzazione essendo sempre pronti a criticarla e a difenderla, essendo sempre pronti  a capire e se possibile a fare proprie  le ragioni altrui”.&lt;br /&gt;Il merito principale del volume sta proprio nel suggerire un metodo che sembra scomparso tra i sindacati: il confronto. Lo propone, ad esempio, nell’introduzione Michele Tiraboschi: “Solo il confronto, anche da posizioni molto diverse, può consentire di far evolvere il nostro sistema di relazioni sindacali”.   Una constatazione che dovrebbe essere sottoposta iall’attenzione del ministro al welfare Maurizio Sacconi, propugnatore della divisione sindacale a tutti i costi.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe utile se l’ipotesi del confronto, nel merito delle questioni, approdasse sulle colonne di “Conquiste del lavoro”, di “Rassegna sindacale”, sulle pubblicazioni Uil. E’ troppo tardi? C’è chi sostiene come sia impossibile tornare indietro, trovare uno sbocco che salvi la faccia a tutti. Le ultime vicende hanno sedimentato tra iscritti e lavoratori fosse ricolme di sorda ostilità. C’è da chiedersi che cosa succederebbe in caso di nuove elezioni e della nascita di un governo diverso in grado di modificare quanto fatto dal centrodestra in materia di lavoro. Sarebbe necessario pensarci in tempo per contribuire a far rimanere il mestiere del sindacalista, come dice Marco Bentivogli nel libro, “il lavoro più bello che esiste”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-3924151110283494663?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/3924151110283494663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=3924151110283494663&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3924151110283494663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/3924151110283494663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/02/un-libro-cisl-che-apre-al-dialogo.html' title='Un libro CISL che apre al dialogo'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6960953215714685126</id><published>2011-02-16T16:43:00.000+01:00</published><updated>2011-02-16T16:43:17.907+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA ON LINE S&apos;ODE A DESTRA'/><title type='text'>Il riscatto delle precarie del Bunga Bunga</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DEfQA4MRm48/TVvwXeRvIHI/AAAAAAAAAJU/7BJ458_dtc8/s1600/Non+pi%25C3%25B9+disposti+a+tutto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-DEfQA4MRm48/TVvwXeRvIHI/AAAAAAAAAJU/7BJ458_dtc8/s1600/Non+pi%25C3%25B9+disposti+a+tutto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nel bailamme di queste ore appare solo il cosiddetto “utilizzatore finale”, per dirla con le parole care all’avvocato Ghedini.&amp;nbsp; Quasi scompaiono le tante ragazze, più o meno minorenni, che abbiamo visto sfilare nelle cronache dei giornali o nelle torbide sequenze televisive.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era uno spaccato della nostra Italia, della nostra società. Ne siamo responsabili anche noi, imputati di aver permesso o magari avvallato un tale sfacelo. Ruyby e le sue sorelle fanno infatti parte dell’esercito ormai infinito delle precarie. Ragazze che sono state indotte a credere che sarebbe stato facile approdare a un lavoro appagante, magari nel mondo variopinto dello spettacolo, conquistare&amp;nbsp; così agiatezza e dignità (si, dignità).&amp;nbsp; Sedotte dalla possibilità di uno scambio. Dovevano concedere il proprio corpo, le proprie carezze, le proprie dolci parole a un essere considerato “flaccido”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un modo per evitare la fatica dello studio continuo, la lunga trafila delle attese, dei curricula cestinati, delle conoscenze e parentele da aggredire, dei sogni infranti, dei contrattini miserabili. L’uscita da una solitudine assillante per entrare in un improvviso paradiso, senza seguire il percorso difficile fatto proprio da tante loro compagne ben diversamente impegnate. Loro, invece, giovani certo “disposte a tutto”. Non pronte ad ascoltare appelli, come quello lanciato da Susanna Camusso, con l’invito ad assumere lo slogan opposto “non&amp;nbsp; più disposte a tutto”.&amp;nbsp; Incapaci di rivolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come andrà a finire? Non sono qui per invocare la massima pena, se assodate le sue colpe, per l’utilizzatore finale, certo poco adatto a governare un Paese. Vorrei però che in quel processo non si dimenticassero Ruby e le sue tante sorelle. Vorrei che non venissero solo chiamate a una sorta di vendetta. Vorrei che alla fine il verdetto, qualunque verdetto, comprendesse un risarcimento. Restituisse anche a loro se non la dignità perduta almeno una possibilità di riscatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6960953215714685126?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6960953215714685126/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6960953215714685126&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6960953215714685126'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6960953215714685126'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/02/il-riscatto-delle-precarie-del-bunga.html' title='Il riscatto delle precarie del Bunga Bunga'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-DEfQA4MRm48/TVvwXeRvIHI/AAAAAAAAAJU/7BJ458_dtc8/s72-c/Non+pi%25C3%25B9+disposti+a+tutto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-89382378004940645</id><published>2011-02-14T09:19:00.001+01:00</published><updated>2011-02-14T09:19:34.589+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Premiata  non l’obbedienza ma il “sapere operaio”</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Lui, Guido Cafaggini di 54 anni,&amp;nbsp; è uno di quegli operai super-specializzati, categoria Quinta S, che si danno per scomparsi e che invece esistono. E’ apparso agli onori delle cronache per tre ragioni. Una perché ha vinto un premio riservato al miglior lavoratore dell’anno (promotori i giovani imprenditori e la Manpower).&amp;nbsp; La seconda perché porta in tasca la tessera Fiom ed è stato delegato sindacale per otto anni. Una testimonianza vivente del fatto che il sindacato della Camusso e di Landini non è un covo di irriducibili nemici dell’impresa, gente che se ne frega delle sorti produttive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una terza ragione di questi improvvisi riflettori puntati sull’operaio Cafaggini potrebbe essere suggerita dal fatto che lui lavora da oltre 30 anni alla Nuova Pignone di Firenze. Una fabbrica che racchiude una storia gloriosa di lotte e di accordi, oggi in mano ad una multinazionale, la General&amp;nbsp; Electric. Quindi non è vero che le multinazionali, per colpa della feroce globalizzazione, devono, per restare in Italia, chiedere agli operai di firmare accordi capestro, di ingoiare ultimatum umilianti. Qui alla Nuova Pignone addirittura si premiano gli operai che mettono il loro sapere, come spesso succede, al servizio dell’impresa, suggerendo modifiche preziose all’organizzazione del lavoro (nel suo caso il reparto dei compressori a centrifuga e turbine a vapore).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa stessa fabbrica, racconta Claudio Giardi, un altro delegato Fiom, è stato firmato un accordo che comprende crescenti miglioramenti salariali collegati alla produttività, nonché l’adozione di diciassette turni. Mentre da poco tempo sono state rinnovate le rappresentanze sindacali con 21 delegati su 33 assegnati alla Fiom. Nessuno ha&amp;nbsp; chiesto di seppellire l’accordo in materia varato nel luglio del 1993. Qui la Fiat e Sacconi non fanno da apripista. Ha dichiarato l’operaio premiato: ''Con il muro contro muro si arriva da poche parti, e se le persone si mettono intorno a un tavolo prima o poi un compromesso si trova''. Ha imparato questo dall’esperienza fatta come delegato negli anni pesanti del passaggio agli americani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vicenda che potrebbe insegnare qualcosa a Marchionne. Sul valore del capitale umano, sul valore del consenso, sulla pericolosità degli ultimatum. Potrebbe anche suggerire qualcosa alla Fiom? Nel racconto del&amp;nbsp; delegato&amp;nbsp; Claudio Giardi si intuisce una preferenza per la minoranza Fiom collegata alla Camusso. Nella drammatica vicenda Fiat, c’è stato l’odio anti-Cgil di Sacconi e la non trattativa voluta da Marchionne. Però la Fiom ha registrato qualche incoerenza, magari attraverso le “sparate” di Giorgio Cremaschi.&amp;nbsp; Insomma sono voci operaie che suggeriscono non facili cedimenti, bensì maturità e serietà perché ''con il muro contro muro si arriva da poche parti…”.&amp;nbsp; La domanda rimane quella di sempre: sarebbe stato possibile aggirare quel muro Fiat? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-89382378004940645?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/89382378004940645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=89382378004940645&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/89382378004940645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/89382378004940645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/02/premiata-non-lobbedienza-ma-il-sapere.html' title='Premiata  non l’obbedienza ma il “sapere operaio”'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2040663332886154974</id><published>2011-02-10T13:00:00.000+01:00</published><updated>2011-02-10T13:00:10.082+01:00</updated><title type='text'>Cisl e Uil in treno col governo per scoprire il Sud</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Il governo italiano, così come i segretari generali di Cisl e Uil, non conoscevano la verità sul Sud. I loro terminali periferici li hanno tenuti nell’ignoranza. Soprattutto sui trasporti malandati. Perfino non avevano sentore circa la terrificante Salerno-Reggio Calabria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così all'indomani di quello che doveva essere l'annuncio di una scossa per la crescita dell'Italia, rivelatosi uno scippo proprio per il Mezzogiorno (parole del deputato Pd Sergio D'Antoni), un’autorevole compagnia composta dal ministro Tremonti e dai segretari Bonanni e Angeletti ha dato vita ad uno sconcertante viaggio in treno per l'andata e in corriera per il ritorno da Napoli a Reggio Calabria. Una spedizione che ricorda l'iconografia sovietica, ha commentato la malevola Cgil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dirigenti dei due sindacati, a dire il vero, hanno spiegato l'avventuroso viaggio come un nuovo sistema per verificare con i propri occhi lo stato delle cose, onde poterlo modificare. Una nuova forma di lotta per il cambiamento: non più scioperi o proteste, tutte forme di lotta difensive e sorpassate. Ora si va all’attacco (viaggiando) con gli stessi responsabili dei malanni del Paese, ovverosia i governanti del centrodestra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è da ipotizzare che domani venerdì, all’annunciata riunione Cisl, nell’intimo di una sala romana, per lamentare i ritardi sul problema fiscale invitino lo stesso autore dei ritardi, il compagno di viaggio Tremonti. Mentre è da presumere che nei prossimi giorni Bonanni e Angeletti passeranno qualche ora con Marchionne alle nuove catene di montaggio di Mirafiori o andranno a dormire in qualche stanza d'affitto riservata ai precari. Oppure si mescoleranno tra la gente di colore, nelle zone adiacenti Rosarno, onde assaporare le difficoltà nella raccolta dei pomodori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei commenti a questa straordinaria vicenda ferroviaria c’è chi ha visto, in sostanza, una delle iniziative che aprono la possibile campagna elettorale. Ed è triste constatare che i testimonial di tali sortite, tese a dimostrare la profonda sensibilità sociale dello sfasciato centrodestra, siano proprio due eminenti dirigenti del movimento sindacale italiano. Anche così si uccide ogni possibile speranza di ripresa unitaria. Dovrebbero capirlo anche i tanti dirigenti del centrosinistra che sul governo esprimono un giudizio pressoché identico a quello della tanto spesso criticata Cgil, ma che non osano battere ciglio su comportamenti come quelli adottati da Cisl e Uil. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2040663332886154974?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2040663332886154974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2040663332886154974&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2040663332886154974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2040663332886154974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/02/cisl-e-uil-in-treno-col-governo-per.html' title='Cisl e Uil in treno col governo per scoprire il Sud'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6055506754269069837</id><published>2011-02-05T11:22:00.000+01:00</published><updated>2011-02-05T11:22:13.801+01:00</updated><title type='text'>Camusso e l'unità sindacale</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;“Le rotture, una volta, erano di natura sindacale. Così quella sulla scala mobile, nel 1984. Così nelle dispute sull’accordo del 1992, sulla contrattazione. Oggi la rottura è sul governo, sulla sua politica”. Sono parole chiare e pesanti di Susanna Camusso. Siamo alle battute finali di un convegno organizzato nell’ambito della Mostra romana dedicata al&amp;nbsp; Pci. Il tema riguarda il passato, il rapporto tra i comunisti e l’unità sindacale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfilano così, negli interventi di Giorgio Benvenuto, Franco Marini, Cesare Damiano, Stefano Fassina, Carlo Ghezzi, ricordi e riflessioni. Con Benvenuto, tra i leader principali dei metalmeccanici, negli anni&amp;nbsp; 70, che rimpiange il non aver fatto a suo tempo la cosiddetta “unità a pezzi”, mentre Franco Marini lo rimbrotta: “sareste rimasti da soli”. Molti i riferimenti alle paure e ai freni del Pci. Sui consigli di fabbrica che soppiantavano le commissioni interne, sul fondo di solidarietà, sul superamento della scala mobile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Marini che rivendica il “primato della politica” teorizzato dal Pci ma anche dalla sua Dc, senza per questo affondare l’autonomia sindacale. Un tema che riprende Fassina, oggi a capo del dipartimento economia e lavoro nel Pd. La politica, spiega “non può aspettare”, di fronte al disgregarsi della rappresentanza. E quindi intende agire nel piano legislativo anche in riferimento ad un possibile salario minimo. Un modo per ridare al Pd una funzione sui&lt;br /&gt;temi decisivi del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli risponde Susanna Camusso spiegando come la differenza tra il passato e oggi, consiste nel fatto che un tempo i partiti (il Pci, il Psi, la Dc) erano radicati nei luoghi di lavoro. E temevano che i sindacati togliessero loro uno spazio. Oggi in quei luoghi la politica non c’è più. La situazione si è rovesciata: i nuovi partiti si gettano nella legislazione ai danni della contrattazione, del sindacato. E’ successo così sui problemi del mercato del lavoro. La stessa scelta del salario minimo può alla fine nuocere all’iniziativa contrattuale tesa a far passare i vari contratti temporanei a contratti stabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una serena ma decisa confutazione quella del segretario della Cgil. Che spiega anche, nella sostanza, come chi predica oggi un astratta unità sindacale non abbia capito, come dicevamo all’inizio, che quel che divide non riguarda materie sindacali. Riguarda il rapporto con l’attuale governo, la sua volontà fatta di “divide et impera”. I tanti accordi unitari decentrati dimostrano che dove è in gioco il merito sindacale, la divisione non passa.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6055506754269069837?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6055506754269069837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6055506754269069837&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6055506754269069837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6055506754269069837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/02/camusso-e-lunita-sindacale.html' title='Camusso e l&apos;unità sindacale'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-6429130631135365730</id><published>2011-02-03T22:23:00.001+01:00</published><updated>2011-02-03T22:25:54.144+01:00</updated><title type='text'>Lo scambio al 24 Ore</title><content type='html'>Uno sciopero al foglio caro alla Confindustria, Il Sole-24 ore, come quello che ha impedito giovedi 3 febbraio l'uscita del quotidiano, non è un fatto normale. Non è stato infatti proclamato da estremisti pericolosi, come potrebbe credere Raffele Bonanni, bensì dal comitato di redazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La materia del contendere ricorda altre vertenze. Forse anche quella della Fiat. L'azienda editoriale ha infatti proposto uno scambio innovativo, cioè a perdere. Essa avrebbe intenzione di mettere in atto 70 esuberi, ovverosia la cacciata di settanta tra uomini e donne dediti alla fattura del giornale. Però potrebbe ritirare la mano minacciosa se venissero ridotti i benefici derivanti dal contratto integrativo. Sarebbe un taglio del 10% dello stipendio in tre anni.&lt;br /&gt;Strano scambio. Perché proprio il contratto "aziendale" pareva essere diventato improvvisamente la pupilla degli occhi di Confindustria  al seguito di Sergio Marchionne. Hanno predicato in lungo e in largo (abbondantemente anche dalle colonne del “Sole-24 ore”) che non solo bisognava seppellire il contratto nazionale, ma che ciascuno si poteva fare il proprio contrattino aziendale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, in casa loro, decidono che anche il contratto aziendale, però, così come è, è troppo, bisogna limarlo, ridurlo. Se no si da il via agli esuberi, ai licenziamenti o quasi. C'è puzza di ultimatum, c’è puzza di Fiat. Manca solo la Fiom.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-6429130631135365730?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/6429130631135365730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=6429130631135365730&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6429130631135365730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/6429130631135365730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/02/lo-scambio-al-24-ore.html' title='Lo scambio al 24 Ore'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8815029703568937166</id><published>2011-01-31T08:47:00.000+01:00</published><updated>2011-01-31T08:47:55.904+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Che cosa insegna la sindacalista dei tessili</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Lei è stata definita una “sindacalista pragmatica”. Non da un giornaletto qualsiasi, ma nientemeno che dal “Wall Street Journal” nel 2006. Ora è uscito un suo libro “Il futuro è di tutti, ma è uno solo”, Ediesse. E’ stato presentato a Milano da: Susanna Camusso, Pierluigi Bersani, Emma Marcegaglia, coordinatore Ferruccio De Bortoli. L’autrice è Valeria Fedeli. E un po’ la storia della sua esperienza alla guida dei lavoratori tessili Cgil, ora confluiti nella Filctem (con chimici e lavoratori dell’energia).&amp;nbsp; E’ anche il racconto di come operai, impiegati e imprese possano affrontare la globalizzazione. Merito solo della presenza “pragmatico-riformista” di Valeria? E’ lei stessa a spiegare, nell’intervento alla presentazione milanese, come nell’aspra vicenda che ha investito i tessili non abbia mai incontrato un imprenditore che disconoscesse il ruolo del sindacato. Sono stati anni di trattative dure, ha ricordato Susanna Camusso, ma senza alcun ultimatum.&amp;nbsp; E’ difficile, ha aggiunto&amp;nbsp; Valeria, stare nel cambiamento, con persone in carne ed ossa chiamate a sopportare costi pesanti. Lo puoi fare se hai di fronte un imprenditore serio che non usa la crisi e non sceglie un modello autoritario. Un riferimento al caso Fiat. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel libro si trova l’eco d’un percorso non facile. Come nel ricordo di un’assemblea a Vercelli, con gli operai che chiedevano divieti italiani per i concorrenti esteri o consideravano nemici i lavoratori di altri Paesi. Qui emergeva il ruolo del sindacato, nel sostenere la necessità di uscire dalla negazione ostile e dalla chiusura difensiva e affrontare la sfida del cambiamento. Proponendo un equilibrio tra i valori della competizione&amp;nbsp; e quelli sociali, coniugando mercato e diritti, puntando sulla “qualità sociale del lavoro”. Con regole da estendere nel mondo, affinché ovunque possa affermarsi un lavoro dignitoso,&amp;nbsp; retribuito in modo accettabile&amp;nbsp; e negoziabile. Nel concetto di qualità del prodotto deve e può starci il rispetto dei diritti dei lavoratori, della loro salute, dell'ambiente.&amp;nbsp; Così un settore che negli anni 70 – lo ha ricordato De Bortoli – era dato per morto, ha mantenuto la produzione, sia pur riducendo i livelli occupazionali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo in questo settore ha influito anche una cultura imprenditoriale e sindacale di vecchia data. Come non ricordare i nomi di Giancarlo Lombardi e Guido Artom tra i primi e Nella Marcellino, Lina Fibbi, Sergio Garavini tra i secondi? Il libro di Valeria però incrocia altri nodi del presente: il welfare della persona e non del posto, le donne, i precari non tutti eguali, la formazione continua, l’Europa, i giovani. E proprio a un giovane si è affidata nella stesura del volume, Paolo Guarino, uno studioso affermato, figlio di uno scomparso stimato dirigente della Cgil: Edoardo Guarino. Una specie di passaggio delle consegne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8815029703568937166?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8815029703568937166/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8815029703568937166&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8815029703568937166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8815029703568937166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/che-cosa-insegna-la-sindacalista-dei.html' title='Che cosa insegna la sindacalista dei tessili'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-355042038974516239</id><published>2011-01-31T08:44:00.000+01:00</published><updated>2011-01-31T08:44:43.290+01:00</updated><title type='text'>Così Bruno Trentin difese il contratto</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Ho letto con sorpresa il commento di Marco Simoni sul contratto e la lezione di Trentin. La sua riflessione sull’accordo del 1992 tralascia tutto quanto lo stesso Trentin spiegò sulla firma seguita da dimissioni. Non c’era solo il venir meno al mandato ricevuto. Trentin sostenne in quella trattativa che era possibile concordare un’alternativa (come avvenne con Ciampi nel ‘93)&amp;nbsp; alla cancellazione della scala mobile. Ma si trovò ostacolato in Cgil da quello che chiamò “male oscuro” (le correnti di origine politica) e dall’atteggiamento di Amato.&amp;nbsp; Firmò per impedire la minacciata crisi di governo, per salvare l’unità sindacale, per salvare il Paese.&amp;nbsp; E aggiunse in&amp;nbsp; un’intervista al sottoscritto il 6 agosto del 1992: “Non è certamente un buon accordo. Il governo, nella trattativa, si è dimostrato, a mio parere, ancora prigioniero di una vecchia cultura politica e, da questo punto di vista, assolutamente al di sotto delle grandi responsabilità che ha in una fase cosi drammatica come quella che attraversa il Paese. Ho visto prevalere molta furbizia e poco coraggio. Soprattutto di fronte a quelle scelte che sarebbero state risolutive per il risanamento dell'economia ed anche per una sia pur lenta ripresa dello sviluppo….Noi avevamo, in sostanza, dimostrato di essere disponibili anche ad una politica di estremo rigore nel governo dell'economia, nella crescita dei redditi e quindi anche delle retribuzioni. Ma doveva venire, al tempo stesso, salvaguardato il sistema dei diritti individuali e collettivi costruito dal movimento sindacale in questi anni. E. cosi si poteva davvero gettare le basi, con una prima intesa di questo genere, di un nuovo patto sociale. Esso poteva sancire il contributo di tutti per uscire dalla crisi. Il contributo di tutti per rimediare alla situazione drammatica dell'economia di cui — e bene ricordarlo —&amp;nbsp; governi passati e gli imprenditori conniventi portano intera la tremenda responsabilità…. Amato non ha potuto e voluto imporre alla Confindustria il rispetto delle regole pattizie, il rispetto dei contratti di lavoro, il rispetto dei diritti acquisiti in trenta anni di contrattazione collettiva. Anzi, ha finito per recepire sotto dettatura il tentativo di vendetta politica della Confindustria. Quello volto a ridimensionare la contrattazione articolata nei prossimi due anni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto poi all’accusa (a Trentin) di aver contribuito a raggiungere un anno dopo, nel 1993, un accordo (su due livelli di contrattazione) che avrebbe portato al deperimento salariale, segnalo quanto ebbe a dire nel 2004 sempre Trentin in una intervista a Repubblica a proposito del fatto che l' inflazione programmata alla base dei rinnovi contrattuali era molto distante da quella reale: “Nessuno dovrebbe mai considerare l' inflazione programmata un diktat inconfutabile. Se le organizzazioni sindacali ritengono che l' inflazione prevista sia molto distante da quella reale hanno tutto il diritto di metterla in discussione prima di avviare le trattative. Il fatto che la Confindustria o il governo non abbiano rispettato le regole previste dagli accordi del ' 93 non significa che il sistema sia sbagliato. Significa piuttosto che non viene applicato. Gli accordi prevedevano ogni anno in primavera un confronto sindacale sull' inflazione programmata in modo che prima della definizione del documento di programmazione economica del governo si trovasse un' intesa sulle previsioni dell' inflazione. Questo non accade da tempo. E ha la conseguenza paradossale che anche in presenza di un' inflazione bassa, come quella degli ultimi anni, la distanza tra le previsioni e la realtà continua ad essere notevole”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riporto tali argomentazioni per difendere la dignità di Bruno Trentin. Trovo insopportabile che,&amp;nbsp; per difendere la tesi attuale della Confindustria sul necessario superamento del contratto nazionale, si usi il suo nome. Semmai si potrebbero ricordare la sua elaborazione, nel lavoro per i Democratici di sinistra di Piero Fassino, sulla necessaria riforma del contratto nazionale (“non è ozioso quindi riflettere ad un nuovo tipo di contratto di lavoro che possa coinvolgere nei suoi principi fondamentali tutte le forme di lavoro subordinato o eterodiretto e tutta la giungla di contratti che prospera”). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-355042038974516239?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/355042038974516239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=355042038974516239&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/355042038974516239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/355042038974516239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/cosi-bruno-trentin-difese-il-contratto.html' title='Così Bruno Trentin difese il contratto'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5771675642963817703</id><published>2011-01-28T09:54:00.002+01:00</published><updated>2011-01-28T09:54:26.072+01:00</updated><title type='text'>La Cgil lancia la "green economy"</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Un incontro davvero affollato (molti i giovani), l’altro giorno nella sala Santi della Cgil a Roma. Un tema non facile: “L’energia per il lavoro sostenibile,&amp;nbsp; la terza rivoluzione industriale”. Eppure tanto interesse, tanta partecipazione. E’ come se quello che rimane il più grande sindacato italiano aprisse le sue porte al mondo del sapere e dell’innovazione. E’ anche il battesimo dell’Associazione intitolata a Bruno Trentin, presieduta da Guglielmo Epifani. Al centro c’è un confronto con&amp;nbsp; Jeremy Rifkin, fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno studioso che nel mondo sindacale non ha mai suscitato entusiasmi anche per quel suo libro su una pretesa “Fine del lavoro”.&amp;nbsp; Ora però lancia una nuova più concreta utopia: la terza rivoluzione industriale e nel suo intervento lancia una sfida subito raccolta. Essa&amp;nbsp; potrà moltiplicare, attraverso l’energia rinnovabile,&amp;nbsp; proprio i posti di lavoro: 250 mila in Italia. E alla fine del dibattito lo studioso (Rifkin) e il sindacalista (Epifani) firmano un vero e proprio “patto”. Numerosi gli interventi, sotto la brillante conduzione di Giuseppe Caravita (Sole-24 Ore): esponenti della Cgil come&amp;nbsp; Fabrizio Solari e Antonio Filippi, ma anche dell’Abi, della Confindustria, della Lega Coop, dei sindacati spagnoli e tedeschi. Prende così consistenza il progetto di una terza rivoluzione industriale, capace di generare crescita economica “sostenibile e responsabile verso il nostro pianeta”.&amp;nbsp; Un esempio di come sia possibile trasformare la crisi in opportunità, entrando in quella che viene chiamata “green economy”, l’economia verde. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo avrebbe bisogno di alcune condizioni, elencate da Epifani e affidate all’intervento di un governo capace. Puntando sulla ricerca (15 anni fa aveva fatto grossi passi avanti nel campo del fotovoltaico e del solare, ma oggi, con i tagli del Governo, siamo tornati indietro), trasformando edilizia e&amp;nbsp; trasporti divoratori d’energia, attuando una politica di coordinamento. Un modello alternativo a quello governativo fondato sulle grandi centrali nucleari “vecchie e antieconomiche”. L’energia da fonti rinnovabili potrebbe essere prodotta in modo decentrato e attraverso il Web sarebbe possibile&amp;nbsp; scambiare e condividerla attraverso un sistema di reti intelligenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ il futuro che prende corpo. Il patto finale contiene l’impegno a promuovere tra sindacati italiani ed europei, le associazioni di imprese e di cooperative e le amministrazioni locali, un piano innovativo di produzione e utilizzazione dell'energia. Sotto le parole d'ordine di rinnovabilità, collaborazione, efficienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Precisa Rifkin (in una recente intervista a Vincenzo Moretti) come la posta in gioco sia la democratizzazione dell’energia e la chiave di volta sia l’edilizia. Un modo per reinventare l’economia “esattamente come avvenne durante la prima rivoluzione industriale, quando fu realizzata la rete ferroviaria e di trasporto…”.&amp;nbsp; Oggi, con la terza rivoluzione industriale, “ogni singolo fabbricato, dagli uffici agli impianti industriali alle case, dovrà produrre almeno parte dell’energia che consuma. Mentre gli immobili di nuova costruzione dovranno essere a bilancio energetico positivo. Significa creare milioni di posti di lavoro”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo ora, osserva Susanna Camusso nelle conclusioni, sarebbe necessario avere “un nuovo piano energetico nazionale per il paese”. Quello proposto dal centrodestra è considerato “regressivo”. Con la consapevolezza che la sfida lanciata sulla terza rivoluzione industriale deve far tornare a pensare che “il lavoro è la molla di tutto questo”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5771675642963817703?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5771675642963817703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5771675642963817703&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5771675642963817703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5771675642963817703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/la-cgil-lancia-la-green-economy.html' title='La Cgil lancia la &quot;green economy&quot;'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8063964180690042751</id><published>2011-01-24T13:44:00.000+01:00</published><updated>2011-01-24T13:44:06.019+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Precari contro operai di Mirafiori</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Nel grande dibattito aperto su giornali e Tv attorno al caso Fiat, c’è stato qualche precario che ha lamentato il troppo scalpore suscitato. Per denunciare la propria attesa di contratti ballerini, la mancanza di ferie, nessun diritto a stare malato ricevendo comunque un sostegno economico, nessun diritto a scioperare in caso di soprusi, nessuna possibilità di essere rappresentati da un sindacato. Noi, si aggiungeva, non possiamo nemmeno essere protagonisti di un referendum e votare per un Si o per un No. I nostri “contratti” sono indiscutibili e i nostri partner imprenditoriali sono tanti Marchionne che hanno già vinto senza troppi clamori.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un atteggiamento ben comprensibile. Qualche operaio delle Carrozzerie di Mirafiori potrebbe ribattere che nemmeno il suo futuro è assicurato e che comunque molto difficilmente i precari dei nostri giorni, presenti sì nel lavoro manifatturiero, ma soprattutto nei servizi pubblici e privati, o nel commercio e nei giornali, si adatterebbero a sostare anche dieci ore al giorno sulle future catene di montaggio di Mirafiori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche intellettuale ha alimentato questa contrapposizione tra precari e operai di Mirafiori, irridendo una sinistra che non firmerebbe appelli pro-precari, ragionando sulle novità “liberatorie” della globalizzazione. Ed è vero che tale fenomeno “libera” e fa crescere forze nuove all’Est e in Asia, sia pur costrette in gabbie prive di diritti e salari adeguati. Nel nostro Occidente una parte degli imprenditori (non tutti, come testimoniano chimici e tessili) utilizzano tale presenza come esercito di riserva per ottenere un livellamento di diritti e salari nostrani. Quale è l’alternativa per la sinistra? Qualcuno sbraita nei confronti di serbi o cinesi, considerati nuovi crumiri. Altri pensano che la globalizzazione tende a rendere tutti precari, quelli di Mirafiori e i collaboratori a progetto.&amp;nbsp; Prenderne atto o tentare strade diverse? Sarebbe importante, ad esempio, se scendesse in campo un sindacato multinazionale capace di coordinare le diverse realtà produttive.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad ogni modo per i precari (diffusi ormai in tutta Europa) la sinistra farebbe bene ad uscire da una contrapposizione senza esito tra le due categorie (operai e precari), da questa guerra tra poveri. Magari indicando, anche per i precari, una via di lotta e obiettivi raggiungibili (come aveva tentato il governo Prodi). Operazione non facile per il fatto che il sindacato arranca nel cercare di organizzare una moltitudine che in questo campo spesso opera in solitudine e che comunque poco si fida del sindacato stesso.&amp;nbsp; La Cgil della Camusso si è mossa con la campagna sui giovani “non più disposti a tutto” e con le iniziative per i ricorsi previsti dal decreto governativo del governo. Piccoli passi, ma meglio delle tante dissertazioni accademiche.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8063964180690042751?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8063964180690042751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8063964180690042751&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8063964180690042751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8063964180690042751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/precari-contro-operai-di-mirafiori.html' title='Precari contro operai di Mirafiori'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5136323657061860815</id><published>2011-01-24T13:41:00.002+01:00</published><updated>2011-01-24T13:41:45.544+01:00</updated><title type='text'>Rendere stabili  le badanti Cococo di Arcore</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Nulla accumuna certamente il famoso gangster americano&amp;nbsp; Al Capone e le vicende che immobilizzano (come ha annotato la signora Emma Marcegaglia) da sei mesi l’attuale governo. E’ però quel nome è rimbalzato nelle cronache di queste ore a proposito della condanna che alla fine lo stesso Al Capone subì per evasione fiscale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora c’è da dire che nelle notti di Arcore magari non si consumò il reato di prostituzione di minorenni, come giura l’esperta Daniela Santanchè.&amp;nbsp; Però potrebbero intervenire le “Fiamme Gialle”, ovverosia la Finanza, per il reato di evasione fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non risulta infatti che a Ruby e le sue sorelline venisse richiesto l’apposito scontrino fiscale in cambio della prestazione anche amichevole, anche fatta solo di compiaciute chiacchiere con il nonnnetto bisognoso di affetto. Una prestazione da badanti, insomma. Ma che non può sfuggire al fisco. Noi tutti paghiamo i contributi alle filippine, polacche, rumene, marocchine che assistono amorevolmente i nostri vecchi. Nessuno, invece, ha compilato gli appositi moduli dell’Inps per lo stormo di giovani badanti assiepate ad Arcore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Eppure c’è stato in quelle notti un vorticoso e senza controlli giro di ricchezze. Il quotidiano “La Repubblica” ha fato i conti ed è giunto alla conclusione che siano stati raggiunti oltre 2,5 milioni di Euro nel 2010. Una cifra stabilita calcolando i regali in gioielli, le buste con le banconote da 500 euro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi, a guardare bene oltre alla Finanza dovrebbe intervenire il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Quelle ragazze lavoravano in nero, non avevano nemmeno un misero contratto di collaborazione a progetto (anche se il progetto era chiaro). Non erano considerate nemmeno in affitto o stagiste.&amp;nbsp; Sarebbe necessario, a questo punto, stabilizzarle, con un contratto a tempo indeterminato. Tutte dentro Arcore di notte ma anche di giorno, vita natural durante. Così il Cavaliere ritroverebbe la sua serenità e nessuno avrebbe più niente da dire. Tutto in regola. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5136323657061860815?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5136323657061860815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5136323657061860815&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5136323657061860815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5136323657061860815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/rendere-stabili-le-badanti-cococo-di.html' title='Rendere stabili  le badanti Cococo di Arcore'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-7256711509469210822</id><published>2011-01-18T09:54:00.000+01:00</published><updated>2011-01-18T09:54:02.865+01:00</updated><title type='text'>La grande caccia alla Signora d'Italia</title><content type='html'>E' iniziata la grande caccia. Giornalisti, inquirenti, politici sono alla affannosa ricerca della nuova Signora a cui Berlusconi avrebbe giurato eterna fedeltà. Basta con le escort, basta con le ragazzine, basta con le festine torbide. Per i cronisti di ogni colore sarebbe lo scoop del secolo: "Ho parlato con la nuova signora d'Italia". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rappresenterebbe anche un lancio entusiasmante per il battesimo del nuovo partito di cui si parla. Non sarà più quel tetro Pdl, caro a Bondi e Cicchito, bensì un solo e secco "Italia". Una formazione politica rifatta di sana pianta. Niente a che vedere con “Forza Italia” o col “Popolo della Libertà”. Una vero e proprio trasferimento d'azienda. Come ha fatto Marchionne con la “New fabbrica Italia” che sostituirà la decrepita Fiat. Con operai licenziati e poi riassunti, costretti a giurare uno per uno sul nuovo contratto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche i nuovi iscritti a “Italia” dovranno giurare. Non per dover lavorare anche dieci ore al giorno. Solo per poter godere del nuovo partito. Magari poi un giorno potrebbero trascorrere una serata ad Arcore, sotto gli occhi servizievoli – anche se magari sono adolescenti – della fedele “Signora d’Italia”.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-7256711509469210822?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/7256711509469210822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=7256711509469210822&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7256711509469210822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7256711509469210822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/la-grande-caccia-alla-signora-ditalia.html' title='La grande caccia alla Signora d&apos;Italia'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-2411142884099962806</id><published>2011-01-15T18:04:00.002+01:00</published><updated>2011-01-15T18:04:37.917+01:00</updated><title type='text'>Il verdetto tormentato di Mirafiori</title><content type='html'>Un verdetto tormentato a Mirafiori. E’ chiaro che anche se vincessero i Si, accompagnati da una forte presenza dei No, oppure si affermasse un risultato capovolto, la situazione rimarrebbe difficile per la fabbrica dell’auto. E’ in gioco un’intesa separata che cambierà la&amp;nbsp; vita operaia ed è in gioco la possibilità o meno che la fabbrica venga inghiottita dalle leggi della globalizzazione.&amp;nbsp; C’è però da dire che, comunque vadano le cose, con il verdetto finale verrà spiccata una cambiale destinata ai Marchionne, ai Sacconi, ai Marcegaglia. Costoro dovranno essere chiamati comunque a non fuggire da Torino. E si dovrà capire che in questo voto, accanto alla paura, al ricatto, ha pesato la speranza che gli aspetti più deprecati dell’accordo possano essere modificati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cinquemila della “Carrozzeria” sono stati caricati di una responsabilità enorme. Come se un nuovo trionfo nelle vendite di auto dipendesse soprattutto dalle loro pause, dai loro ritmi, dai loro salari. Il rischio, anche per Marchionne, è quello di trovarsi ora di fronte una platea operaia solcata dalle divisioni. Sarebbe necessario ricostruire un clima diverso, anche ascoltando le proposte della Cgil e della Fiom. Evitando che tutto finisca in tribunale. Sarà possibile correggere quei punti che richiamano diritti indisponibili? E come finirà la promessa della Fiat di rientrare in Confindustria e aderire a un contratto nazionale?&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quei cinquemila votanti nei prossimi giorni inizieranno un lungo anno di nuova cassa integrazione, con una busta paga ridotta e il pensiero di un futuro&amp;nbsp; poco alettante.&amp;nbsp; I sindacati dovranno stare con loro per conservare un ruolo e non trasformarsi in notai di un volere altrui.&amp;nbsp; E impedire che il metodo dell’ultimatum dilaghi e si trasformi in una specie di guerra santa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-2411142884099962806?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/2411142884099962806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=2411142884099962806&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2411142884099962806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/2411142884099962806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/il-verdetto-tormentato-di-mirafiori.html' title='Il verdetto tormentato di Mirafiori'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-7287919218459053272</id><published>2011-01-12T23:35:00.000+01:00</published><updated>2011-01-12T23:35:21.527+01:00</updated><title type='text'>Tutto sulle spalle di Mirafiori</title><content type='html'>Tutti gli occhi puntati su di loro, i cinquemila operai delle Carrozzerie Fiat. Strattonati da destra e da manca. Sono diventati i protagonisti di una vicenda epica. Davanti a quei cancelli di fabbrica sono tornate torme di cronisti, fotografi, teleoperatori, come nei tempi gloriosi. Sono scrutati come gli eroi di un film angoscioso. Qualcuno scuote le spalle, qualcuno impreca ma c’è anche chi piange. Sulle loro spalle incombe un referendum che appare come una specie di giudizio di Dio. Fiumi di parole si sprecano, per incitarli, spingerli, blandirli. Le loro sorti occupano pagine e pagine di giornali. Discussioni infervorate si susseguono nei vari talk-show televisivi. Dicono che tocca a loro e solo a loro pronunciare un motto e in questo modo salvare o mandare in rovina non solo una delle rare grandi industrie rimaste in Italia, ma anche l’economia intera del Paese. Una responsabilità grande e terribile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano ignorati, fino a ieri. Compassati e dotti convegni celebravano la “fine del lavoro”, irridevano a chi parlava ancora di catene di montaggio alla Charlie Chaplin. Oggi si scartabellano le 78 pagine del maxi-accordo separato. Qui grafici e tabelle misurano la capacità di resistenza dell’uomo-robot, secondo i dettami del World Class Manufacturing, la nuova rivoluzione nell’organizzazione del lavoro. Una rivoluzione da esportare, capace di seppellire cento anni di conquiste. Come sognano gli avanguardisti della nuova dottrina Fiat. Per fortuna non sono in grado di convincere i tanti imprenditori, nei vari settori, che non sognano proprio di arrivare a uno scontro sociale gigantesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi, nella marea dei suggeritori, hanno ragionato non sull’immane responsabilità che pesa sugli operai bensì sulla responsabilità di quelli che hanno portato a tale situazione. Mettendo l’uno contro l’altro i sindacati, non scegliendo una politica industriale adeguata, non cercando di suggerire a Marchionne una linea, appunto, “responsabile”. Obama non si è lavato le mani di fronte alla crisi della Chrysler. Ora si attende l’esito delle urne. Come si tradurrà quel pianto operaio? In un massiccio Sì dettato dalla paura o in un forte No dettato dall’orgoglio? Sarà in ogni caso un esito difficile e amaro. Perché in quella fabbrica, tra quei cinquemila, sarà cresciuta non la fiducia, ma il malumore, l’ira, magari la ricerca di forme clandestine di opposizione taciturna e pericolosa ai dettami produttivi. E sarebbe bene sapere che se prevalessero i No l’attuale governo non potrebbe far finta di nulla e non intervenire per riparare i cocci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come, qualunque sia l’esito, quei cinquemila non potranno essere lasciati soli dal sindacato, dalla Cgil e dalla Fiom innanzitutto. Bisognerà stare tra loro, ad ogni costo. Così come tra i loro compagni sparsi in un mondo del lavoro frantumato e sparpagliato, nei rivoli impetuosi del precariato. Per ricostruire un nuovo filo rosso di solidarietà, d’impegno, di speranza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-7287919218459053272?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/7287919218459053272/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=7287919218459053272&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7287919218459053272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7287919218459053272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/tutto-sulle-spalle-di-mirafiori.html' title='Tutto sulle spalle di Mirafiori'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5138982293555191338</id><published>2011-01-10T17:38:00.000+01:00</published><updated>2011-01-10T17:38:28.925+01:00</updated><title type='text'>Piccoli Marchionne crescono</title><content type='html'>Il modello Marchionne di relazioni tra sindacati e imprenditori, basato sul prendere o lasciare, in nome della crisi e della globalizzazione, sta trovando imitatori. E' il caso di Giuseppe Bono, a capo della Finmeccanica. Ha deciso di liberarsi dal legame con la Confindustria cominciando col non pagare più le quote dovute all'associazione (340 mila Euro). Un atto che potrebbe avere come conseguenza la liberazione dal contratto nazionale. Lo stesso Bono del resto nei giorni scorsi aveva esaltato "il metodo Marchionne". Un altro caso interessante coinvolge la stessa presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. Proprio nelle aziende del suo gruppo è in corso un braccio di ferro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggetto della controversia sono duecento giovani lavoratori. Costoro dovrebbero essere assunti nelle imprese del gruppo, ma le loro buste paga saranno assottigliate. Non soltanto per i primi anni di apprendistato ma anche per gli anni futuri. Tutto questo violando un accordo aziendale che decideva per gli apprendisti condizioni migliori. Ma non si era forse detto e scritto che il futuro avrebbe dovuto essere dedicato agli accordi aziendali, considerati la stella polare di una rinascita produttiva? La verità&amp;nbsp; è che si intende rinnegare non solo il contratto nazionale ma anche i contratti aziendali quando questi invece di peggiorare migliorano la situazione operaia. I promotori di questo voltafaccia, ovverosia il gruppo Marcegaglia, sono gli stessi che spesso si riempiono la bocca circa la necessità&amp;nbsp; di assicurare un futuro ai giovani, magari contrapponendoli agli esosi anziani.&amp;nbsp; Nelle loro pretese i giovani neoassunti dopo il periodo di apprendistato (dai 36 ai 42 mesi), continueranno a ricevere un salario ridotto. Una volta riconosciuti come “normali” lavoratori con contratto fisso, avranno incrementi col contagocce per anni e anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono episodi che testimoniano di un progressivo processo di sfaldamento. Disegnano un modello di relazioni, un modello di società&amp;nbsp; che, come ha mirabilmente spiegato il ministro al Welfare Maurizio Sacconi, chiudono una fase. Quella della concertazione, quella che egli chiama del "controllo sociale". Il "requiem" decretato al contratto nazionale e all'accordo del 1993 sulle rappresentanze sindacali ha questo significato. Il nuovo modello è all'insegna del "liberi tutti" e chi è più forte vincerà. Il mercato prende il posto della politica, come ha scritto Mario Deaglio su “La Stampa”. Ed è davvero straordinario il fatto che oggi ministri e imprenditori (non tutti per fortuna, come ha rammentato una recente riunione dei presidenti delle diverse associazioni della Confindustria) conducano una crociata contro l’accordo del 1993.&amp;nbsp; E che nella difesa strenua di quell’intesa ’93 militino anche alcuni esponenti della estrema sinistra sindacale che all’epoca consideravano quell’accordo un tradimento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5138982293555191338?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5138982293555191338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5138982293555191338&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5138982293555191338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5138982293555191338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/piccoli-marchionne-crescono.html' title='Piccoli Marchionne crescono'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-4560568777702738172</id><published>2011-01-04T14:07:00.000+01:00</published><updated>2011-01-04T14:07:08.003+01:00</updated><title type='text'>Cgil tra massimalisti e minimalisti</title><content type='html'>Il rischio è quello di un ritorno, in Cgil, alla contrapposizione tra “massimalisti” e “minimalisti”.&amp;nbsp; Sono parole di un anziano dirigente della Cgil, Gilberto Bacci. Uno che ha lavorato con Garavini, Giunti, Vettraino, Fibbi. Mi ha ricordato storie del passato, la sempre difficile ricerca di compromessi. E’ d’accordo con la Camusso: se alla Fiat gli operai e gli impiegati votano in massa per il Si, venga adottata la “firma tecnica” su quell’accordo separato. La maggioranza Fiom però non ci sta. Che fare? Qualcuno in Cgil ricorrerà a quella norma dello statuto approvata tra contrasti all’ultimo congresso e che prevede la supremazia confederale sulle categorie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo il ricatto del padrone multinazionale è pesante. Sono in gioco diritti indisponibili.&amp;nbsp; Come quello di sciopero.&amp;nbsp; Sarebbe però necessario chiedersi se sia possibile battere oggi la strategia di Marchionne e portare a casa due risultati: la promessa dei 20 miliardi di investimenti e un nuovo accordo che cancelli quello separato. Sarebbe necessaria, come ha suggerito sul sito di “Radio Articolo 1” Enrico Galantini, riprendendo una formula di Vittorio Foa, una “mossa del cavallo” e abbandonare il muro contro muro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il voto a Mirafiori dicesse schematicamente No alla Fiom e Si alle promesse di Marchionne il principale sindacato italiano sarebbe escluso da ogni potere di contrattazione, quasi in semi-clandestinità. Sarebbe meglio riflettere. L’”entrismo” non è il peccato del diavolo. Lo hanno usato, dice la storia, alcuni emeriti dirigenti sindacali della Cgil (anni 30) per entrare, nei sindacati fascisti. E’ vero non siamo a quel punto, non ci sono le bande che incendiano le Camere del lavoro. Ma il rischio è quello di essere ininfluenti e assistere da fuori alla frana ulteriore di diritti e tutele.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-4560568777702738172?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/4560568777702738172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=4560568777702738172&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4560568777702738172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4560568777702738172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/cgil-tra-massimalisti-e-minimalisti.html' title='Cgil tra massimalisti e minimalisti'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-7889667100405010419</id><published>2011-01-03T10:29:00.000+01:00</published><updated>2011-01-03T10:29:03.581+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Fiat: tre ipotesi per bloccare gli anni 50</title><content type='html'>Anno orribile per il sindacato questo 2010. Dovrei dire, però, per il sindacato più grande, la Cgil. Non per Cisl, Uil e Ugl, la nuova Triplice: appaiono liete e soddisfatte per come vanno le cose. Noncuranti del fatto che sia stato l'anno che ha registrato il massimo grado di divisione non solo tra le sigle ma nello stesso mondo del lavoro. Con un depotenziamento dell'autorità sindacale complessiva. Non bastano infatti i riconoscimenti formali di mass media, governo e imprenditori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che succederà? E’ possibile, come fa Marchionne, immaginare piani A, B,C. Nel primo la Cgil capeggiata da Susanna Camusso (unica seria novità del 2010) conquista un nuovo accordo unitario con altri sindacati e Confindustria sulla rappresentanza e la Fiat rientra nei ranghi della Confindustria stessa. Lo sbocco suggerito anche da un esito del referendum non lineare e che mostra, come per Pomigliano, stati di sofferenza. È così aperta anche con la Fiom la trattativa sul nuovo contratto nazionale del settore (anche se non è chiaro quale altra azienda potrà parteciparvi oltre la Fiat) magari inserendo in un nuovo consiglio di sorveglianza alla tedesca dirigenti sindacali come Landini. Anche lui, come i sindacati della Chrysler, un po’ padrone dell’azienda.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piano B vede tramontare tali ipotesi. Gli scioperi generali di Fiom e Cgil scuotono il Paese, radicalizzano la lotta politica ma non mutano le scelte di Marchionne. Il rischio, come diceva Aventino Pace, è di “andare come tori nella nebbia”. Nelle aziende e non solo alla Fiat trovano nuovi spazi i Cobas. Addio al sindacato come soggetto politico generale. E i risparmi sul lavoro non fanno decollare i vecchi modelli Fiat.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è una terza ipotesi. La Cgil, la Fiom non si accontentano delle giuste proteste. Decidono di stare comunque nelle "nuove" fabbriche per spingere i sindacati "nominati" e non eletti a farsi carico dei problemi degli operai, a proporre alternative a condizioni disumane che corrompono l'integrità psicofisica del lavoratore, a imporre un'informazione seria sugli investimenti promessi. Un modo per riconquistare sul campo una rappresentanza negata, fino a ottenere un nuovo sistema di relazioni nei luoghi di lavoro. Compito difficile, anche per le difficoltà di delegati sindacali semiclandestini: senza le agevolazioni assegnate solo ai "nominati". Non una guerriglia ma una guerra impegnativa. Col contributo delle numerose altre categorie che finora&amp;nbsp; non hanno subito le umilianti sconfitte riservate alla Fiom. E per ricostruire dal basso l'unità sindacale che nel 2010 è sembrata andare definitivamente a pezzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fantasticherie? Può essere. Ma possono essere fantasticherie anche quelle di tanti tifosi che dai loro scranni decretano gli osanna ai moderni presunti vincitori e brindano ai nuovissimi anni 50. Dovrebbero perlomeno ricordare che dopo gli anni 50 arrivarono gli anni 60 e 70.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-7889667100405010419?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/7889667100405010419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=7889667100405010419&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7889667100405010419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/7889667100405010419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/fiat-tre-ipotesi-per-bloccare-gli-anni.html' title='Fiat: tre ipotesi per bloccare gli anni 50'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-394536241039582673</id><published>2011-01-03T10:23:00.000+01:00</published><updated>2011-01-03T10:23:22.324+01:00</updated><title type='text'>Fiat: dai fiduciari alle Ci ai Consigli alle Rsu</title><content type='html'>Tutto comincia nel 1906, oltre cento anni or sono. Nella fabbrica automobilistica “Itala” di Torino viene siglato con la Fiom nazionale un accordo di portata storica. Nasce la prima rappresentanza sindacale composta da cinque operai: la prima Commissione Interna.&amp;nbsp; L’intesa, criticata dai "sindacalisti rivoluzionari” (così si denominavano) prevede, tra l'altro, una ferrea tregua sindacale. Pace sociale in cambio di potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;E' la prima tappa del lungo cammino percorso dai sindacati per radicarsi nei luoghi di lavoro, per non essere solo una specie di Ente assistenziale esterno. Un cammino tormentato. L’ultima estrema piroetta, imposta da Sergio Marchionne, cancella ogni forma di rappresentanza eletta e intende espellere da ogni forma di potere contrattuale i discendenti di quella Fiom di cento anni fa. Non saranno i lavoratori a scegliere chi li dovrà rappresentare bensì i segretari di Cisl, Uil, Fismic, Ugl. Con la Fiom costretta ad agire quasi in modo clandestino, senza riconoscimenti, senza sedi, senza risorse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo agli esordi. L’esperienza delle Commissioni Interne si estende rapidamente e in forme diverse dalla torinese “Itala” a tutta Italia.Trova un pesante ostacolo: il ventennio. Non bastano le squadracce che incendiano le Camere del lavoro. Il 2 ottobre del 1925 il cosiddetto Patto di palazzo Vidoni, a Roma, stipulato fra la Confindustria e la Confederazione fascista delle corporazioni, pone fine alle Commissioni Interne. Al loro posto nascono i "Fiduciari" ovvero coloro che godono della fiducia del sindacato unico fascista. Non eletti ma nominati. Non per meriti ma per fedeltà ai gerarchi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una pausa lunga un Ventennio che non seppellisce la collera operaia. Scoppia nel 1943 con gli scioperi che annunciano la Resistenza.&amp;nbsp; E già il 2 settembre 1943 i sindacati dell'industria con Bruno Buozzi e gli imprenditori con Giuseppe Mazzini (capo della Confindustria)&amp;nbsp; decidono la rinascita degli organismi operai. Alle elezioni partecipano tutti i lavoratori e non solamente gli iscritti al sindacato. Non più fiduciari di partito. Un sistema che prevede&amp;nbsp; la presentazione di liste e il voto segreto, via via modificato attraverso altri accordi nel 1947, nel 1953 e nel 1966. Qui arriviamo a un’altra svolta. I sindacati italiani ritrovano l’unità d’azione e decidono un radicamento molto più esteso nei luoghi di lavoro. La Cisl si disfa di sindacalismi&amp;nbsp; gialli (filo padronali) come il Sida di Arrighi alla Fiat (ironia della sorte oggi gli eredi del Sida, la Fismic, sono alleati di Cisl Uil e Ugl).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nascono negli anni 60 i “delegati di gruppo omogeneo”, i Consigli di fabbrica. Ricordo i tempestosi capannelli davanti alle porte di Mirafiori con le ragazze e i ragazzi di Lotta Continua che sbeffeggiano il “delegato bidone” e lo contrappongono a cento lire di aumento salariale.&amp;nbsp; La discussione sui consigli coinvolge anche le Confederazioni e le forze politiche, la Dc ma anche il Pci. Molti vivono tale esperienza come una pericolosa avventura estremista. E’, invece, il seme che fa il sindacato italiano più forte e più democratico, capace di grandi conquiste. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un impulso che contamina&amp;nbsp; l’intera società, con il movimento delle donne, il movimento degli studenti. Oggi quegli anni vengono ricordati solo alludendo all’esperienza truce del terrorismo. Mentre proprio il terrorismo rappresentò una barriera posta all’espandersi di una stagione di libertà. Oggi un ministro della Repubblica come Sacconi parla dei nuovi accordi separati alla Fiat come la fine della “nefasta ombra lunga” allungatasi in quegli anni sull’Italia. Mentre un glorioso giornalista come Gianpaolo Pansa ricorda di quella fabbrica di automobili solo le avventure erotiche di qualche operaio nei capannoni.&lt;br /&gt;Conservo i Cd di un operaio di Mirafiori anni 70, Cesare Cosi. Sono documentate le analisi che facevano i militanti sindacali. Indagavano su produzione e produttività: per difendere una preziosa integrità psico-fisica del lavoratore e per partecipare davvero. Vien da chiedersi se davvero alle fortune di un’impresa serve solo una manodopera supina e obbediente, al seguito di nuovi fiduciari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stagione dei consigli finisce ad ogni modo, certo, anche per errori del sindacato,&amp;nbsp; fino alla sconfitta del 1980, sempre alla Fiat. Ma il cammino della rappresentanza non si arresta. C’è nel 1991 un tentativo di dar vita ai Cars (se ne occupa Fausto Bertinotti per la Cgil). Nascono invece le Rsu, le rappresentanze sindacali aziendali. Nel 1993 un accordo (contestato da sinistra e fortemente voluto da Bruno Trentin) sancisce tra l’altro, la possibile estensione di tali organismi aziendali. Le Rsu godono, per il pubblico impiego, di una prima legge arrivata nel 1997. Un insieme di regole che ora il ministro Brunetta, precursore di Marchionne, impedisce di rispettare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo alla fine del cammino.&amp;nbsp; E’ possibile che riprenda un dialogo sulla rappresentanza. Con l’idea di far rientrare in gioco sia la Fiat sia la Fiom.&amp;nbsp; Il rischio è pesante anche per le imprese. Buttare a mare un sistema di regole significa aprire le porte alla guerriglia sociale, al dilatarsi dei Cobas. Forse bisognava pensarci prima. Magari ai tempi di un parlamento (1995) che discuteva, appunto, di una legge sulla rappresentanza, la legge Smuraglia, frettolosamente accantonata anche per le titubanze della sinistra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-394536241039582673?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/394536241039582673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=394536241039582673&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/394536241039582673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/394536241039582673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2011/01/fiat-dai-fiduciari-alle-ci-ai-consigli.html' title='Fiat: dai fiduciari alle Ci ai Consigli alle Rsu'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-4867103245746283693</id><published>2010-12-28T11:34:00.000+01:00</published><updated>2010-12-28T11:34:50.671+01:00</updated><title type='text'>I quesiti del dopo Marchionne</title><content type='html'>&lt;p$1&gt;E’ cominciato il dopo-Marchionne. Ovvero il dopo accordo separato, con lo sconquasso deciso nelle relazioni&amp;nbsp; tra sindacati e datori di lavoro. Già la Fiom ha convocato il proprio comitato centrale per il 29 dicembre. Inizia una nuova era che riporta le lancette dell’orologio, come ha detto Aris Accornero, agli anni 50.&amp;nbsp; Un’era che, almeno per ora, supera il contratto nazionale e sradica l’attuale metodo di elezione dei delegati sindacali, assegnando il compito ai funzionari. Una botta alla democrazia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p$1&gt;L'interrogativo riguarda quanto potrà succedere e qui appaiono orientamenti diversi all'interno della stessa Cgil. La maggioranza dei metalmeccanici di Landini punta sullo sciopero generale come carta vincente. La scelta è stata discussa nelle riunioni degli organismi dirigenti confederali senza giungere a una scelta conclusiva. E’ bene ricordare che nel passato gli scioperi generali hanno avuto obiettivi precisi, come la spallata finale per la conquista di una fase contrattuale. Hanno, in qualche caso, fatto cadere i governi. Oggi quale può essere l’obiettivo, per non essere limitato ad un atto di protesta?&amp;nbsp; Sono motivi di discussione. E’ probabile che la Fiom decida che siano i lavoratori della Fiat e poi l’intera categoria a scendere in campo. Mentre la Confederazione ha promosso un’assemblea delle Camere del lavoro, nonché marce territoriali del lavoro. Iniziative capaci di affrontare i problemi sempre più gravi della contrattazione sociale (le misure governative hanno colpito i servizi forniti dagli Enti Locali). Una premessa a mobilitazioni più vaste. &lt;/p$1&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p$1&gt;Un altro aspetto sul quale la discussione è intensa riguarda il referendum annunciato alla Fiat e che avrà per oggetto l’accordo separato. E’ chiaro che tale intesa, come dice la Fiom, ha le vesti di un ricatto vero e proprio e investe diritti irrinunciabili riguardanti l’intero mondo del lavoro e che quindi non dovrebbero essere sottoposti al voto di una solo azienda. E però l’istituto del referendum è sempre stato rivendicato dalla Cgil come strumento utile. E inoltre c’è’ chi si chiede se non sia meglio stare all’interno di quel voto che estraniarsi.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/p$1&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p$1&gt;Sono interrogativi che investono anche il futuro della contrattazione. C’è chi da per scontato il fatto che la battaglia sia persa (così come da per finito il rapporto con Cisl e Uil) e chi invece è convinto di poter poggiare sulle contraddizioni interne alla Confindustria che avrebbe avuto garanzie sul fatto che “l’uscita”&amp;nbsp; Fiat dal contesto nazionale sarebbe provvisoria. La dimostrazione di una presenza di serie perplessità confindustriali è venuta dall’atteggiamento relativo alle rappresentanze sindacali. La presidente Emma Marcegaglia in un recente dibattito con Susanna Camusso aveva raccontato con benevolenza le intenzioni di Marchionne. Era stata però “bocciata” dalla riunione dei presidenti della sua associazione che avevano chiesto di non scardinare il sistema scardinando le Rsu e di non creare inutili conflitti coi sindacati. Sanno che la nuova era potrebbe essere anche l’era di una guerra infinita, dannosa per tutti, mentre il Paese va a catafascio. &lt;/p$1&gt;&lt;/p$1&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-4867103245746283693?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/4867103245746283693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=4867103245746283693&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4867103245746283693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4867103245746283693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2010/12/i-quesiti-del-dopo-marchionne.html' title='I quesiti del dopo Marchionne'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-1143655160539632411</id><published>2010-12-27T11:28:00.003+01:00</published><updated>2010-12-28T11:31:15.920+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Silvio e Gianluca: destini diversi</title><content type='html'>Gianluca è uno dei tanti giovani precari. Il suo lavoro, la sua professione,&amp;nbsp; ha un nome altisonante: produttore per le assicurazioni. E', in realtà, un venditore di polizze, quei documenti che paghiamo a peso d'oro, sperando che servano a tutelare il costo della macchina o della moto o di altri beni. Lui ogni giorno va a caccia di&amp;nbsp; clienti, affrontando ogni serie di difficoltà. Ha una retribuzione fissa di 500-600 euro al mese, per essere a disposizione, lavorando otto ore ogni santo giorno. Qualora non raggiunga i parametri di vendita imposti dall'azienda, va incontro a quelle che chiama "vessazioni". I "datori di lavoro" non gli forniscono alcun aiuto per sostenerlo in questa quotidiana ricerca del cliente: niente internet, niente computer, niente telefono aziendale, niente nominativi da contattare. I nomi se li deve procacciare e se per caso sono violate le norme sulla privacy l'azienda si riserva di rivalersi su di lui. Non c'è un sindacato a cui rivolgersi. C'erano, dal giugno del 2009, due&amp;nbsp; delegati sindacali. Sono stati colpiti da sanzioni disciplinari. Marchionne insegna. Commenta Gianluca, un po' enfatico: "Resisto come i partigiani sopra le montagne".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovo la sua testimonianza tra le tante sul sito &lt;a href="http://www.anagrafeprecari.it/"&gt;www.anagrafeprecari.it&lt;/a&gt;. E’ una specie di archivio a disposizione del popolo dei flessibili. Che cosa avrà pensato Gianluca ascoltando il messaggio natalizio del gaio presidente Berlusconi?&amp;nbsp; Chissà come lo avrà colpito, a proposito di precari, quel racconto della giovinezza precaria dell'attuale padrone di Mediaset nonché del governo di centrodestra. Era la storia di uno che si adattava a compiere mille lavoretti, tra cui anche quello del venditore, come Gianluca, premessa a una carriera fulminante che lo ha fatto diventare tra i capolista dei ricchi del mondo. Senza però accennare alle condizioni attraverso le quali ha fatto fortuna, compresi gli Amici che gli hanno dato una mano risolutiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Destini incrociati tra Silvio e Gianluca. Certo è anche vero che esistono giovani che ce la fanno, riescono prima o poi ad abbattere il muro della precarietà (anche senza amici) e ad approdare a una stabilizzazione. Ma ne esistono molti di più che rimangono di qua del muro e invano cercano di arrampicarsi. Come Gianluca.&amp;nbsp; E come potrà succedere a molti di quelle ragazze e ragazzi che hanno manifestato per le strade italiane, ascoltati, per fortuna, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Con uno slogan che, appunto, parlava di un futuro angosciante. Ha scritto un altro precario, Giovanni, sul sito dell’Anagrafe: “Da otto anni sono uscito di casa per lavorare e crearmi un futuro. Ho cambiato non so quanti posti di lavoro a tempo determinato, facendo i lavori più diversi e umili, l’ultimo lavoro il mio principale si dimenticava con precisione di pagarmi lo stipendio. Adesso sono in cerca, da tre mesi, in ritardo con l’affitto, in ritardo con le rate della macchina, in ritardo con la mia vita”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-1143655160539632411?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/1143655160539632411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=1143655160539632411&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1143655160539632411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/1143655160539632411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2010/12/silvio-e-gianluca-destini-diversi.html' title='Silvio e Gianluca: destini diversi'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-8000913569450752934</id><published>2010-12-24T09:40:00.001+01:00</published><updated>2010-12-24T13:54:31.253+01:00</updated><title type='text'>Fiat, la "porcata" di Natale</title><content type='html'>&lt;p$1&gt;Se volessimo usare il linguaggio volgare di un Calderoli (Lega) diremmo che è una “porcata”. Stiamo parlando dell’accordo separato alla Fiat. Esso stabilisce, infatti, accanto ai sacrifici richiesti agli operai&amp;nbsp; (magari per supplire alla mancanza di modelli automobilistici competitivi) un nuovo meccanismo per la costruzione delle rappresentanze dei lavoratori. E’ un colpo inaudito alla democrazia sindacale, alla rappresentanza organizzata dei lavoratori.&amp;nbsp; I sindacati che infatti non obbediscono al diktat del moderno Sergio Marchionne saranno esclusi. Non potranno rappresentare i lavoratori&amp;nbsp; di Mirafiori che pure oggi in larga maggioranza aderiscono al sindacato fondato da&amp;nbsp; Di Vittorio.&lt;br /&gt;&lt;p$1&gt;&lt;p$1&gt;Non si conoscono ancora i particolari dell’intesa ma le agenzie già parlando di una suddivisione equanime dei delegati (15 a testa) tra i firmatari, ovvero Fim-Cisl, Uilm-Uilm, Fismic, Ugl.&amp;nbsp; Saranno i dirigenti sindacali, chiusi nelle loro stanze, a scegliere chi li potrà rappresentare, senza ricorrere alle vecchie liste e connesse elezioni.&amp;nbsp; Il sistema adottato per la nuova Fiat&amp;nbsp; ricorda, appunto, quello inventato da Caldaroli e che concede ai segretari di partito la facoltà di scegliere, nel chiuso delle proprie stanze, i candidati delle varie organizzazioni politiche. Un impulso, per quanto riguarda i sindacati, alla loro burocratizzazione e al loro scollegamento nei confronti dei lavoratori considerati una massa inerte da gestire a piacimento. &lt;br /&gt;&lt;p$1&gt;&lt;p$1&gt;Ha ragione uno come Giuliano Ferrara sul "Foglio" quando giudica gioiosamente la scelta di Marchionne “una rivoluzione”. Così come ha ragione Maurizio Sacconi a definire se stesso come il vero autore di tale “rivoluzione”. E’ il governo di centrodestra che ha coltivato la divisione sindacale e favorito quanto ora succede. Con una mossa storica che cancella perfino le lontane esperienze delle Commissioni interne. Forse soltanto nell’esperienza fascista si osò tanto. Chissà che cosa potrebbero dire i padri dei Consigli, da Bruno Trentin a Pierre Carniti a Sergio Garavini.&amp;nbsp; E anche quelli come Sergio D’Antoni che con Trentin e Pietro Larizza firmarono l’accordo del 1993 che, appunto, regolava le RSU, le rappresentanze sindacali aziendali.&amp;nbsp; Cancellato. Perché lo squillo che parte dalla Fiat non potrà non suscitare un processo imitativo. O perlomeno così si tenterà. Anche per questo la Confindustria ha tentato di frenare la “rivoluzione”: teme un processo a catena, un disgregamento, una rissa sociale. A meno che da subito non prevalga&amp;nbsp; una proposta vera sulla rappresentanza capace di trovare uno sbocco legislativo favorevole.&lt;br /&gt;&lt;p$1&gt;&lt;p$1&gt;Cisl e Uil dichiarano che così si possono però attuare gli investimenti promessi dalla Fiat e che non&amp;nbsp; si poteva fare diversamente.&amp;nbsp; E’ probabile che agisca in queste organizzazioni una spinta moderata. Le ricerche sul voto operaio hanno chiarito come anche nel mondo del lavoro trovi presa il centrodestra con la Lega e altri. Perfino nella Fiom e nella Cgil e quindi, si immagina, ancor più nella Cisl e nella Uil. Ciò non toglie che su un punto come questo si poteva e si doveva trovare un argine unitario. Solo l’unità dei sindacati poteva convincere Marchionne ad evitare un simile passo.&amp;nbsp; Così come era possibile affrontare a&amp;nbsp; tempo debito un rinnovamento anche del sistema delle rappresentanze sindacali.&lt;/p$1&gt;&lt;/p$1&gt;&lt;/p$1&gt;&lt;/p$1&gt;&lt;/p$1&gt;&lt;/p$1&gt;&lt;/p$1&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-8000913569450752934?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/8000913569450752934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=8000913569450752934&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8000913569450752934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/8000913569450752934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2010/12/fiat-la-porcata.html' title='Fiat, la &quot;porcata&quot; di Natale'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-4706232823850937799</id><published>2010-12-21T14:07:00.000+01:00</published><updated>2010-12-21T14:07:51.356+01:00</updated><title type='text'>Aldo Giunti, innovatore del sindacato</title><content type='html'>E’ stato una specie di padre della Cgil, Aldo Giunti. Un uomo che ha vissuto una vita nel sindacato, con un ruolo spesso decisivo, senza clamori. Era grande amico di Luciano Lama e con lui, nella segreteria confederale, ha vissuto gli anni 70, l’epoca delle grandi conquiste operaie, ma anche del terrorismo. E’ da ricordare una sua appassionata relazione davanti agli organismi dirigenti del sindacato, nel febbraio&amp;nbsp; del 1979, su “L’impegno dei lavoratori per sconfiggere il terrorismo”. Uno che aveva capito, prima di altri,&amp;nbsp; il pericolo del “terrorismo rosso”. Come ricordano uomini che gli furono vicini: Achille Passoni, Paolo Nerozzi, Aldo Amoretti. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/TRCmcDezLHI/AAAAAAAAAJI/5V4rwbMiNas/s1600/Aldo+Giunti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/TRCmcDezLHI/AAAAAAAAAJI/5V4rwbMiNas/s400/Aldo+Giunti.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Era una Cgil nella quale operava anche un gruppo di ex partigiani: Lama, ma anche Arvedo Forni, Sergio Garavini, Bruno Trentin, Donatella Turtura. E con loro Giunti, che aveva fatto la sua parte nel movimento antifascista, in quel gruppo che si richiamava ai valori del “cattolicesimo comunista”. Con un legame forte con uomini come Paolo Bufalini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entra nel sindacato negli anni 60 ed è segretario generale della Camera del Lavoro di Roma. Conosce anche la repressione dell’epoca finendo in carcere nel corso di manifestazioni contro il Governo Tambroni e l’alleanza tra Dc e missini. Al settimo Congresso della Cgil, a Livorno, e poi quando Lama prende il posto di Agostino Novella, Aldo Giunti inizia la sua attività nella segreteria confederale. Molti lo ricordano ancora per la sua attività indefessa e competente tesa ad affermare la linea di Lama. Un riformista ante-litteram ma capace di colloquiare con l’ala sinistra del sindacato, con autorevolezza, senza autoritarismi. Un uomo serio, ma anche cordiale e ricco di humor,&amp;nbsp; con i suoi hobby privati come quello contrassegnato dal tifo acceso per la squadra di calcio, la Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un innovatore, e lo si vede ancor più negli anni trascorsi dopo l’esperienza confederale, quando (siamo al 1981), va a dirigere la Funzione Pubblica,&amp;nbsp; e inizia un processo di unificazione di una super categoria dove si fronteggiavano interessi e ostilità diversi.&amp;nbsp; Anche qui agisce con pazienza e rigore, ringiovanendo i gruppi dirigenti, costruendo una nuova identità comune all’organizzazione del lavoro pubblico. Se ne è andato in silenzio, ma conservando sempre la sua lucidità, ostinandosi a leggere i giornali pur essendo quasi cieco, servendosi di una macchina che traduceva in voce i testi.&amp;nbsp; Uno di quegli uomini che hanno fatto la storia della Cgil.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:TrackMoves/&gt;   &lt;w:TrackFormatting/&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:DoNotPromoteQF/&gt;   &lt;w:LidThemeOther&gt;IT&lt;/w:LidThemeOther&gt;   &lt;w:LidThemeAsian&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeAsian&gt;   &lt;w:LidThemeComplexScript&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeComplexScript&gt; 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ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Capodanno con i brividi per i precari pubblici</title><content type='html'>Trattasi di circa 170.000 persone. Molte di più se si calcola anche la scuola. Non sono gli operai di Marchionne - anche loro angosciati da un destino tutto da scrivere - sono le "mezze maniche" dell'impiego pubblico, magari da anni al servizio del padrone Stato e ora messi alle porte senza nemmeno una pacca sulle spalle.&amp;nbsp; Alcuni sono ricorsi a forme di lotta disperate. Come quei sette dipendenti della Regione Lazio appesi per 11 giorni e undici notti, al freddo e al gelo, sul dodicesimo piano di un’impalcatura.&amp;nbsp; Ora sono scesi e sperano in una trattativa fissata proprio per la vigilia di Natale. Sembra una favola di Dickens. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro caso particolare è quello dei lavoratori delle Prefetture e della Questure di tutta Italia, impiegati nei servizi all'immigrazione. Hanno scioperato nei giorni scorsi e hanno manifestato nel centro di Roma, ormai diventata la capitale di una contestazione massiccia.&amp;nbsp; Anche per costoro alla mezzanotte del 31 dicembre suonerà la campana del licenziamento.&amp;nbsp; Non sono dei giovanotti alle prime armi, risultano da oltre sette anni addetti ad un servizio fondamentale dedicato a garantire agli immigrati i permessi, le carte di soggiorno, i ricongiungimenti familiari, la cittadinanza. Ecco un’altra beffa atroce che coinvolge la massa di lavoratori stranieri chiamati a reggere una buona&amp;nbsp; parte della nostra economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’alibi del governo consiste nella necessità di risparmiare. Ma in tal modo le spese aumenteranno.&amp;nbsp; Sono già migliaia – come hanno fatto notare i sindacati - le pratiche in arretrato e il decreto paralizzerà di fatto gli uffici impedendone il regolare funzionamento. Le Prefetture e le Questure potrebbero&amp;nbsp; essere costrette a supplire a tale vuoto, utilizzando le forze di polizia e così indebolendo l'azione di tutela&amp;nbsp; della sicurezza e della legalità. Altri lavoratori a rischio prestano servizio nei Comuni, nel Servizio Sanitario Nazionale, nella Croce Rossa Italiana, nei Vigili del Fuoco, nei Centri per l'Impiego, negli Enti Previdenziali&amp;nbsp; come Inps e Inpad. E non parliamo della scuola dove si aggira una quantità impressionante di precari da sacrificare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una battaglia esplosiva che ora prova a comunicare sul web. E' stata lanciata, tramite Gian Guido Santucci, dirigente della Funzione Pubblica Cgil, una pagina di Facebook intitolata "Mai più precarietà”. E’ stata aperta anche una rubrica, "Vita da precario", per raccogliere storie, testimonianze significative.&amp;nbsp; Scrive Santucci: “Un vissuto quotidiano che penso debba essere il filo conduttore di tutta la nostra lotta per rammentare a tutti, e soprattutto a noi stessi, che dietro ad ogni precario che si vuole mandare via c’è non solo un futuro spezzato ma anche un frammento in meno di Stato”. Definizione azzeccata: un “frammento di Stato”, un bene comune.&amp;nbsp; Da difendere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-4432711164803577503?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/4432711164803577503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=4432711164803577503&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4432711164803577503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/4432711164803577503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2010/12/capodanno-con-i-brividi-per-i-precari.html' title='Capodanno con i brividi per i precari pubblici'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-5896698186909934377</id><published>2010-12-14T10:46:00.000+01:00</published><updated>2010-12-14T10:46:08.096+01:00</updated><title type='text'>Il seminatore Bonanni</title><content type='html'>Il titolo (“Il tempo della semina”, Boroli editore) potrebbe far pensare a un manuale evangelico, poi in copertina&amp;nbsp; la grande faccia sorridente di Raffaele Bonanni fa capire che non si tratta di un dialogo tra ecclesiasti. E’ la storia del segretario generale della Cisl raccolta da un affermato giornalista, Lodovico Festa. E’, in fondo, un dialogo tra due ex. Il primo era, negli anni 70, un dirigente del riformista Pci di Milano, oggi impegnato a difendere, non senza acume, le sorti del centrodestra.&amp;nbsp; Il secondo (nonni socialisti, padre comunista) prima dirigente della Cgil tra gli edili della Val di Sangro in Abruzzo, poi passato alla Cisl perché il sindacato allora diretto da Luciano Lama non gli riconosceva meriti e qualità. Con una carriera incessante, sostenuta in particolare da Sergio D’Antoni: segretario regionale, segretario nazionale degli edili, in segreteria confederale accanto (ma non proprio amico) a Savino Pezzotta.&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il libro mostra la voglia di dimostrare come la sua attuale politica affondi le radici nella cultura della Cisl. Quella di Pastore, ma anche di Storti,&amp;nbsp; Macario, Carniti, Marini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure la sua Cisl, a un osservatore esterno, appare assai diversa dalla Cisl del passato, ricca di fermenti innovativi, aperta a un dibattito fecondo, mai prigioniera di un monolitismo impenetrabile. Era una Cisl gelosa di una propria autonomia. Oggi, invece, scomparsi i partiti di riferimento, essa può apparire, almeno nel senso comune, come un perno fondamentale dell’operato del morente governo di centrodestra. Almeno così finiscono col dipingerla gli stessi esponenti governativi. Sospetti pretestuosi? Avvalorati dal fato che anche nel libro traspira un certo malumore ad esempio nei confronti del centrosinistra gestito da Romano Prodi, accusato di troppa sintonia con Guglielmo Epifani.&amp;nbsp; E’ resta singolare, a questo proposito, il fatto che siano state fatte tante inchieste sul voto degli iscritti alla Fiom e alla Cgil e sulle loro non scarse preferenze magari per partiti come la Lega al Nord mentre tutto tace sugli orientamenti degli iscritti alla Cisl (e alla Uil). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un racconto un po’ saltellante, nei suoi andirivieni, quello di Festa-Bonanni, ma ricco di argomentazioni. Una tesi, davvero poco convincente, percorre il libro e dipinge una situazione italiana pressoché miracolosa.&amp;nbsp; I lavoratori italiani vivrebbero una situazione “tutt’altro che negativa” avendo governato “una crisi durissima senza perdere i nervi”. E’ vero che i lavoratori non si sono fatti saltare i nervi, anche se spesso hanno scioperato con la Cgil, ma per molti di loro (col posto fisso o precari) non è stata vita facile. E’ vero che sono stati salvati molti posti di lavoro (con accordi firmati anche dai facinorosi della Fiom) ma&amp;nbsp; i drammi sono stati estesi e non sono finiti. L’allarme non viene del resto solo dall’organizzazione oggi guidata da Susanna Camusso ma anche dalla Confindustria. Suona perciò paradossale l’ammonimento relativo al fatto che non sarebbero molte le chance di chi “vorrebbe far saltare questo clima” .&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’analisi che vede un solo nemico l’”estremismo sindacale” di chi parlerebbe a vanvera di diritti calpestati senza vedere i benefici scaturiti da vicende come quella di Pomigliano e ora Mirafiori. Senza un interrogativo sul fatto che in altri settori (tessili, alimentaristi, chimici) non ci sono stati imprenditori intenti a invocare ultimatum e deroghe. Sono passaggi che rinviano ad un altro tema che divide i sindacati, quello delle necessarie regole sulla rappresentanza, magari per sapere quanti sono veramente gli iscritti ai sindacati, per coinvolgere i lavoratori nelle decisioni dei vertici sindacali. Qui Bonanni trova accenti interessanti quando rievoca un compromesso raggiunto a suo tempo con Paolo Nerozzi (oggi senatore Pd) ma poi non realizzato. Forse potrebbe essere la strada buona per ricostruire un minimo di “convergenza unitaria tra le più forti organizzazioni sindacali” che anche per il segretario della Cisl appare “un'esigenza di fondo”. Potrebbe essere una premessa per affrontare le nuove burrasche attorno alla Fiat e inerenti la possibilità o meno di impedire la sepoltura del contratto nazionale, magari dando vita, se non abbiamo capito male, a un contratto nazionale del settore auto. E sarebbe bene, allora, cominciare subito a avanzare una proposta con alcuni punti fermi inderogabili, prima di subire la scalata e rinchiudersi in difesa. Il rischio sennò è quello di dar ragione – a proposito di ottimismo - al Censis quando disegna un Italia che frana verso il basso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-5896698186909934377?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/5896698186909934377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=5896698186909934377&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5896698186909934377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/5896698186909934377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2010/12/il-seminatore-bonanni.html' title='Il seminatore Bonanni'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-506715367213456563</id><published>2010-12-13T10:47:00.001+01:00</published><updated>2010-12-14T10:49:27.745+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='UNITA&apos; ATIPICIACHI RUBRICA'/><title type='text'>Marchionne e il diritto vietato allo sguardo</title><content type='html'>E’ un titolo singolare: “Il diritto allo sguardo”.&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il sottotitolo spiega meglio “La cultura del controllo nelle relazioni industriali” (Franco Angeli editore). E’ un lungo viaggio in Italia e nel mondo,&amp;nbsp; attraverso molteplici esperienze sindacali che hanno puntato al diritto all’informazione e alla conoscenza, non solo al salario. E’ quello che Bruno Trentin aveva chiamato, appunto, “diritto allo sguardo”. L’autore del volume, Igor Piotto, insegna relazioni industriali&amp;nbsp; all’Università di Torino, ha già prodotto numerosi studi e ricerche ed è segretario, sempre a Torino, della Federazione dei lavoratori della Conoscenza per la Cgil. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le esperienze ripercorse e analizzate quella di un cantiere navale, lo Shipfactory e quella della Fiat- Hitachi. E poi, anche guardando al passato, i consigli di gestione, i consigli di fabbrica (con l’autunno caldo), il piano d’impresa del 1979, il protocollo Iri, la codeterminazione svedese.&amp;nbsp; Storie, vicende, elaborazioni teoriche che&amp;nbsp; devono fare i conti con una strutturale incompletezza dei contratti di lavoro. E anche con una debolezza sindacale: “il perseguimento di una visione compensativa della dinamica salariale”, scrive Piotto, “il distacco dalla condizione materiale indebolisce la strategia rivendicativa del sindacato… La condizione di lavoro e i meccanismi che strutturano le relazioni di potere sono risucchiati nella residualità”. Le conclusioni dell’autore guardano a quel diritto all’informazione e alla conoscenza, quale “premessa per promuovere con l’azione collettiva interventi finalizzati a mutare i rapporti tra libertà e dominio”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Igor Piotto conclude con una proposta, uno “Statuto dei luoghi di lavoro” (già ipotizzato in un quaderno di Rassegna sindacale curato da A.Cristini e R.Leoni nel 2005) , attraverso un protocollo organizzativo comune ai contesti aziendali, onde sostenere “la sperimentazione di forme avanzate di democratizzazione della vita di lavoro, con un sistema di regole capaci di rendere effettivamente esigibili i nuovi diritti di cittadinanza”. Un modo per riprendere (e non deformare) l’ispirazione di fondo dello Statuto dei lavoratori (“ancora oggi garanzia imprescindibile degli spazi di libertà del lavoro”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una prospettiva ambiziosa e che cade in una fase in cui i nuovi manager&amp;nbsp; - vedi Marchionne – negano ad ogni costo proprio quel “diritto allo sguardo”. Eppure questa cultura del controllo potrebbe essere utile anche alle imprese. Molto più di una devastante americanizzazione. Osservano nella presentazione al libro, Gian Carlo Cerruti e Vittorio Rieser come, attraverso quei diritti, il sindacato potrebbe godere di una doppia legittimazione: “Quella derivante dalle funzioni di rappresentanza degli interessi e quella derivante dalle funzioni di soggetto di innovazione produttiva”. Ci pensi, Marchionne, lui che vuole apparire come il condottiero di un’innovazione produttiva decisa in autoritaria solitudine e non costruita sul consenso motivato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-506715367213456563?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/506715367213456563/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=506715367213456563&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/506715367213456563'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/506715367213456563'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2010/12/marchionne-e-il-diritto-vietato-allo.html' title='Marchionne e il diritto vietato allo sguardo'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3866922.post-9166640911433810515</id><published>2010-12-12T10:51:00.002+01:00</published><updated>2010-12-14T10:53:02.199+01:00</updated><title type='text'>Il test trappola per gli immigrati</title><content type='html'>Gli immigrati ora dovranno fare gli esami d’italiano. Anche se non sono state organizzate le scuole necessarie perché imparino la nostra lingua. Una molestia in più, nuove costose procedure burocratiche. Sono i filippini, i rumeni, i latino-americani, i polacchi, gli africani e i numerosi esponenti di altre nazionalità che aiutano le nostre famiglie, vegliano sui nostri anziani, contribuiscono alla ricchezza nazionale, facendo spesso lavori che i nostri figli rifiutano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Costoro – secondo il decreto del centrodestra morente - per ottenere il permesso di soggiorno dovranno superare un test di italiano. Dovranno dimostrare una conoscenza minima (il livello A2) della nostra lingua. E l’ultima parola spetterà a non si sa bene quali insegnanti giudici che decideranno se cacciarli o meno. Un modo per rendere ancora più difficile il loro apporto al nostro Paese. Come se non fossimo noi ad aver bisogno di loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non un decreto sul test avrebbe dovuto emanare il governo, bensì un decreto per approntare corsi gratuiti di apprendimento della lingua.&amp;nbsp; E’ quanto ha proposto il Pd tramite Livia Turco. E’ quanto hanno proposto associazioni varie.&amp;nbsp; Oltretutto secondo gli ultimi dati del Censis l’85% degli immigrati è già in possesso di una sufficiente conoscenza dell’italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ostacolo principale, come hanno osservato i dirigenti della Comunità di Sant’Egidio, sarà rappresentato dalla prova scritta. Molti di questi immigrati riescono a capire e a farsi capire ma non sanno scrivere correttamente (come del resto molti italiani). Ma la Lega esulta convinta di conquistare, con tale test per decreto,&amp;nbsp; qualche voto in più dai “bianchi” di pura razza ariana, promettendo loro in sostanza una cosa impossibile: liberare l’Italia dall’immigrazione. E non intendono fermarsi qui. Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, sulla “Padania” ha sostenuto che gli immigrati dovrebbero imparare anche il dialetto veneto per meglio integrarsi. E perché non anche il dialetto bresciano quando vanno a Brescia o il napoletano quando vanno a Napoli e il valdostano quando vanno ad Aosta? Dieci, cento, mille test.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3866922-9166640911433810515?l=ugolini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ugolini.blogspot.com/feeds/9166640911433810515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3866922&amp;postID=9166640911433810515&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/9166640911433810515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3866922/posts/default/9166640911433810515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ugolini.blogspot.com/2010/12/il-test-trappola-per-gli-immigrati.html' title='Il test trappola per gli immigrati'/><author><name>Bruno Ugolini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13491295514997193568</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_0d0ZdK5M00w/SaJKsxkY2mI/AAAAAAAAAG4/3C5v2tM3QXc/S220/Bruno+Ugolini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
